Nuove professioni per l’energia

La digital transformation e i trend di settore guidano la ricerca e la formazione delle nuove competenze per il mondo Energy. In cima alla lista l’analisi dei dati

AAA Data Scientist e Data Analyst cercansi. Anche nel settore dell’energia, le professionalità legate al digitale sono le più richieste e, non di rado, le più difficili da trovare. Nell’era dell’automazione e dei big data, i profili più gettonati hanno a che fare con la raccolta, la gestione, l’analisi e l’utilizzo delle informazioni: attività indispensabili per trarre da una mole ormai smisurata di dati le indicazioni utili al conseguimento di vantaggio competitivo. La riflessione emerge dalla ricerca “Traiettorie evolutive e competenze per le imprese Energy”, realizzata dalla Luiss Business School per conto di ManpowerGroup, gigante multinazionale specialista nelle soluzioni strategiche per la gestione delle risorse umane. Obiettivo dello studio, a cui hanno contribuito CEO e HR Director di 11 fra le maggiori aziende attive nel comparto energetico italiano, delineare un quadro delle competenze e delle abilità più richieste nel settore.

Digitale ed energia, il binomio del futuro

L’analisi prende le mosse dai profondi cambiamenti che hanno coinvolto il mondo dell’energia e mette in luce le discontinuità introdotte a livello di strategie e di business model, di processi e di ruoli, di cultura aziendale e di mindset, nonché l’impatto dell’organizzazione sulle persone all’interno delle imprese.

«Oltre a costituire un asset strategico per il paese, le aziende del settore energetico mostrano grande dinamicità e innovazione. Qui la combinazione di competenze e profili diversificati, l’evoluzione tecnologica e la digitalizzazione svolgono più che altrove un ruolo preponderante», osserva Riccardo Barberis, Amministratore Delegato di ManpowerGroup Italia.

Nuove sfide, nuove opportunità

Aggiunge il Direttore della Luiss Business School, Paolo Boccardelli: «Figure in grado di unire competenze manageriali e digitali diventano sempre più rilevanti per cogliere le opportunità offerte dalla sostenibilità, dai big data e dal 5G. Gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e la trasformazione digitale pongono alle imprese sfide completamente nuove».

Una ricerca non sempre facile

Ecco dunque intelligenza artificiale e computational thinking in testa alle aree tecniche presidiate dalle aziende, insieme a IoT, robotica e cybersecurity, che richiedono professionalità specializzate, al pari delle aree emergenti dell’efficienza energetica e della sharing e circular economy.

La ricerca di profili legati ad ambiti innovativi risulta più difficile rispetto a quella di figure più tradizionali, rischiando di mettere in difficoltà le imprese. «Le nuove professionalità possono crescere all’interno delle aziende, grazie a percorsi di crescita professionali rivolti ai dipendenti e programmi mirati di up-skilling e re-skilling», fa notare Barberis.

La rivoluzione organizzativa

Sempre all’interno dell’azienda va alimentato un altro requisito fondamentale, generalmente identificato con il concetto di “transdisciplinarità”, cioè la capacità di individuare i collegamenti tra discipline, aree e sistemi diversi.

L’altro elemento ormai imprescindibile per le organizzazioni è la flessibilità, che si esprime nell’esigenza di costruire team agili in contesti dinamici, nei quali, cioè, le singole funzioni non siano isolate. Un paradigma che incide profondamente sui ruoli manageriali, ridotti di numero e ridimensionati nelle prospettive di carriera, con il rischio di conseguenze sulle performance aziendali. La rivoluzione organizzativa coinvolge anche lo staff, specialmente i tecnici e i commerciali, chiamati a padroneggiare i concetti di digital marketing e data science.

Lo scenario

• Entro il 2050, 2,5 miliardi di persone usciranno dallo stato di povertà, alimentando di circa un terzo la domanda energetica globale.
• Il settore power, con la crescente elettrificazione, assorbirà il 70% dell’aumento dell’energia primaria.
• Entro il 2040, il mix delle fonti sarà riassumibile nella “regola del 25%”: un quarto carbone, un quarto oil, un quarto gas e il restante 25% suddiviso tra nucleare e rinnovabili.
• Le rinnovabili, che già attirano i due terzi degli investimenti mondiali, copriranno circa il 40% dell’aumento dell’energia primaria.

Questo articolo è uscito sul numero di marzo 2020 del trimestrale Energia & Mercato. Puoi leggerlo gratuitamente in PDF. Se invece vuoi abbonarti alla versione cartacea e riceverla a casa o in ufficio, clicca qui.