I primi vini agrivoltaici “made in Puglia” al Vinitaly 2026

L’esperienza del vino “agrivoltaico” pugliese è tornata protagonista alla 58esima edizione di Vinitaly.

La Vigna Agrivoltaica di Comunità è una delle esperienze italiane più avanzate di sinergia tra produzione di energia rinnovabile e agricoltura. Con i suoi 18 ettari nelle Matine, una pianura che comprende i comuni di Altamura, Santeramo in Colle, Laterza e Matera, sta aiutando a comprendere che il fotovoltaico e l’agricoltura possono convivere.

«Il progetto – spiega l’imprenditore agricolo e responsabile dello sviluppo commerciale, Donato Giorgio – rappresenta una sintesi concreta tra agricoltura ed energia rinnovabile. Le pergole fotovoltaiche installate sopra i filari creano un microclima favorevole, riducono il fabbisogno idrico e proteggono le piante dagli eventi climatici estremi, contribuendo allo stesso tempo alla produzione di energia elettrica. Grazie all’ombreggiamento dei pannelli fotovoltaici, l’annata 2025 ha azzerato il consumo idrico per le irrigazioni, con un significativo risparmio d’acqua. La produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica consente inoltre di compensare in modo significativo le emissioni di CO₂, rafforzando il profilo di sostenibilità di questi vini».

Le analisi dell’Università di Bari evidenziano un’impronta carbonica di circa 1,17 kg di CO₂ equivalente per bottiglia (0,5 L), calcolata secondo la norma ISO 14067:2018 e verificata nell’ambito della partnership di ricerca UNIBAAGRITECH.

Il sistema agrivoltaico consente inoltre di generare energia rinnovabile in misura tale da evitare ogni anno emissioni di circa 148 tonnellate di CO₂, grazie a una produzione superiore a 450.000 kWh per ettaro.

«I vini ottenuti da uve Falanghina, Traminer Aromatico e Primitivo, per un totale di oltre 2.000 bottiglie nello scorso anno - continua Giorgio – rappresentano tra i primi esempi pugliesi e italiani di vini agrivoltaici messi a disposizione del pubblico, aprendo una nuova prospettiva nel panorama enologico nazionale».

Dal punto di vista tecnico, l’agrivoltaico introduce un cambio di paradigma anche in cantina.

«Vinificare uve provenienti dalla viticoltura in Agrivoltaico – spiega l’enologo Antonio Scatigna – richiede un approccio stilistico profondamente diverso. Il ritardo nella maturazione tecnologica consente di lavorare su curve di equilibrio più interessanti, preservando una maggiore integrità aromatica e una gestione più precisa delle componenti acido-zuccherine. Dal punto di vista enologico, la straordinaria sanità delle uve permette di valorizzare una freschezza genuina, che si traduce in vini più dinamici, tesi e definiti al sorso. È una nuova interpretazione dei vitigni tradizionali, che apre ad una visione contemporanea del vino, dove sostenibilità e precisione tecnica si incontrano in maniera concreta ed espressiva».

Un lavoro reso possibile anche grazie alla continua messa a punto dei protocolli enologici specifici per le uve agrivoltaiche, sviluppati e affinati in collaborazione attiva con il CRSFA “Basile Caramia” di Locorotondo, centro di riferimento per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura.