Diventare istituto di pagamento e attivare dei nuovi servizi, entrando in concorrenza più o meno diretta con le banche nell’ambito delle transazioni. È la possibilità che la direttiva PSD2 (Payments Service Directive) offre alle aziende non bancarie, utility comprese. E quello che prima era solo un case study, da alcuni mesi è realtà per Iren e Enel X: entrambe, infatti, hanno ottenuto l’autorizzazione a operare come istituti di pagamento e hanno attivato dei servizi “PAY”. Avranno successo? Dipende. Vediamo da che cosa.
Un percorso a tappe
Innanzitutto, non tutti i servizi di pagamento sono uguali. In questo senso, Iren con IrenPay ha mosso il primo passo, mentre Enel X ha già fatto un vero e proprio salto verso i servizi bancari. IrenPay, tecnicamente, è un Payment Initiation Service, un servizio cioè che permette al cliente di autorizzare IrenPay a disporre pagamenti dai conti correnti che detiene presso una o più banche. In pratica, il cliente autorizza un pagamento dalla app o dal sito web di IrenPay, muovendo però i soldi che sono depositati presso una banca. Una volta che il conto bancario è stato sincronizzato con IrenPay, si paga con un click, senza digitare ogni volta l’IBAN e gli altri dati.
La bolletta si paga (e si controlla) online
La prima funzionalità, una scelta naturale per il mondo delle utility, è il pagamento online delle bollette. Un’alternativa sia all’addebito diretto, ancora avversato da ben il 49% dei clienti, che vuole verificare i consumi prima di pagare (ricordando forse la stagione delle bollette “pazze”). E un’alternativa, soprattutto, al pagamento dei bollettini negli uffici postali o ai tabacchi convenzionati: parliamo di 4 milioni di pagamenti l’anno. E di relative commissioni. In futuro, Iren dovrebbe abilitare nuove funzionalità di pagamento, tra cui la rateizzazione.
Il conto della utility
Enel X, come detto, è andata oltre: Enel X Pay è un vero e proprio conto di pagamento, con tanto di carta collegata. Serve a pagare bollettini e tributi? Certo che sì, anche grazie all’integrazione con PagoPA. Si pagano RAV, MAV e così via. Si incassano bonifici, grazie a un codice IBAN collegato. Si può prelevare denaro agli sportelli bancomat e così via.
Non è una novità, ma…
Nulla di nuovo, in realtà. Invasioni di settore simili sono già avvenute, anni fa, con carte e conti di pagamento proposti da aziende non bancarie, soprattutto operatori telefonici. A distanza di qualche tempo, di quelle iniziative non resta granché sul mercato. Per le utilities, però, la storia potrebbe essere decisamente diversa.
… il mercato è totalmentetrasformato
Perché proprio in questa ultima manciata di anni, grazie al digitale, è cambiato letteralmente tutto. E il pagamento non è più un servizio in sé e per sé, ma la parte, spesso essenziale, di un processo. Oggi si ragiona per ecosistemi di servizi e funzionalità connesse, in cui la funzione di pagamento è un abilitatore indispensabile. Pensiamo alla smart home, con il frigorifero che ordina automaticamente il latte quando restiamo senza. O alla mobilità elettrica, con la ricarica delle batterie dei veicoli. Oppure a tutti i servizi di condivisione di biciclette, monopattini, scooter. Ai distributori automatici. Ai servizi delle smart city che dovremo forse ripensare, dopo il Covid-19, come la raccolta dei rifiuti.
La piattaforma è già qui
In tutti questi ecosistemi, le utility giocano un ruolo centrale. E infatti Enel X Pay potrà essere utilizzato per ricaricare le automobili elettriche nei 250mila punti interoperabili, in tutto il mondo, della joint venture di mobilità elettrica Hubject (che coinvolge anche Gruppo BMW, Bosch, EnBW, Innogy, Mercedes Benz AG, Siemens e il Gruppo Volkswagen).
Al centro dell’esperienza del cliente
Ed è solo un esempio di come le funzionalità di pagamento potranno integrarsi in una serie di sistemi a valore aggiunto: l’automobile, come detto, che oltre che elettrica sarà anche connessa; la smart city, in tutte le sue declinazioni di servizi; e la smart home, ovviamente, in cui la gestione dei consumi, anche in ottica green e di riduzione dell’impronta di carbonio, è una voce importante. Stiamo correndo verso la platform economy in cui avere successo nel “pay” significa proprio ripensare il pagamento come un elemento che permette al cliente finale di accedere a un servizio a valore aggiunto. Senza questo, anche il pagamento resta solo una commodity.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2020 di Energia&Mercato