Regolamento Batterie, l’Italia si adegua: EPR rafforzata e sfida geoeconomica sulla black mass

Regolamento Batterie, l’Italia si adegua
Marco Ferracin, SAFE-Hub delle Economie Circolari

Il Regolamento UE 2023/1542, noto come “Regolamento batterie” ha valore normativo diretto e simultaneo in tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea, e, in virtù della sua roadmap di obblighi relativi ad obiettivi di riciclaggio delle batterie esauste e di contenuto riciclato nelle nuove batterie, rivoluzionerà nei prossimi anni l’intero settore.

Una rivoluzione non solo ambientale ma anche e soprattutto geoeconomica: le batterie esauste, di fatti, sono piene di materie critiche e strategiche, e la loro estrazione può rendere il sistema industriale comunitario più autonomo dagli approvvigionamenti extraeuropei.

L’Italia si adegua: il 5 febbraio il Consiglio dei Ministri, dopo i dovuti passaggi parlamentari, ha approvato in via definitiva lo schema di decreto che allinea l’ordinamento nazionale alle disposizioni europee.

Che cosa cambia

La Responsabilità Estesa del Produttore ne esce sensibilmente rafforzata. I produttori di batterie, che possono adempiere individualmente o per mezzo di sistemi collettivi, sono obbligati ad aderire al Centro di coordinamento batterie (nuovo nome del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori), e devono sostenerne economicamente le attività. Gli impianti di trattamento sono tenuti a comunicare annualmente al Centro di Coordinamento quantità e tipologia dei rifiuti gestiti.

Viene istituito un nuovo Registro dei produttori di batterie, conforme al regolamento europeo e integrato nel Registro Nazionale dei Produttori, che sostituisce il precedente elenco dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione.

I sistemi collettivi dei produttori adottano uno statuto-tipo coerente con il decreto ministeriale 2017/235, con oggetto sociale esteso alla gestione dei rifiuti di batterie. Nasce inoltre il Tavolo nazionale batterie, organo consultivo che coinvolge istituzioni, operatori economici e rappresentanti della società civile.

Gli obiettivi da raggiungere

Gli obiettivi di raccolta nazionali vengono allineati a quelli europei: per le batterie portatili i produttori dovranno raggiungere il 63% di raccolta entro il 31 dicembre 2027 e il 73% entro il 31 dicembre 2030.

Per le batterie destinate ai mezzi di trasporto leggeri gli obiettivi sono fissati al 51% entro il 31 dicembre 2028 e al 61% entro il 31 dicembre 2031.

Il nodo principale resta la raccolta: nel 2025 l’Italia si è attestata solo al 31% di intercettazione. Molte batterie esauste continuano a disperdersi nei flussi dei RAEE o restano incorporate nei veicoli rottamati. Va da sé che per colmare il divario e raddoppiare le performance attuali in tempi brevi serviranno cambiamenti profondi nelle modalità operative della raccolta.

Il decreto, per ora, introduce una semplificazione per il trasporto dei rifiuti conferiti presso i punti di raccolta gestiti dai distributori, consentendo l’uso del documento di trasporto in luogo del formulario.

Questa semplificazione, tuttavia, diminuendo il livello della tracciabilità, aumenta il rischio di derive verso filiere irregolari o sistemi di gestione non conformi (con conseguente responsabilità penale dei distributori, che, di loro iniziativa, saranno indotti ad adottare rigorosi strumenti di controllo).

Trattenere la black mass

In parallelo, la Commissione Europea punta a trattenere all’interno dei propri confini la cosiddetta black mass, ossia la massa nera di materie critiche e strategiche risultante dalle operazioni di triturazione delle batterie esauste.

Il 5 marzo 2025 la Commissione ha aggiornato le classificazioni dei rifiuti (EER), inserendo tra i rifiuti pericolosi le batterie esauste al litio, al nichel, allo zinco, le alcaline e quelle al sodio-zolfo, oltre alla black mass ottenuta dalla loro triturazione. Ciò impedirà l’esportazione di questi materiali verso i Paesi non OCSE, e in primis la Cina, rendendo allo stesso tempo più complesse le procedure del loro import/export tra gli Stati Membri.

Nel caso delle batterie esauste non trattate ciò potrebbe essere un bene: in Italia abbiamo ottimi impianti di triturazione, e la diminuzione delle esportazioni ad altri Stati Membri potrebbe farli crescere. Potrebbe invece avere effetti controproducenti l’impossibilità di esportare la black mass ai paesi asiatici, perché l’Europa non ha ancora una sufficiente capacità di estrazione dei minerali in essa contenuti.

La Commissione spera che l’innalzamento di barriere all’esportazione stimoli la crescita di questa capacità, ma non ha fatto bene i conti sulle ripercussioni di breve e medio termine.

Dovendosi forzatamente rivolgersi a canali europei che hanno costi di trattamento molto maggiori di quelli asiatici, i nostri impianti di triturazione riceveranno compensi molto minori per la vendita della loro black mass.

E non potendo più raggiungere i loro punti di equilibrio economici saranno obbligati a rifarsi sui produttori (che sono economicamente responsabili delle filiere di recupero); questi ultimi, per sostenere il sistema, alzeranno il prezzo delle batterie nuove riducendo ulteriormente la loro competitività rispetto alle batterie di importazione asiatica.

Un cane che si morde la coda, che potrebbe essere evitato se, invece di insistere con barriere indirette dagli esiti imprevedibili, la Commissione intervenisse nel cuore della questione imponendo dazi sull’importazione delle batterie cinesi; i dazi proteggerebbero le nostre industrie produttrici, garantendo allo stesso tempo introiti da reinvestire nello sviluppo e potenziamento del sistema europeo di riciclaggio.