Nel 2022 gli investimenti che gli operatori del mondo Energy&Utility hanno dedicato alla transizione energetica sono cresciuti del 7% rispetto al 2021 ed è cresciuto il numero di operazioni volte a dismettere asset ad alta intensità di emissioni.
Questo, in estrema sintesi, il dato che emerge dal quinto report annuale di Bain & Company sulle operazioni di fusione e acquisizione.
L’approfondimento dedicato al mondo dell’energia sottolinea come gli scenari geopolitici, con la guerra in Ucraina e la conseguente crisi dei prezzi del gas, insieme alle istanze globali di sviluppo sostenibile, abbiano accelerato gli investimenti dei player del settore nella transizione energetica.
Le operazioni si concentrano infatti in misura crescente nell’acquisto di asset green e il trend pare destinato ad accentuarsi nell’anno in corso e nei prossimi.
Valorizzazioni per 250 milioni di dollari
Nei primi nove mesi del 2022 è emersa con forza anche un’altra tendenza.
«Le aziende perseguono una strategia di asset rotation o di emersione del valore degli asset in portafoglio. Nell’anno appena concluso, le attività di valorizzazione hanno totalizzato 250 miliardi di dollari, il livello più elevato rispetto a quanto registrato in ogni altro settore», spiega Roberto Prioreschi, Senior Partner e SEMEA Regional Managing Partner di Bain & Company.
«I portafogli delle aziende energetiche evolvono rapidamente, indirizzando una fetta sempre maggiore degli investimenti all’espansione in nuove aree di business o all’esplorazione di nuovi business di crescita», continua Prioreschi.
L’Europa corre più in fretta
«In Europa, questa dinamica è particolarmente marcata, anche per effetto degli impegni comunitari e degli obiettivi di decarbonizzazione recepiti nei piani nazionali di Energia e Clima», osserva Alessandro Cadei, Responsabile EMEA della Practice Energy & Utilities di Bain & Company.
«Contemporaneamente, il rapporto evidenzia una crescente attenzione alle tematiche di security of supply, la cui rilevanza era invece diminuita negli anni passati. Sarà importante trovare un bilanciamento tra soluzioni storicamente industrializzate e modelli più innovativi, capaci di generare impatti positivi in termini sociali e di ulteriore crescita», riflette Cadei facendo riferimento allo sviluppo di nuove competenze, all’offerta di green jobs, all’implementazione di tecnologie innovative per le nuove filiere, funzionali a una progressiva re-industrializzazione.
I deal di scopo coprono metà delle transazioni
La ricerca Bain evidenzia come, nel settore Energia, i deal di scopo rappresentino oggi circa la metà di tutte le transazioni: una quota decisamente superiore rispetto ad altri settori.
Tuttavia, le aziende del settore energetico hanno relativamente meno esperienza nelle operazioni di scopo rispetto a quelle di scala. Di conseguenza, i dealmaker del mondo dell’energia possono imparare dall’esperienza dei player di altri settori, ripensando l’intero processo di M&A.
«La nuova ondata di fusioni e acquisizioni, orientate a favorire una rapida e solida transizione, sta rendendo l’arena sempre più vivace e competitiva, generando indirettamente un diverso profilo di rischio-rendimento rispetto alle operazioni precedenti. Questo richiede, da parte degli operatori, approcci diversi rispetto al passato: è fondamentale oggi concentrare l’attenzione non solo sulle sinergie di costo, ma soprattutto sulla crescita della top line della profittabilità, identificando nuove opportunità derivanti da modelli di business innovativi per area geografica, linea di prodotto, mercati e clienti specifici», concludono i due esperti.