Dalle crisi nascono le opportunità: un detto che pare ben adattarsi al caso della pandemia e dei cam-biamenti climatici, che stanno assai accelerando la trasformazione del settore energetico: il pacchetto Fit-for-55, presentato a luglio 2021 unitamente alle risorse del Recovery Fund, potrebbe portarci assai più vicino a obiettivi e misure che fino a ieri sembravano di là da venire.
Se venisse approvato per intero, potremmo presto affrontare nuove sfide, come l’obiettivo del 40% di consumi da rinnovabili entro il 2030 (era il 32% nel Pacchetto Energia Pulita del 2019) e di effi-cientamento energetico del 36-39% (dal 32,5%). E, soprattutto, farlo con strumenti di cui da anni si parla ma che finora non sono stati realizzati.
Grandi cambiamenti in vista
La proposta di revisione del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS) potrebbe estendere la prezzatura delle emissioni di carbonio dal settore energetico, dall’industria manifatturiera e dall’aviazione, agli altri settori dei trasporti e al riscaldamento degli edifici; quella per un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, seppur all’inizio relativa solo ad alcuni settori energy intensive, inciderebbe nettamente sul commercio mondiale, tutelando le imprese europee dal dumping ambientale e prevenendo la delocalizzazione.
La revisione del regolamento che fissa gli standard di CO2 per le nuove auto e i furgoni imporrebbe standard di prestazione che richiedono nuovi veicoli senza emissioni entro il 2035; la revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia avrebbe un enorme impatto sull’industria dei combustibili fossili, superando le agevolazioni che costano circa 35 miliardi di euro ogni anno nell’UE.
Il piano per la ripresa
Il pacchetto clima-energia per realizzare il “Green Deal Europeo” si innesta ora nel piano per la ripresa dell’UE: ciò significa che, dei 1.800 miliardi a disposizione tra Next Generation EU e bilancio settennale dell’UE, circa 600 saranno destinati a finanziare l’azione per il clima.
In Italia, tra le quattro linee strategiche del PNRR, la “rivoluzione verde e transizione ecologica” è quella a cui sono dedicate le maggiori risorse: 69,94 miliardi di euro, il 29,7% del totale, e la missione “infrastrutture per una mobilità sostenibile” prevede altri 31,46 miliardi (13,4%). L’Italia è la nazione che spenderà di più in termini assoluti per ambiente e clima. Ciò rappresenta un’occasione irripetibile per avvicinarci agli obiettivi della transizione energetica e colmare carenze storiche del nostro Paese.
Innovazione tecnologica, ricerca, competenze
Effetti importanti dal PNRR si potranno poi avere nel campo delle competenze e della ricerca, con risorse per 19,44 miliardi di euro, di cui alla Missione 4 del PNRR. Il settore energia potrà beneficiare di questo capitolo di spesa, in quanto comparto ad alto contenuto tecnologico, in cui, peraltro, solo l’innovazione può sostenere le filiere industriali esistenti e crearne di nuove: in effetti, un intero ambito d’intervento della Missione 2 è mirato proprio allo sviluppo di una leadership internazionale industriale e di R&S nelle filiere della transizione, con due miliardi di euro da ripartire tra fonti rinnovabili e batterie (Investimento 5.1), idrogeno (Investimento 5.2), bus elettrici (Investimento 5.3), supporto a start-up e venture capital attivi nella transizione ecologica (Investimento 5.4). L’industria delle tecnologie e delle componenti elettriche potrà così crescere più rapidamente, creando indotto, ricchezza e occupazione nel Paese.
Un volano per la crescita
Tutto questo potrà fare da volano per una crescita più robusta del nostro sistema economico nel suo complesso. Oltre alle risorse economiche, questa potrà beneficiare degli effetti di riforme richieste espressamente dal Recovery Fund e da molto tempo attese in Italia.
Pubblica amministrazione, giustizia e semplificazioni normative sono infatti fattori chiave per superare l’attuale fase, difficile per chi vuole investire nel nostro Paese, e che appare incompatibile con i ritmi di trasformazione della transizione ecologica.
Digitalizzazione, buone pratiche e risorse per le amministrazioni centrali e locali, snellimento normativo dovranno essere inquadrati in un programma coerente e unitario.
DALLE RETI ALL’IDROGENO ALL’AUTO ELETTRICA, GLI INVESTIMENTI STRATEGICI PER I PROSSIMI ANNI
Gli investimenti più urgenti nelle infrastrutture riguardano le reti. Per ridurre gli attuali limiti di trasporto e, con la crescita delle rinnovabili, prevenirne i futuri, sarà necessario un rafforzamento, con un occhio di riguardo ai collegamenti con l’estero, in cui l’Italia è in posizione arretrata. Degli oltre 4 miliardi di euro destinati alle reti elettriche, solo il 12% (circa 500 milioni) riguarda tuttavia la RTN e per soli interventi per la resilienza climatica (Investimento 2.2), mentre il resto è dedicato al rafforzamento delle smart grid (Investimento 2.1).
Occorre poi investire per sviluppare l’idrogeno. Le principali opportunità si concentreranno sulla costruzione delle hydrogen valleys per la produzione, e l’uso di idrogeno nell’industria e nel trasporto locale (Investimento 3.1), che vedranno coinvolte aree industriali predisposte per ospitare impianti rinnovabili e utilizzeranno camion o le reti gas esistenti per il suo trasporto.
Alle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, che vede il nostro Paese rincorrere le nazioni dell’Europa Centro-Settentrionale, sono dedicati 740 milioni (Investimento 4.3), che saranno usati per lo sviluppo di 7.500 punti di ricarica rapida in autostrada e 13.755 in centri urbani, oltre a 100 stazioni di ricarica sperimentali con tecnologie per lo stoccaggio dell’energia.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2021 di Energia&Mercato