Iran: una escalation potrebbe costarci fino a 20 miliardi di euro

Iran: escalation costerebbe 20 milioni

Oltre 20 miliardi di euro da qui a fine anno. È il maxi-conto che una eventuale ripresa del conflitto in Iran potrebbe presentare all’Italia in termini di maggiori costi energetici, secondo uno scenario disegnato dalla società di consulenza Oliver Wyman, parte del gruppo Marsh.

Un’analisi focalizzata sull’Italia, che parte dal difficile riassetto delle nostre forniture di gas dopo l’inizio del conflitto in Ucraina. Per non essere più dipendente dal gas russo, l’Italia ha individuato il nuovo fornitore strategico nell’Algeria, con circa 20,1 miliardi di metri cubi (Bcm) importati via gasdotto, ma ulteriori 20,8 Bcm vengono importanti sotto forma con LNG, gas naturale liquefatto.

Di questi, circa 6,8 Bcm provengono dal Qatar, mentre il resto è fornito principalmente da Stati Uniti e ancora dall’Algeria, in aggiunta ai flussi via pipeline. Il Qatar, il cui export via nave è strangolato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, copre oltre il 10% dei consumi nazionali, confermandosi un fornitore strategico per il sistema italiano.

«In questo contesto – spiega Angelo Rosiello, Partner e Responsabile South East Europe, Energy and Natural Resources di Oliver Wyman – il conflitto in Iran ha un impatto diretto sui volumi di gas che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, in particolare sull’LNG proveniente dal Qatar e considerando la necessità di riempire gli stoccaggi fino al target del 90% entro novembre per la preparazione della stagione invernale 2026–27».

Rispetto al 2022, quando il problema era “solo” il gas (che, come sappiamo, influenza però direttamente anche il prezzo dell’energia elettrica), la nuova crisi del 2026 presenta ulteriori elementi di complessità.

Il Golfo Persico, infatti, è un’area geografica determinante anche per il petrolio, compresi semilavorati e prodotti raffinati. Cioè benzina e gasolio. Le scorte petrolifere italiane coprono circa 90 giorni di importazioni nette, scrive OW, e incominciano a essere erose dai rilasci emergenziali. Un eventuale salita del prezzo del greggio a 150 dollari al barile avrebbe conseguenze comunque importanti per le tasche degli italiani.

Le conseguenze per il 2026

È quindi evidente che la tenuta della tregua in Iran eviterebbe al nostro Paese un pesante aumento della spesa energetica, stimato da Oliver Wyman da un minimo di 14 miliardi di euro fino a oltre 20 miliardi.

A parità di consumi e in assenza di contratti che prevedono un costo fisso, per le famiglie si parla di un aumento annuo tra i 280 e i 400 euro. Le imprese non energivore potrebbero spendere tra i 2mila e i 3.200 euro in più, mentre per quelle in media e alta tensione si parla anche di oltre 40mila euro, con una ampia variazione legata all’attività svolta.

Che cosa andrebbe fatto

A colpire è soprattutto la “replica” di quanto già accaduto nel 2022. L’eccessiva dipendenza dall’estero espone l’Italia a un rischio geopolitico enorme. Decisamente peggiorato dall’instabilità globale degli ultimi anni.

Servirebbe, dunque, mettere finalmente in atto una strategia per costruire un sistema più resiliente. In primis, aumentare la quota di energia rinnovabile, implementando soluzioni di storage e pompaggi, con investimenti nelle reti di distribuzione e trasmissione.

C’è poi il tema degli incentivi e della normativa, la cui stabilità e continuità sono determinanti per le decisioni di investimento delle famiglie e soprattutto delle imprese.

Anche la grande frammentazione dell’offerta, con una miriade di piccole ESCO, potrebbe essere un ostacolo, secondo quanto scritto da OW. Un consolidamento, sostiene la società di consulenza, potrebbe consentire una maggiore professionalizzazione.

Per le imprese si conferma poi l’importanza dei PPA e delle offerte a prezzo fisso (utilissime anche per le famiglie). Anche qui, la capacità di svincolarsi dalla volatilità dei prezzi sul mercato fa la differenza, idealmente associata alla combinazione di strumenti di aggregazione della domanda, sistemi di accumulo e impianti rinnovabili.