Il 27 gennaio 2022 la Commissione Europea ha spiazzato tutti, dichiarando l’inclusione del gas naturale e dell’energia nucleare nella cosiddetta “Tassonomia UE” dal 2 febbraio seguente.
Ambientalisti e Gruppi di interesse hanno attaccato una decisione che sembra ben lontana dalla svolta “green” della nuova politica energetica.
Sembra una risposta alla crisi energetica in corso, ma in realtà per molte centrali i tempi di realizzazione sono di diversi anni, e in molti temono che questa decisione possa tradursi in un ritardo dell’Unione nel raggiungere gli obiettivi di Net Zero.
Alcuni investitori, come NN Investment Partner, hanno già confermato che non muteranno le loro strategie di investimento sostenibile: il che vuol dire che il denaro da loro gestito non andrà né verso il nucleare né verso una fonte fossile come il gas naturale.
14 nuove centrali nucleari in Francia
L’energia nucleare, in particolare, sembra essere un elemento divisivo anche all’interno della UE. Il Presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’apertura di nuovi cantieri per nuove centrali, circa 14.
L’obiettivo è aumentare la produzione energetica francese del 60%, lavorando anche sulle rinnovabili, ma con il supporto del nucleare civile.
Che non emette anidride carbonica, dicono i sostenitori, ma che produce scorie che vanno gestite per migliaia di anni e può causare danni epocali in caso di incidente, ricordano i detrattori.
La costruzione dei nuovi impianti comincerà nel 2028: non si tratta, quindi, di una soluzione a breve termine per l’attuale elevato costo dell’energia. Il primo reattore, anzi, potrebbe entrare in funzione intorno al 2035.
Chi non è d'accordo
Di segno inverso l’orientamento della Germania. Che non condivide la decisione della Commissione e ha espresso la sua contrarietà, insieme ad Austria, Spagna, Lussemburgo e Danimarca.
Ripensare le fonti di energia?
Il fatto è che queste soluzioni richiedono anni per aumentare la produzione di energia. Mentre la crisi energetica è qui e ora: la domanda mondiale ha già raggiunto i livelli pre-Covid.
Ed è evidente che la produzione da fonti rinnovabili non è finora cresciuta a ritmi sufficienti per tenere il passo. Il colpo di scena dell’inserimento di gas naturale e nucleare nella Tassonomia del Green Deal europeo nasce proprio dalla volontà di diversificare le fonti.
Però, sottolinea NN IP, il gas naturale non può essere considerato Green. Il metano sarebbe anzi 28 volte più potente dell’anidride carbonica nell’intrappolare il calore nell’atmosfera.
E si guarda con scetticismo anche alle perdite di metano nella catena di approvvigionamento della produzione di gas naturale.
Per quanto riguarda l'energia nucleare, le strategie ad impatto di NN IP non prevedono investimenti in nuovi progetti nucleari dopo il 2019, una visione condivisa dai team di Responsible Investing e Green Bond.
Anche il Gruppo Banca Etica ha espresso preoccupazione per la scelta della Commissione Europea.
Mentre Gabriela Herculano, CEO della fintech iClima Earth, sottolinea alcuni punti di forza delle rinnovabili:
«Il levelized cost dell’energia solare fotovoltaico (‘LCOE’) è sceso di circa il 90% nell’ultimo decennio, mentre il LCOE dell’energia nucleare è cresciuto di circa il 33% negli ultimi anni. Per noi di iClima il LCOE del fotovoltaico continuerà a diminuire notevolmente nel prossimo decennio, arrivando a $20/MWh nel 2030. Prevediamo anche una più grande diffusione del “solare locale” che fornisce una maggiore affidabilità e in molte regioni è già più economica delle tradizionali soluzioni di rete. Alcuni ritengono che la riduzione delle emissioni e l’affidabilità dell’offerta necessiti la realizzazione di tutte le opzioni possibili, includendo il nucleare. Il rischio di questo approccio è il “crowding out” dell’investimento necessario nelle rinnovabili. Una ricerca pubblicata nell’ottobre 2020, evidenziata su Nature.com, supporta questa preoccupazione sottolineando che se i Paesi volessero abbassare le emissioni nel modo più sostanziale, rapido e conveniente possibile, dovrebbero dare la priorità al sostegno delle energie rinnovabili piuttosto che al nucleare. Infatti, analizzando i progetti passati dove veniva utilizzata l’energia nucleare, questi avevano previsti costi di costruzione maggiori, ritardi, e ampi tempi d’esecuzione rispetto agli attuali progetti rinnovabili di simili dimensioni».
Interessante anche il commento di Massimiliano Comità, Portfolio Manager di AISM Luxembourg, società di gestione indipendente il cui stile di gestione è fortemente orientato ai principi di sostenibilità e responsabilità.
«Il gas e il nucleare saranno considerati come fonti che aiuteranno la transizione, fin quando le rinnovabili non saranno sufficienti. Ma per costruire una centrale nucleare ci vogliono sette anni e la vita media di un reattore di terza generazione è stimata in 60 - 100 anni. Può un simile progetto considerarsi di transizione, quando l’obiettivo di emissioni nette zero è fissato per il 2050? I costi di costruzione, inoltre, sono esorbitanti, tanto che l’energia prodotta col nucleare ha un costo di circa 3 volte superiore rispetto a quello dell’energia prodotta dall’eolico offshore e di 6 volte maggiore rispetto a quello dell’energia solare. Si potrebbe opporre che la lunga vita delle centrali nucleari offra il tempo per rientrare dell’investimento, ma analizzando la durata media di un impianto eolico o solare e il fatto che le due tecnologie riducono anno dopo anno i prezzi per ogni chilowattora installato, anche questa obiezione non pare del tutto convincente. La verità è che i soldi investiti in gas e nucleare oggi sono fondi in meno per le energie più verdi. Se tecnologie come il solare, il wind e l’idrogeno potessero soddisfare i nostri fabbisogni energetici oggi, Ursula Von der Leyen penserebbe al nucleare a al gas come fonti sostenibili? Rispondendo a questa domanda, forse, potremmo capire se la decisione è stata presa perché convinti che il nucleare sia una fonte green, o a causa della contingente necessità di energia. Entro la fine di maggio dovremmo conoscere la risposta».