La fine della maggior tutela per il gas è scattata a gennaio e quella per la fornitura elettrica è alle porte, ma 9 italiani su 10 non hanno la migliore offerta di luce e gas. E, a ben guardare, ci sono notevoli differenze tra chi risiede in città e chi sta in provincia, soprattutto al Nord e nel Centro Italia.
Il dato emerge dall’analisi dell’Osservatorio di Switcho, servizio digitale nato per proporre ai suoi utenti opzioni di risparmio sulle spese di luce, gas, telefonia e assicurazione, che dalla consultazione di oltre mezzo milione di bollette emesse nel corso degli ultimi 12 mesi rileva una scarsa consapevolezza delle opportunità legate al libero mercato.
«La stragrande maggioranza degli italiani ha tariffe non convenienti: 9 italiani su 10 potrebbero infatti spendere meno per l’energia e risparmiare anche diverse centinaia di euro l’anno, sintomo che ci sono gravi lacune nella comprensione del mercato e attenzione verso la scelta delle migliori offerte rispetto al proprio profilo di consumi. È inoltre interessante evidenziare come non ci siano categorie di consumatori “migliori”: la percentuale di non ottimizzazione viene riscontrata in modo trasversale, da Nord a Sud, sia in città sia in provincia», spiega Redi Vyshka, COO e co-founder di Switcho.
Un risparmio maggiore al cambio fornitore è indice di una tariffa di partenza peggiore, quindi gli italiani residenti in provincia sembrano avere mediamente delle bollette più salate rispetto a chi vive nelle grandi città (e un maggior beneficio nel cambiare offerta).
«Secondo la nostra analisi sul risparmio medio annuale ottenuto cambiando fornitore, chi vive in città ha risparmiato in media 290 euro, mentre chi vive in provincia 343 euro. Questa differenza di poco più di 50 euro è riscontrabile sia nel Nord che nel Centro Italia. Fanno eccezione il Sud e le Isole, dove non si evidenziano differenze significative nel risparmio ottenuto nell’ultimo anno tra le due categorie», continua Redi Vyshka.
Rispondere a questa domanda è complesso: vi sono infatti innumerevoli fattori che incidono sullo stato delle forniture, primi fra tutti le dimensioni delle abitazioni che fuori dalle città sono solitamente più grandi e quindi comportano in media consumi di energia maggiori e costi in bolletta mediamente più alti.
Influiscono anche la scarsa propensione a cambiare fornitore e la diffidenza verso società meno conosciute ma con offerte molto competitive, oltre alla poca conoscenza del mercato e degli strumenti digitali a disposizione per il confronto delle offerte.
Attenzione però, ammonisce l’Osservatorio: se da un lato chi vive in città è mediamente più attento alle forniture rispetto a chi risiede in provincia, ciò non significa che abbia già la migliore offerta disponibile sul mercato. Un’attenta analisi periodica delle tariffe sarebbe utile in ogni caso.