Contiamo gli elettrodomestici presenti in casa, dal ventilatore al forno a microonde, considerando anche climatizzatori, stufe a pellet ed, eventualmente, scaldabagno. Proviamo a ricordare quante volte, in estate o in inverno, sia scattato il contatore della luce per superamento della potenza erogata. Spesso? Niente di insolito.
Può capitare, infatti, che in casa siano accesi troppi elettrodomestici contemporaneamente, magari qualcuno consuma molto o, distrattamente, si accende l'asciugacapelli mentre sono già in funzione altri apparecchi: è la classica goccia che, se di solito fa traboccare il vaso, in questo caso fa spegnere la luce.
Nulla di grave: in questi casi, la potenza contrattuale, ovvero il limite massimo di potenza che è possibile assorbire dalla rete elettrica, non è più corrispondente alle proprie necessità e basterà cambiare contratto di fornitura, ovvero chiedere di aumentare i kilowatt del proprio contatore elettrico, per risolvere l'inconveniente.
Con la riforma dell'energia elettrica sono cambiate anche le condizioni di cambiamento ed il loro costo: il 1° gennaio 2016, infatti, è entrata in vigore la riforma sull’energia elettrica che, nel triennio 2016-2018, ridefinisce il sistema tariffario, rendendolo più equo per tutti i clienti. Prima della riforma elettrica, i principali fattori che incidevano sulla spesa in bolletta luce erano la tariffa applicata (D2 o D3) e la quota potenza. Entro il 2018 saranno invece eliminati tutti gli scaglioni di consumo, ma già da quest'anno è entrata in vigore una tariffa unica per gli utenti domestici residenti.
Oggi, in Italia, la maggior parte degli utenti domestici ha una potenza impegnata fino a 3kW. La scelta del valore della tensione di alimentazione viene effettuata dal cliente in base a fattori quali, per esempio, il tipo ed il numero di elettrodomestici presenti in casa e la contemporaneità con cui essi vengono utilizzati.
Prima della riforma della tariffa elettrica, il cliente domestico poteva scegliere scaglioni di potenza prestabiliti: 1,5 kW - 3 kW - 4,5 kW - 6 kW. Ora, invece, al fine di garantire un valore di potenza corrispondente alle proprie esigenze, ci sono a disposizione un maggior numero di livelli di potenza che procedono a scatti di mezzo kilowatt per le fasce domestiche. Quindi, un utente domestico potrà optare anche per un livello di potenza pari a 4 kW o 3,5 kW, fino ad un massimo di 6 kW (superati i quali, ci sono le potenze in trifase e si procede ad aumenti di 1 Kw l'uno).
Chiedere la modifica della tensione di alimentazione, aumentando o diminuendo la potenza impegnata dal proprio contatore, è un'operazione piuttosto semplice per la quale basta rivolgersi al proprio fornitore, telefonicamente oppure sul sito web, chiedendo una variazione del contratto.
Il fornitore invierà, entro due giorni lavorativi, la richiesta al distributore che dovrà aumentare la potenza entro 5 giorni lavorativi dalla data di ricevimento della richiesta.
Nel caso sia necessario intervenire sul contatore, il cambiamento dovrà avvenire entro 20 giorni, previo preventivo dei tempi di lavoro (in caso di ritardi sono previsti indennizzi automatici: 35€ se è passato il doppio del tempo previsto, di 70 € per il triplo e di 105 € oltre il triplo del previsto).
Bisogna ricordare che ogni livello di potenza determina un costo fisso (quota potenza) il cui importo è indipendente dai consumi e varia solo in base ai kilowatt. Questo importo è compreso nei servizi di rete e con la nuova tariffa TD (che ha sostituito le precedenti D2 e D3) è uguale per tutte le utenze domestiche.
Dal 1° aprile 2017, è stata introdotta una riduzione dei costi una tantum per effettuare il cambio di potenza: per due anni, infatti, per gli utenti del mercato libero e tutelato verrà eliminato il contributo fisso amministrativo (27€) e ridotto di circa il 20% il contributo previsto per ogni kW di potenza aggiunto (da 69,36€ a circa 55€ per l’aumento di 1 kW, a quasi 27€ per uno scatto di 0,5 kW, e così via).
Con la riforma della tariffa elettrica, dopo oltre 40 anni, viene infine eliminata la distinzione tra tariffa D2 (residenti fino a 3 kW) e tariffa D3 (residenti con più di 3kW e non residenti), e nasce la tariffa TD per i servizi di rete, determinata solo dalla potenza impegnata e dai kWh prelevati dalla rete. L’obiettivo fissato per il 1° gennaio 2018 è l’uguaglianza delle tariffe e degli oneri di sistema per tutti i clienti. In definitiva, si sta cercando di far in modo che tutti paghino in base agli effettivi consumi.