Riso a basso impatto ambientale e climatico, cresciuto in un progetto di agricoltura rigenerativa. È il frutto dell’esperimento in corso a Pavia e targato Knorr.
L’iniziativa fa parte del programma BuonCibo Knorr ed è parte di un progetto pilota, che vede anche la collaborazione di Parboriz, Innova-tech e ricercatori e professori delle Università di Torino, Pavia e Milano.
L’obiettivo è produrre riso emettendo al contempo fino a un terzo di gas serra in meno, migliorando anche la qualità dell’acqua e del suolo.
Riso a basso impatto: come viene cresciuto
La riduzione delle emissioni di gas serra viene ottenuta adottando pratiche agronomiche opportune di gestione del suolo e dell’acqua, come le sommersioni invernali.
Per migliorare, invece, la fertilità del suolo, si utilizza la pratica del sovescio, una tecnica che si basa sulla semina di una coltura in successione alla raccolta del riso, per poi interrarla prima della coltivazione di un nuovo ciclo di riso.

“Da questo progetto ci aspettiamo importanti risultati in termini qualitativi e quantitativi – ha spiegato Aldo Ferrero, professore del dipartimento DISAFA dell’Università degli studi di Torino e coordinatore scientifico del progetto. Al termine della fase pilota, l’obiettivo è quello di ottenere una riduzione fino a circa il 30% delle emissioni di gas serra rispetto alle condizioni ordinarie di coltivazione. Ci aspettiamo anche di avere un importante aumento della presenza di uccelli acquatici, insetti impollinatori e anfibi. Riteniamo di poter ottenere i primi significativi risultati e la conferma del raggiungimento dei nostri obiettivi già tra fine di questo anno e l’inizio del prossimo”.
Per la biodiversità, invece, si lavorerà inserendo insetti impollinatori, anfibi e uccelli, soprattutto acquatici. E curando la vegetazione presente sugli argini delle risaie per favorire lo sviluppo di cicli naturali, consentendo alla natura stessa di sostenere la produzione agricola.
Il miglioramento della qualità dell’acqua sarà ottenuto grazie a una significativa riduzione dei residui dei prodotti utilizzati per la “difesa” del riso, che passa anche da una loro attenta scelta.
“Aderire a questo progetto di agricoltura rigenerativa permetterà alla mia azienda di migliorare l’efficienza produttiva e la sostenibilità ambientale della produzione del riso. Con l’adozione di processi innovativi come ad esempio l’introduzione delle colture da sovescio e di sistemi di precision farming mi sarà possibile contenere i costi di produzione e limitare i possibili effetti sfavorevoli sulla natura, migliorando anche la qualità del riso, che è ovviamente una delle nostre priorità.” racconta il dott. Marco Baino, della Baino Martino E Marco Società Agricola, aderente al progetto.