Utility italiane, investimenti al top

Le prime 100 utility e multiutility italiane valgono il 6,5% del Pil nazionale e promuovono investimenti per quasi 6,6 miliardi di euro: una quota che da sola è pari alla percentuale di crescita della nostra intera economia

Nel 2018, le prime 100 utility e multiutility italiane hanno generato un volume di affari superiore ai 114 miliardi di euro, crescendo quasi del 3% sull’anno precedente, impiegando oltre 150mila addetti e confermando la propria centralità nel sistema economico e sociale del nostro paese. La ricerca annuale promossa dal think tank Top Utility, realizzata da Althesys e presentata lo scorso 20 febbraio alla Camera di Commercio di Milano, mostra un comparto in evoluzione, con numerose aree in miglioramento, una tensione crescente verso l’innovazione e una quota di investimenti su impianti, reti e nuove tecnologie che tocca i 6,6 miliardi di euro, pari al 5% del fatturato complessivo.

Grandi cambiamenti in vista

«L’indagine approfondisce diversi aspetti, di tipo economico-finanziario, industriale, tecnologico, sociale e ambientale che caratterizzano la gestione delle utility, evidenziando il dinamismo di un settore di cui registriamo il continuo progresso tecnologico, trainato dalla digitalizzazione, e dal quale ci aspettiamo cambiamenti nei processi e nella relazione con il cliente, ma anche nella struttura industriale, soggetta a grandi sfide su scala globale», afferma Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys e coordinatore del gruppo di ricerca Top Utility.

Una quota importante del Pil nazionale

Le utility italiane considerate dalla ricerca valgono il 6,5% del Pil del paese. Un risultato a cui concorrono pochi grandi gruppi con ricavi superiori al miliardo – tra cui i grandi player energetici, spesso internazionali, e le grandi multiutility quotate – insieme a una moltitudine di aziende medio-piccole, principalmente monoutility del settore idrico, multiutility e società di servizi ambientali, il cui fatturato non supera i 100 milioni di euro. La crescita dei ricavi oscilla tra l’1,4% delle elettriche e il 12,7% delle multiutility del gas, favorite dalla crescita esterna e dall’incremento dei prezzi di vendita, passando per il +7,4% delle società attive nel sistema idrico; in lieve flessione le monoutility dei rifiuti, che perdono l’1,4% rispetto al 2017.

Operations in netto miglioramento

Le performance operative delle 100 top utility migliorano in modo omogeneo in quasi tutti i comparti, sulla scorta della crescita degli investimenti. Migliora l’andamento delle società dei comparti gas ed elettrico, che già mostravano risultati molto buoni; anche l’idrico mette a segno un incremento sensibile: per esempio, scendono al 29% le perdite reali nelle reti, a fronte di una media nazionale molto più alta (39%). Avanza sensibilmente il settore dei rifiuti, storicamente più arretrato: cresce al 65% la differenziata, al 71% la raccolta porta a porta e aumenta del 37% la diffusione dei sistemi di tariffazione puntale: dinamiche spinte dalla necessità di raggiungere gli obiettivi europei per l’economia circolare e di prepararsi all’avvio della regolazione nazionale da parte di Arera.

Ricerca e innovazione + 47%

Boom di investimenti per le top utility italiane: nel 2018 sono aumentati del 18,7% e da soli valgono il 0,3% del Pil, pari alla crescita complessiva dell’economia nazionale. Una crescita a cui contribuiscono istituti finanziari multilaterali come la Bei – Banca Europea per gli Investimenti, che negli ultimi 10 anni ha erogato 19 miliardi di euro di finanziamenti a sostegno di 49 miliardi di investimenti delle utility italiane.

La regolazione ha un ruolo centrale nel promuovere gli interventi; tuttavia, sottolinea il Presidente di Arera Stefano Besseghini, l’attuale transizione, decentrata e distribuita, richiede capacità operativa di messa a terra: tocca alle utility ingaggiare e coinvolgere le comunità locali. Le imprese, fa notare il Presidente di Utilitalia Giovanni Valotti, dovrebbero sforzarsi anche di superare la frammentazione, creando maggiore consistenza industriale, mentre la politica ha il compito di creare le condizioni di accettabilità dei progetti sul territorio.

Ma dove insistono gli investimenti delle top utility? Impianti, reti e attrezzature hanno un peso importante; ricerca e innovazione sono cresciute del 47% rispetto al 2017, con alcuni settori a catalizzare attenzione crescente, come la mobilità sostenibile, sottolinea l’Amministratore Delegato Maurizio Delfanti di Rse - Ricerca di Sistema Energetico. Un ruolo chiave spetta alle rinnovabili, che saranno in grado di dispiegare le proprie potenzialità solo a patto che il collo di bottiglia autorizzativo non le vanifichi, fa notare il Presidente di Elettricità Futura, Simone Mori.

Questo articolo è uscito sul numero di marzo 2020 del trimestrale Energia & Mercato. Puoi leggerlo gratuitamente in PDF. Se invece vuoi abbonarti alla versione cartacea e riceverla a casa o in ufficio, clicca qui.