Rapporto Onu su emissioni metano. Greenpeace: “occorre limitare allevamenti industriali”

Il Global Methane Assessment, un rapporto pubblicato dall'UNEP e dalla Climate and Clean Air Coalition, ha dichiarato che tagliare le emissioni di gas metano è più importante per limitare il riscaldamento globale rispetto a quanto stimato finora.

Per Greenpeace, però, non basta. Infatti, Georgia Whitaker, European Lead Campaigner di Greenpeace for a Fossil-Free Revolution, ha commentato così la situazione.

«Se i governi sono seriamente intenzionati ad affrontare l'emergenza climatica non possono continuare a ignorare l'elefante nella stanza. Il gas fossile è composto per oltre l'80% da metano e non può essere trattato come un combustibile di transizione. Il metano, che ha 84 volte più potenziale di riscaldamento globale in un periodo di 20 anni rispetto alla CO2, è la sporca realtà dietro il greenwashing dell’industria dei combustibili fossili. Per affrontare l'emergenza climatica e le crisi sanitarie che l'accompagnano, dobbiamo eliminare gradualmente tutti i sussidi ai combustibili fossili e garantire che le nostre economie si riprendano dalla pandemia di Covid-19 in modo da consentire una transizione energetica sicura, equa e pulita necessaria».

Il riferimento è al rapporto Global Methane Assessment, dove si chiede un’azione reale per fermare gli investimenti nelle infrastrutture che servono per il carbon fossile. Infatti, questa espansione è incompatibile con la soglia di sicurezza del riscaldamento globale.

Per ottenere la soglia di sicurezza, il riscaldamento non deve superare la soglia di sicurezza di 1,5°C. Con più infrastrutture nel fossile, questo non sarebbe possibile. Quindi, ora serve ridurre le emissioni di metano. Il rapporto la indica come una delle scelte più convenienti, perché, si spiega nel documento: «(...) il settore dei combustibili fossili ha il maggior potenziale di mitigazione mirata entro il 2030».

Così, per il rapporto, si aiuterebbero a prevenire 255.000 morti premature e 775.000 visite ospedaliere legate all'asma ogni anno. Greenpeace, però, ritiene che le emissioni di metano si possano ottenere agendo sui combustibili fossili. C’è, però, anche il contributo al riscaldamento globale rappresentato dall’agricoltura industriale e dal consumo intensivo di carne e latticini.

Secondo Reyes Tirado, Senior Research Scientist, Greenpeace International Research Laboratory, Università di Exeter: «I responsabili politici devono agire per ridurre il numero di animali allevati, stimolare una riduzione del consumo globale di carne del 50% entro il 2050 e avviare una transizione delle pratiche agricole. Questo significa sostenere gli agricoltori che adottano metodi ecologici di coltivazione e di allevamento e produrre solo la quantità di carne e latticini che il Pianeta è in grado di sostenere. Come primo passo, queste misure in ambito agricolo dovrebbero rientrare tra le priorità dei recovery plan legati al Covid-19».

Al momento, l’agricoltura industriale causa il 40% delle emissioni di metano nel mondo. Per il comparto zootecnico, dal 1961 a oggi, l’aumento è del 70% e, purtroppo, in futuro si prevede anche una quota ancora più elevata per le emissioni di metano legate a questo comparto.