Gli anni compresi tra il 2007 e il 2013 hanno registrato un boom degli impianti fotovoltaici, complice l’imponente sistema di incentivi in favore delle rinnovabili. Una fase di espansione che si è bruscamente interrotta con la sospensione degli incentivi, per poi riprendere vivace, spinta dal progresso tecnologico: abbattuto il costo degli impianti, le aziende attive nel settore delle rinnovabili sono in grado di produrre e vendere energia pulita a prezzi competitivi. Oggi, malgrado la crisi Covid abbia ridimensionato gli investimenti delle aziende per la transizione energetica, proprio l’esplosione della pandemia ha acceso i riflettori sul tema della sostenibilità, inducendo governi, aziende e singoli a programmare interventi di medio e lungo termine.
Uno strumento flessibile a misura di impresa
«Si è diffusa una consapevolezza nuova: investire nella sostenibilità fa bene al pianeta, ma anche alle aziende. Purtroppo, non sempre gli imprenditori hanno la corretta percezione degli strumenti a loro disposizione né la piena coscienza dei benefici che le energie rinnovabili sono in grado di apportare al loro bilancio. Tra gli strumenti contrattuali più rilevanti, vi sono i Power Purchase Agreement, noti come PPA. Si tratta di accordi per la vendita di energia da fonti rinnovabili alle imprese: flessibili e personalizzati, non prevedono investimenti per le aziende, garantendo loro risparmi fino al 30% sulla spesa elettrica», afferma Francesca Manso, Key Account Manager di BayWa r.e. Power Solutions, divisione italiana del gruppo multinazionale BayWa attiva nello sviluppo di soluzioni energetiche su misura per le aziende.
In azienda o fuori, a seconda delle dimensioni
«Nell’immaginario collettivo, la vendita di energia riguarda quasi esclusivamente le grandi utility e le fonti di energia fossile. Ma non è così: sempre più spesso, l’energia proviene da impianti che producono energia da fonti pulite, collocati presso la sede aziendale o altrove», continua Manso. I PPA si distinguono in due tipologie: i PPA off-site consistono in un contratto di acquisto di energia green prodotta in un impianto lontano dalla sede e dagli stabilimenti; i PPA on-site permettono di sfruttare edifici propri per realizzare impianti fotovoltaici. Spiega Manso: «L’impianto resta di proprietà della società che lo sviluppa, e che prende in affitto – ad esempio – il tetto dell’azienda, mentre quest’ultima si impegna ad acquistare l’energia prodotta, evitando il rischio finanziario dell’investimento. Generalmente, i PPA off-site sono adeguati a multinazionali o a grandi realtà industriali energivore, quelli on-site sono adatti a piccole e medie imprese, ma la scelta è dettata anche dall’estensione delle superfici disponibili per l’installazione degli impianti», sottolinea Manso.
Soluzioni integrate, massimo beneficio
Per raggiungere il massimo beneficio, servono soluzioni basate sull’integrazione. Un esempio? «Se il tetto di un’azienda non basta per fornire il fabbisogno energetico necessario, si possono costruire pensiline fotovoltaiche per parcheggi coperti. L’istallazione di colonnine di accumulo per la ricarica delle auto elettriche è un altro elemento di sviluppo strategico, poiché l’infrastruttura presente sul territorio a oggi non garantisce l’utilizzo generalizzato di questo tipo di veicoli, la cui diffusione è tuttavia destinata a crescere molto. Mettendo a disposizione le colonnine di ricarica, le aziende ottengono un risparmio energetico ma anche un beneficio in termini di immagine aziendale», conclude Manso.
E IN ITALIA?
Quale sarà il ruolo dei Corporate PPA e quali le prospettive di sviluppo sul mercato italiano? «I Corporate PPA non hanno ancora raggiunto un livello di diffusione commisurato ai benefici che sono in grado di garantire, perché non sono abbastanza conosciuti. Tuttavia, questi accordi saranno fondamentali per decentralizzare le fonti di energia. Anche e soprattutto in Italia, un paese dove il sole non manca, ma i tetti sono ancora troppo vuoti», sostiene Francesca Manso di BayWa r.e. Power Solutions.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2021 di Energia & Mercato.