In un anno sono quadruplicati negli Stati Uniti i costi mediani per ripristinare l’operatività dei settori critici dell'energia e della distribuzione idrica, che negli ultimi 12 mesi hanno toccato i 3 milioni di dollari: una cifra 4 volte superiore rispetto alla mediana globale di tutti i settori.
Il dato emerge dallo studio “The State of Ransomware in Critical Infrastructure 2024” di Sophos, elaborato a partire dalle risposte di 275 esponenti di aziende dei settori energetico, petrolifero/estrattivo e utility, ambiti identificati dall'agenzia statunitense per la cybersicurezza (CISA) tra le 16 infrastrutture critiche del Paese.
«I criminali colpiscono dove possono provocare i danni peggiori affinché l'utenza invochi interventi risolutivi rapidi facendo sperabilmente pressione affinché venga pagato il riscatto richiesto per poter ripristinare i servizi in tempi più brevi. Ciò trasforma le utility in un bersaglio perfetto per gli attacchi ransomware: per via delle funzioni essenziali che esse forniscono, la società moderna impone che tornino operative velocemente e con il minimo disservizio. Le utility pubbliche purtroppo non sono solamente obiettivi attraenti ma anche vulnerabili sotto molteplici fronti, compresi i requisiti di sicurezza e alta disponibilità, oltre a essere impostate con un approccio ingegneristico concentrato sulla sicurezza fisica anziché su quella digitale.
Esiste infatti una preponderanza di vecchie tecnologie configurate per essere gestite da remoto senza quei controlli di sicurezza moderni come crittografia e autenticazione multifattore. Come per gli ospedali e le scuole, queste utility lavorano spesso con personale ridotto all'osso e senza le risorse IT necessarie per restare aggiornate in quanto a patch, vulnerabilità di sicurezza e monitoraggio per il rilevamento e la risposta precoci», afferma Chester Wisniewski, global Field CTO.
Nel 2024, l'importo mediano dei riscatti versati dalle aziende dei settori energetico e idrico ha superato i 2,5 milioni di dollari, mezzo milione in più rispetto alla mediana complessiva di tutti i settori. Gli operatori idrici ed energetici si sono piazzati anche al secondo posto per numero di attacchi ransomware subiti: nel complesso, ha dichiarato di essere stato colpito da qualche forma di ransomware il 67% di essi contro una media globale del 59%.
Anche i tempi di ripristino sono stati più lunghi: nel 2024, solo il 20% delle aziende colpite da ransomware è riuscito a tornare operativo entro una settimana al massimo, contro il 41% del 2023 e il 50% del 2022. Il 55% ha impiegato più di un mese, contro il 36% dell'anno prima. Per confronto, considerando tutti i settori economici, solo il 35% delle aziende colpite ha avuto bisogno di più di un mese per tornare alla normalità.
Questi due comparti infrastrutturali critici hanno registrato anche la più alta percentuale di violazione dei backup (79%) e la terza percentuale di successo nella cifratura dei dati (80%) rispetto a tutti i settori analizzati.
Il testo integrale del report è disponibile al link The State of Ransomware in Critical Infrastructure.