La sostenibilità paga. Secondo un report di Capgemini, il 64% delle aziende energy e utility hanno generato un aumento dei ricavi grazie a operazioni e offerte sostenibili.
La sostenibilità aiuta il brand e i ricavi
Lo studio del Capgemini Research Institute, “Powering Sustainability: Why energy and utility companies need to act now and help save the planet ”, conferma che le iniziative in ambito sostenibilità si traducono in un miglioramento del brand e della reputazione dell’azienda, della percezione da parte di investitori, Regulator e clienti. E, in sintesi, creano ricavi.
Lavorare sulla differenziazione delle fonti
Il report spiega anche che le utility dovrebbero accelerare sulla differenziazione delle fonti rinnovabili e sostenibili. L’orizzonte è quello dello European Green Deal e di altri pacchetti di misure eco-sostenibili, tra cui la scadenza delle normative relative alla riduzione delle emissioni di CO2. Non intervenire in tempo potrebbe tradursi in costi importanti.
L'opportunità del green
Capgemini ha intervistato 600 dirigenti senior del settore in 300 organizzazioni e ha rilevato che le aziende del settore energy e utility stanno passando dal considerare la sostenibilità come una minaccia a vederla come un’opportunità, organizzandosi rapidamente per ottenere una “licenza di operare” che consenta loro di svolgere un ruolo chiave nella transizione verso l’energia pulita.
Progetti contro realtà
Le organizzazioni del settore energetico e dei servizi pubblici continuano a fare fatica nel trasformare le proprie intenzioni in realtà. Mentre il 57% dichiara infatti di avere un approccio maturo, con iniziative di sostenibilità ampiamente diffuse in tutta l’organizzazione e a beneficio dei propri clienti in termini di responsabilità ambientale, questa maturità relativamente forte non si riflette in altre aree.
Quando si tratta di ridurre le emissioni, il report rivela che meno della metà delle organizzazioni (42%) ha pratiche mature per ridurre le emissioni Scope 1 e solo il 3% ha procedure mature per affrontare le emissioni Scope 3.
Nel quadro definito dall’Accordo di Parigi per limitare il global warming, il report ha rilevato che solo il 6% delle organizzazioni che si occupano di energia e di servizi pubblici è attualmente sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi prefissati, con tre organizzazioni su cinque che affermano di non essere in grado di raggiungerli o di non essere sicure di poterlo fare.
«Anche se sono stati fatti progressi, è chiaro che le organizzazioni del settore dell’energia e delle utility devono fare di più per contenere gli impatti dannosi del cambiamento climatico e accelerare i propri programmi di sostenibilità – afferma Marco Perovani, Telco, Media, Technology & Energy, Utilities, Services Director di Capgemini in Italia. Impostare una strategia e una visione ambiziosa è un primo passo, ma realizzarla è una sfida importante, in particolare per quanto riguarda le emissioni di tipo Scope 3. Per prepararsi al futuro, le organizzazioni devono riconoscere che produrre un impatto e un cambiamento reale richiede di aggiornare i propri modelli in modo da soddisfare le esigenze di sostenibilità e cogliere il pieno potenziale delle tecnologie per raggiungere i propri obiettivi».