Perché l’energia elettrica costa così tanto in Italia? Non è solo colpa del gas

Perché l’energia elettrica costa così tanto in Italia?

Non è “solo” colpa del gas, se il prezzo all’ingrosso dell’energia in Italia è tra i più alti d’Europa. Secondo uno studio AGICI – Accenture, a determinare questo costo elevato sono soprattutto tre fattori. E solo due hanno a che fare con il gas.

Il primo è proprio la forte dipendenza dal gas per la produzione di energia elettrica: il 45% del totale nel corso del 2024, con le rinnovabili che invece contano solo per il 38% del mix, contro il 50% della Spagna e il 44% della Germania.

Il secondo fattore è il meccanismo di formazione del prezzo: la generazione a gas agisce da “price setter” per il 70% delle ore, non essendoci alternative programmabili. Ed ecco quindi che si torna alla volatilità dei prezzi del gas e al loro riflesso sul costo dell’energia elettrica.

Il terzo fattore, però, riguarda la localizzazione della domanda da un lato e della generazione rinnovabile dall’altro: non è ottimale rispetto alle aree geografiche che offrono risorse rinnovabili a basso costo.

Tutto questo fa sì che il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità in Italia è stato di 109 euro al Mwh nel corso del 2024. Circa il doppio della Francia. Una bella differenza per la competitività delle imprese e le tasche dei cittadini.

Come abbassare il prezzo dell’energia

Lo studio propone anche alcune soluzioni. Un percorso in tre passi per ridurre il costo dell’energia del 20% nel giro di cinque anni, per portarci ai livelli magari non della Francia, che conta sul nucleare, ma almeno di Germania e Regno Unito.

Tre le aree di intervento identificate:

  • riforme di mercato;
  • accelerazione della produzione da rinnovabili;
  • riduzione del costo del gas.

Le riforme di mercato devono ridurre il ruolo del gas come “price setter”, magari sviluppando una piattaforma, come il MAVER, che crei un mercato trasparente e liquido in cui domanda e offerta possano negoziare contratti di lungo termine per le rinnovabili in modo efficiente, riducendo i rischi e costi sia per i fornitori che per i clienti.

Serve poi accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, incrementando la capacità installata e l’elettricità generata attraverso interventi mirati per favorire il repowering, la semplificazione delle procedure autorizzative e l’implementazione di strumenti di supporto, anche competitivi, come il FER X transitorio e successivi.

Infine, la riduzione del costo del gas avviando negoziazioni uniche a livello UE e investimenti in infrastrutture per diversificare le fonti di approvvigionamento.

Ma non basta

Servirebbe, però, anche fare di più. Ridurre il costo delle rinnovabili, avvicinando la domanda alle aree a maggior potenziale. In sostanza, occorre superare il modello PUN e introdurre prezzi zonali, favorendo il repowering e snellendo l’iter autorizzativo. Qualcosa che aprirebbe anche opportunità di sviluppo industriale in alcune aree del Paese.

Si punta poi sull’innovazione tecnologica, per avvicinarsi a un modello senza emissione e garantendo l’approvvigionamento.

«Non esiste una soluzione unica per ridurre l’alto costo dell’elettricità in Italia, ma è necessario implementare una serie di interventi che toccano le regole del mercato ed il mix delle fonti energetiche attraverso una programmazione equilibrata e sinergica, con scelte strategiche che devono portare il nostro sistema energetico ad essere strutturalmente più sicuro e meno dipendente da contesti geopolitici sempre più incerti – commenta Pierfederico Pelotti, Responsabile del mercato Utilities di Accenture Italia.

Studiando anche le misure adottate o in corso di attuazione in altri Paesi, abbiamo individuato tre aree di intervento che, in tempi ragionevoli, potrebbero abbassare i prezzi dell’elettricità in Italia del 20%, avvicinandoli a quelli di Germania e Regno Unito. Per raggiungere i livelli della Spagna, che gode di vantaggi naturali e strutturali in ambito di rinnovabili, gas e nucleare, sarà necessaria invece una strategia di più lungo termine».

«I crescenti investimenti nelle rinnovabili stanno trasformando il mercato dell’elettricità da un sistema guidato prevalentemente dai costi variabili dei combustibili fossili a uno dove i costi fissi sono sempre più rilevanti – dichiara Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI. Per rispondere a questa nuova configurazione, urge adottare nuovi strumenti di mercato in grado di estrarre il massimo beneficio per i consumatori da entrambi i modelli. Anche i clienti domestici e le PMI, ad esempio, dovrebbero essere coinvolti nei Power Purchase Agreement (PPA): per questo tipo di azione è importante anche sfruttare la rilevantissima produzione addizionale generabile dagli investimenti in ammodernamento degli impianti fotovoltaici, eolici e idroelettrici».