La sovranità energetica è tornata prepotentemente al centro dell’agenda politica. Con un’inedita alleanza tra tecnologie green e geopolitica che vede nella Cina uno degli esempi più evidenti. Il difficile contesto globale è stato il protagonista della prima parte del discorso con cui Caspar Herzberg, CEO di AVEVA, ha aperto l’Aveva World 2026 di Milano.
Perché è indubbio che l’energia sia diventata uno strumento, se non apertamente un’arma, nel nuovo scenario internazionale.
Un mondo nuovo e instabile
«Le crisi del passato – ha detto Herzberg – erano spesso legate ai mercati finanziari. Oggi sentiamo parlare di “cambiamento di paradigma”, un eufemismo per indicare il passaggio verso un mondo multipolare, che spazza via le logiche precedenti. Prima, le dispute commerciali o i conflitti non influivano sul funzionamento complessivo del mondo. Oggi assistiamo a dazi, guerre aperte, guerre condotte nell’ombra, che influenzano la nostra quotidianità».
L’ultimo, clamoroso esempio è quello del blocco dello Stretto di Hormuz, particolarmente vicino ad alcuni dei 4.000 partecipanti all’evento milanese. «Molti di voi lavorano nel Golfo Persico – ha spiegato Herzberg – in settori direttamente colpiti dagli eventi degli ultimi mesi».
In realtà, è ormai qualche anno, dall’inizio del conflitto in Ucraina, che le infrastrutture energetiche sono bersaglio e strumento delle strategie belliche.
L’effetto domino globale di ciò che sta avvenendo a Hormuz non fa altro che confermare la priorità della sovranità energetica. Ecco quindi che il megatrend dell’elettrificazione avviato ormai da un ventennio, con il graduale abbandono delle fonti fossili a favore delle rinnovabili, non è più orientato alla sola sostenibilità, ma anche alla resilienza e alla ridondanza delle reti. Lo dimostrano gli attacchi che tanto la Russia quanto l’Ucraina hanno diretto alle centrali e alle reti dell’avversario.
Disporre di fonti di energia vicine e sicure dovrebbe essere un imperativo, soprattutto per quei paesi che non dispongono di gas o petrolio: il sole, in fondo, brilla per tutti. La ridondanza e la disponibilità di più fonti diventano strategiche in un contesto in cui la rete elettrica, i data centre, le raffinerie e i porti sono ormai obiettivi di attacchi fisici o informatici.
Il caso Ucraina
Herzberg ha citato esplicitamente due casi di paesi impegnati in una guerra. Il primo è l’Ucraina, che grazie a un sistema energetico decentralizzato è riuscita a mantenere operativa la gran parte del proprio sistema industriale, nonostante gli incessanti attacchi con droni e missili balistici a cui è sottoposta da anni.
La possibilità di garantire l’approvvigionamento energetico ha addirittura permesso di aumentare la produzione di droni e sistemi di difesa. Un chiaro esempio del valore strategico dell’energia.
La lezione iraniana
Il secondo esempio è proprio l’Iran. Che ha imparato molto dal conflitto contro l’Iraq degli ormai lontani anni ’80, quando i bombardamenti nemici si concentravano sugli impianti industriali e le centrali elettriche. In questi anni, ha distribuito la propria capacità produttiva sul territorio nazionale, rendendo più lontana l’ipotesi di un KO totale.
La Cina, sostenibile per resilienza
C’è però un terzo esempio: la Cina. Ormai vera e propria potenza nel campo delle energie rinnovabili, il Dragone non ha puntato sull’elettrificazione “solo” per motivi di sostenibilità.
Ha invece scelto di diversificare gli asset di generazione a propria disposizione per il timore di un blocco delle rotte di approvvigionamento del petrolio che passano dallo Stretto di Malacca. Oggi che quello stop è effettivamente arrivato, anche se nello Stretto di Hormuz, la Cina raccoglie i frutti di quella scelta.
Politiche industriali
Tre esempi lampanti di come la sovranità energetica debba essere oggetto di una strategia governativa, nazionale ed europea nel caso italiano, con politiche industriali che prevedano più opzioni.
Anche per questo, le cronache delle ultime settimane hanno riacceso l’attenzione sul nucleare, specie di nuova generazione, così come sulla necessità di investimenti in infrastrutture e capacità digitali. Anche con l’ipotesi di soluzioni a breve termine che sembrano contraddire le politiche degli ultimi anni, compresa l’opzione carbone.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
A contribuire alla rapidità del cambiamento in atto è persino la tecnologia: perché la sovranità è anche digitale. «Quando una nave o un sommozzatore recide un cavo in fibra ottica che trasporta informazioni essenziali, e quei dati si trovano nel posto sbagliato, sei spacciato. Questa è una minaccia concreta e reale», ha puntualizzato Herzberg.
A questo è seguito il riferimento alla tecnologia del momento, cioè l’intelligenza artificiale. Utilissima in ambito industriale, grazie ai sempre più diffusi gemelli digitali che abilitano una manutenzione ancora più predittiva di impianti e centrali di produzione.
Ma anche in ambito strategico, perché «non può esserci resilienza senza la possibilità di comprendere, simulare e riconfigurare dinamicamente le proprie strategie al mutare delle condizioni, non solo in campo energetico», ha concluso Herzberg.
E una delle poche certezze che abbiamo sul futuro è proprio che questo “cambiamento di paradigma” è destinato a continuare, portandoci in un mondo in cui la sovranità e la resilienza saranno essenziali.