«Non parliamo di transizione»: a Gastech Doug Burgum spiega la politica energetica USA

A Gastech Doug Burgum spiega la politica energetica USA
Doug Burgum, Segretario degli Interni USA e Presidente del National Energy Dominance Council

«Smettiamo di parlare di transizione energetica». Può fare sobbalzare, ma questo passaggio arriva quasi al termine dell’intervento di Doug Burgum, 55° Segretario degli Interni USA e Presidente del National Energy Dominance Council (NEDC), durante la prima giornata di Gastech 2025 a Milano.

E anticipa un altro messaggio, chiarissimo: siamo tutti chiamati a produrre più energia per rispondere alla competizione dei nostri avversari. Fornendo poi una eccellente sintesi di come l’energia sia il vero perno della nuova politica interna ed estera degli Stati Uniti d’America.

Il controllo dell’energia, l’Energy Dominance per dirla in termini trumpiani, è strumento per sostenere (e tenersi stretti) gli alleati, evitando di dare vantaggi agli avversarsi. E riuscire così vincere la corsa all’intelligenza artificiale, di fatto utilizzabile anche con risvolti bellici.

E questo significa, sì, favorire le fonti fossili, in primis il gas, ma senza necessariamente condannare l’umanità a subire gli effetti a lungo termine del cambiamento climatico: il messaggio, non esplicito ma percepibile dietro le righe, è che ci penserà l’innovazione tecnologica.

Pace e prosperità, mediante l’energia

Il ruolo dell'energia nelle relazioni internazionali è contenuto in un passaggio: «le politiche energetiche degli Stati Uniti sotto la presidenza Trump possono essere riassunte in due semplici parole. Numero uno: pace. Numero due: prosperità».

Il riferimento alla prosperità è chiaro: l’abbondanza di un’energia accessibile, affidabile e a basso costo è di stimolo alle economie, alla produttività e all’innovazione. Quello alla pace, tema nevralgico nell’attuale scenario geopolitico mondiale, viene approfondito dallo stesso Burgum.

«La pace si ottiene in tutto il mondo vendendo energia ai nostri amici e alleati, in modo che non debbano acquistarla dai nostri avversari. I nostri avversari sono quelli che finanziano le guerre, attaccano i nostri amici e alleati, quelli che finanziano gli attacchi informatici, quelli che finanziano il terrorismo e quelli che cercano di destabilizzare il mondo, sia che lo facciano contro gli Stati Uniti o contro gli alleati».

Da qui la stoccata all’Unione Europea, invitata a non acquistare più petrolio e gas dai russi, per evitare di finanziare entrambe le parti coinvolte nel conflitto russo-ucraino.

La sicurezza energetica parte dall’approvvigionamento

Se l’energia non è neutrale, tanto meno lo sono le diverse fonti. L’amministrazione Trump punta su quelle «convenienti, affidabili e in grado di produrre energia elettrica distribuibile»: vengono citati nucleare, SMR di nuova generazione, geotermico, carbone pulito e idroelettrico.

Sono invece escluse le risorse !altamente sovvenzionate, costose, dipendenti dalle condizioni meteorologiche e sovradimensionate come l'eolico e il solare», e poi un altro passaggio chiave:

«soprattutto se la produzione dei componenti di tali fonti è dominata da un avversario. La sicurezza energetica richiede anche catene di approvvigionamento sicure».

L’inversione di rotta

Una radicale inversione di rotta rispetto all’abbandono delle fonti fossili. E alla precedente amministrazione Biden, «troppo preoccupata di salvare il mondo da 1 grado di cambiamento climatico nel 2100» e che «ha sanzionato più l’Alaska che l’Iran». Adottando una serie di regole che hanno messo fuori mercato alcune fonti di energia e «ucciso l’innovazione», con un effetto domino sull’inflazione in tutti i settori.

«Sono qui per dirvi che l'amministrazione Trump ha cambiato rotta. Crede nell'innovazione, il tipo di innovazione che ha creato e costruito l'intero settore energetico, l'industria dello scisto, che ha trasformato gli Stati Uniti e i mercati di tutto il mondo. L'innovazione è lungimirante e risolve i problemi di domani, crea nuove possibilità».

Tecnologia per il futuro

Anche per quanto riguarda il cambiamento climatico, sarà l’evoluzione tecnologica a darci la risposta. Per questo la presidenza Trump si è aperta con un ordine esecutivo “per liberare l’energia americana”. Che non riguardava solo petrolio e gas, ma includeva nel concetto di sicurezza energetica il controllo di minerali e metalli strategici.

Burgum ha citato il ruolo della tecnologia, citando l’esempio di fratturazione idraulica e perforazione orizzontale di precisione, che hanno permesso agli USA di produrre quantità record di petrolio e di gas. Il Segretario degli Interni lo sa bene, in quanto ex Governatore di quel North Dakota balzato tra i principali produttori energetici proprio grazie all’evoluzione tecnologica.

Miliardi di investimenti in Alaska

C’è spazio anche per il Pacifico, area di fortissima attenzione in chiave anti-cinese. Lo sfruttamento delle risorse energetiche in Alaska, in cui arriveranno oltre 100 miliardi di investimenti nei prossimi anni, mira a fornire GNL agli alleati USA nel Pacifico. Vengono citati Taiwan, Vietnam, Filippine, Corea del Sud e Giappone. Basta visualizzarli su una mappa, per capire il perché.

E, più in generale, Burgum segnala flussi record di investimenti nel settore energetico a stelle e strisce: oleodotti, impianti di esportazione del GNL, nucleare. In generale, è in corso un reshoring della produzione avanzata. Da qui la fortissima presenza statunitense al Gastech 2025.

L’obiettivo finale: l’AI

Tutto questo è funzionale a garantirsi un vantaggio competitivo nella corsa all’intelligenza artificiale, intesa soprattutto come strumento geopolitico per la supremazia.

«È la prima volta nella storia dell'umanità che l'energia sotto forma di elettricità può essere convertita direttamente in intelligenza», ha affermato Burgum, sottolineando che «i data center di intelligenza artificiale non sono semplici data center. Un data center è qualcosa che elabora una transazione tra un'azienda e un cliente. Quando utilizziamo l'elettricità, in realtà stiamo producendo intelligenza. Queste sono fabbriche. E abbiamo bisogno di più fabbriche per costruire più intelligenza. E per farlo, abbiamo un enorme bisogno di più energia».

E si arriva così al passaggio chiave:

«Smettiamo di parlare di transizione energetica. Va bene se si parla di passare a cose più pulite, più intelligenti, più sicure. Ma in realtà noi, come leader e politici, siamo chiamati ad aggiungere energia. Abbiamo bisogno di più energia. E siamo in competizione con avversari che stanno aggiungendo elettricità a ritmi record».

Ecco quindi perché serve un’approvvigionamento sicuro e certo di energia. Per alimentare l’intelligenza artificiale e la sua capacità di portare innovazioni rapide in ogni settore.