La crisi delle materie prime innescata della pandemia non è ancora esaurita, il cambiamento climatico avanza, i conflitti geopolitici infuriano e la guerra in Ucraina ha fatto schizzare alle stelle il costo del gas e dell’elettricità, con oscillazioni che pesano su famiglie e imprese.
In Italia, come in tutta Europa, si guarda con più concreto interesse alle opportunità dell’autoconsumo tradizionale e delle nuove forme di aggregazione della domanda di più recente regolazione, come l’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche.
Nel 2022 impennata del fotovoltaico
Stando ai dati del GSE, in Italia ci sono circa 1.225.000 impianti fotovoltaici, che nel 2022 sono cresciuti del 21% rispetto alla fine del 2021, per una potenza complessiva superiore a 25 GW (+11%); la produzione annuale, pari a 28,2 TWh, è aumentata del 12,5% rispetto al 2021. La crescita delle nuove installazioni, si legge nelle statistiche pubblicate alla fine di febbraio 2023, interessa tutte le classi dimensionali, tutte le regioni e le principali città del Paese ed è nettamente superiore a quella degli ultimi 8 anni, raggiungendo i valori del 2013, l’ultimo anno in cui si sono riscontrati gli effetti del Conto Energia.
Il 50% del potenza installata riguarda il settore industriale, con le utility a coprire il 64% della quota; segue il residenziale, che copre il 20%, poi il terziario con 19% e l’agricoltura con 11%.
Il 66% degli impianti di nuova realizzazione, pari a circa 137mila unità, ha usufruito delle agevolazioni del Superbonus, con una rilevanza particolare nel settore residenziale, dove gli impianti finanziati con il bonus sono il doppio degli altri, per una potenza installata che vale 2,5 volte.
Tuttavia, malgrado l’importante stanziamento economico da parte dello Stato, il modello basato sugli incentivi pubblici destinati alle iniziative dei singoli cittadini e delle singole imprese non è stato in grado di innescare la crescita massiva dei sistemi di autogenerazione.
Dal GSE un portale per l’autoconsumo
Sempre secondo il GSE, nel 2022 l’autoconsumo ha raggiunto i 6.237 GWh, pari al 22,1% della produzione di tutti gli impianti fotovoltaici e con una variazione del 20% rispetto al 2011.
Per supportarne la diffusione, il GSE ha già da tempo sviluppo il Portale Autoconsumo, una piattaforma che consente a privati, imprese e PA interessati a installare un impianto fotovoltaico di ottenere informazioni di dettaglio sui vantaggi dell’autoconsumo tramite guide, faq, esempi e mappe, effettuando simulazioni tecnico-economiche e ottenendo un supporto per l’avvio della realizzazione.
Comunità energetiche, radici antiche
Si parla di autoconsumo collettivo quando in un singolo edificio diverse utenze condividono l’energia prodotta da uno stesso impianto: il caso tipico è quello dei condomini o dei centri commerciali.
Per comunità energetica si intende invece una realtà che autoproduce, consuma e condivide energia rinnovabile: un soggetto di diritto autonomo i cui componenti possono essere persone e organizzazioni, pubbliche o private, le quali collaborano tra pari in modo sostenibile e partecipativo.
Quello di comunità energetica non è affatto un concetto nuovo: i progetti pionieri di produzione e consumo localizzato di energia nacquero all’inizio del Novecento con le prime centrali idroelettriche, che da allora sono rimaste in funzione alimentando le utenze private e l’ambito industriale, all’epoca in via di sviluppo.
Oggi l’autoconsumo di comunità torna alla ribalta con regole nuove sotto forma di comunità energetiche rinnovabili, il cui istituto è stato introdotto dalla direttiva europea RED II.
Al via le nuove regole
Dopo alcuni anni di normativa transitoria, lo scorso 27 dicembre Arera ha approvato il Testo Integrato dell’Autoconsumo Diffuso che definisce le nuove regole, i requisiti e le procedure per l’accesso all’autoconsumo diffuso, fissando anche gli adempimenti in carico del GSE – Gestore dei Servizi Energetici.
Il documento descrive le tipologie di autoconsumo diffuso, la rispettiva valorizzazione e i benefici economici, delineando la nuova figura del prosumer, produttore-consumatore di energia. Nel testo, in vigore dal 1° marzo 2023, confluiscono le regole tecniche per produrre e condividere l’elettricità autoprodotta da fonti rinnovabili, le modalità organizzative e le procedure per usufruire del servizio con semplificazioni e razionalizzazioni notevoli rispetto al passato.
Il decreto attuativo sulle CER
Il decreto attuativo, che mentre scriviamo è in approvazione a Bruxelles, offre un quadro normativo completo e definitivo delle CER, con nuovi sostegni e con una tariffa incentivante fissa compresa tra i 60 e gli 80 euro per megawattora e una quota variabile, entrambe a seconda della dimensione dell’impianto.
Oltre all’incentivazione con premialità per l’autoconsumo, il decreto sulle CER include uno stanziamento di 2,2 miliardi dal PNRR per il finanziamento a fondo perduto fino al 40% dei costi di realizzazione di un nuovo impianto o di potenziamento di un impianto esistente nel territorio di Comuni fino a 5mila abitanti.
