Greenpeace porta la Commissione Europea in tribunale. La Ong accusa gli organi europei di aver incluso il gas fossile e l’energia nucleare nella lista degli investimenti sostenibili della cosiddetta Tassonomia verde. Ed ora la palla passa ai giudici della Corte di Giustizia Europea.
L’iniziativa, fa sapere l’associazione ambientalista, scaturisce dal rifiuto della Commissione di rivedere la sua decisione, come formalmente aveva richiesto Greenpeace lo scorso settembre.
Il fantasma del greenwashing
«Ricorriamo alla Corte di Giustizia Europea per rimuovere questa falsa etichetta green che si vorrebbe attribuire a gas e nucleare - dichiara Ariadna Rodrigo, responsabile della campagna per la finanza sostenibile di Greenpeace EU - Esamineremo la risposta della Commissione, ma la loro implacabile ipocrisia sui combustibili fossili e sul nucleare è semplicemente greenwashing e possiamo provarlo».
Secondo Greenpeace, l’inclusione di gas e nucleare viola il Regolamento della Tassonomia, la Legge Europea sul Clima e gli obblighi dell’UE definiti dall’Accordo di Parigi. Greenpeace sostiene infatti che la decisione della Commissione, oltre a violare diverse leggi dell’UE in materia, sia frutto di errori e carenze procedurali.
Tuttavia la Commissione ha respinto la richiesta di Greenpeace. Di qui la decisione della Ong di adire le vie legali, forte anche della presa posizione del governo austriaco che già nell’estate 2022 ha deciso di promuovere una causa alla Commissione per il greenwashing sul gas e il nucleare.