In Italia mappate 100 comunità Energetiche
Stando al Rapporto Comunità Rinnovabili diffuso da Legambiente nel maggio del 2022, in Italia ci sono 100 comunità energetiche: quelle già effettivamente operative sono 35, quelle in fase progettuale sono 41 e altre 24 sono in via di costituzione.
Come visualizzato nella mappa del sito comunirinnovabili.it, realizzata in collaborazione con Esri Italia e ActionGis, le realtà esistenti sono localizzate principalmente in Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia.
La maggioranza delle comunità è stata istituita tra giugno 2021 e maggio 2022: si tratta di 59 realtà che coinvolgono centinaia di famiglie, decine di Comuni e imprese; 39 sono comunità energetiche rinnovabili e 20 si configurano come autoconsumo collettivo.
Best practice nazionali
Tra le best practice censite da Legambiente, ci sono 20 esperienze di autoconsumo collettivo nate grazie al progetto Energheia: oltre 700 famiglie che, grazie all’energia prodotta dagli impianti solari utilizzata per alimentare le pompe di calore aria-acqua e i servizi comuni nei condomini, otterranno una drastica riduzione del fabbisogno energetico. O, ancora, la comunità Nuove Energie Alpine e quella di Ventotene, la Comunità Energetica Critaro, in Calabria, e quelle siciliane di Messina, Sortino e Blufi.
Le iniziative vedono protagonisti 55 Comuni, da San Daniele in Friuli-Venezia Giulia, a Ragusa, dove l’amministrazione ha deciso di impegnarsi in un ampio di progetto di promozione di comunità energetiche sul territorio comunale.
Tra le altre ci sono Basiglio, prima comunità energetica dell’area metropolitana di Milano, Ussaramanna e Villanovaforru, in Sardegna e in Molise il gruppo Amaranto, che ha dato vita a una comunità energetica d’imprese.
Sarà vera gloria?
I numeri sono incoraggianti, anche se lontani anni luce dall’obiettivo delle 15mila comunità energetiche menzionato in un’intervista recente dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.
O dalle stime dal Politecnico di Milano, che già nel 2021 parlava di 40mila nuove realtà entro 5 anni, con circa un milione di famiglie, 10mila PMI e 200mila uffici coinvolti.
Quel che è certo è che già oggi la crescita delle comunità energetiche rinnovabili identifica un’evoluzione nei paradigmi del consumo della popolazione: dopo decenni in cui è stata un bene garantito e a basso costo, l’energia esce dal perimetro delle commodity ed è di nuovo percepita come una risorsa fragile e preziosa.
Da Enea una microrete virtuale per distretti urbani green e smart
Lo scorso 15 febbraio, l’Enea ha presentato il primo modello italiano di comunità energetica rinnovabile messo a punto dalla propria divisione dedicata alla smart energy.
Si tratta di una microgrid virtuale che consente di integrare produzione e utilizzo di energia in modo intelligente e condiviso.
Un vero e proprio distretto urbano, animato dai cittadini prosumer, in grado di produrre e condividere energia e di erogare servizi.
Il modello funziona come facilitatore di servizi energetici e socio-ambientali, grazie a una piattaforma innovativa basata su tecnologia blockchain.
Per favorire lo sviluppo di nuove comunità, si legge nel sito dell’Agenzia, Enea ha sviluppato Recon, uno strumento di valutazione disponibile online, che consente di effettuare analisi preliminari di tipo energetico, economico e finanziario in ambito residenziale.
Sulla base di semplici informazioni come consumi elettrici e caratteristiche degli impianti, Recon stima resa energetica, impatto ambientale, autoconsumo, condivisione dell’energia e flussi di cassa. Finora lo hanno adottato oltre 3mila utenti, tra cui università e operatori del settore energetico.
Il ruolo dello storage e le opportunità per le aree off-grid
In concomitanza con lo sviluppo della generazione distribuita da fonti rinnovabili assume centralità il ruolo dei sistemi di energy storage, abilitati da tecnologie di ultima generazione che ne ottimizzano le prestazioni.
I sistemi di gestione delle batterie, per esempio, hanno consentito di elevare l’efficienza delle celle e la loro vita utile, a vantaggio dell’efficacia dell’impianto di generazione.
Il vento e il sole sono le fonti che prevalgono per la generazione e l’alimentazione dei sistemi di accumulo, poiché possono essere facilmente sviluppati sistemi combinati.
L’innovazione delle tecnologie di accumulo è in grado di incoraggiare la proliferazione della generazione distribuita anche o nelle zone rurali remote e nelle aree off-grid, quelle cioè non collegate alla rete elettrica nazionale.
In diverse aree isolate del mondo sono stati sviluppati con successo sistemi di generazione in modalità off-grid, che hanno rappresentato un notevole passo avanti rispetto ai modelli tradizionali.
Per le aree isolate, la possibilità di fruire di energia autoprodotta e di condividerla in comunità non rappresenta solo un progresso tecnologico, ma quasi una scelta obbligata, che presenta peraltro importanti benefici economici e sociali.
La disponibilità di fonti energetiche locali permette infatti lo sviluppo di attività economiche e un miglioramento della qualità di vita.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2023 di Energia&Mercato