A fronte di abitudini di mobilità che comprendono un massiccio ricorso all’auto privata pur nella centralità del trasporto pubblico, dove ben organizzato, il mercato italiano dell’auto va gradualmente cambiando pelle.
Condizionato dagli effetti della pandemia, dalla recente crisi dei chip e dall’impatto della guerra in Ucraina e ancora ben lontano da colmare la distanza con i risultati pre-COVID, il settore automotive italiano ed europeo mostra i segni delle epocali perturbazioni in atto.
Sulle quali si staglia, inedita, la crescita dei produttori dell’Est, che dalla vicina Europa alla Cina erodono il primato europeo, facendo leva su costi di produzione competitivi e su modelli più accessibili benché di qualità inferiore.
La ripresa non basta
In Italia, negli scorsi anni le vendite sono crollate, il parco circolante è invecchiato notevolmente, le emissioni sono in costante aumento. In particolare, hanno sofferto il segmento delle auto compatte, che nel 2022 ha perso il 22%, e il comparto dell’auto elettrica, in brusca frenata ovunque tranne che nelle città del Nord.
Sono cresciuti solo il segmento lusso e il noleggio a lungo termine, scelto non solo dalle aziende ma ormai anche da un numero crescente di privati, che cercano soluzioni flessibili per affrontare l’incertezza e la crescita incontrollata dei prezzi.
Malgrado nei primi otto mesi del 2023 le immatricolazioni abbiano superato il milione di unità, mettendo a segno una crescita del 20,3% rispetto agli stessi mesi del 2022, il settore resta lontano dai risultati dell’era pre-crisi, superiori del 21,5%. E il numero complessivo di nuove auto è ancora insufficiente ai fini di un rinnovamento significativo del parco circolante, che richiederebbe almeno due milioni di sostituzioni all’anno.
La mobilità degli italiani
L’affresco, aggiornato con i dati di agosto, risale a qualche mese fa ed emerge dallo studio condotto da Bain & Company per conto di Aniasa, l’associazione confindustriale che riunisce gli operatori italiani dell’autonoleggio, della sharing mobility e dell’automotive digital. La ricerca è stata presentata in occasione dell’annuale conferenza dell’associazione e si intitola “Il vento dell’Est soffia sull’automotive”.
Include un’indagine annuale sulla mobilità degli italiani e mostra chiaramente come l’intero settore sia destinato a cambiare molto rapidamente, più di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni.
Il vento dell’Est
In generale, come negli anni precedenti, il mercato appare ricco di nuovi modelli e nuove motorizzazioni (BEV, HEV), anche se le auto elettriche arretrano, confermandosi la soluzione giusta per pochi che - si legge nella ricerca - risiedono principalmente nelle grandi città. Il dato nuovo, certamente non inatteso ed estremamente significativo, riguarda la rilevanza dei nuovi produttori sbarcati nel nostro Paese, che spostano a Oriente il baricentro del settore.
I costruttori del vicino e lontano Oriente sono destinati a conquistare quote crescenti di mercato, a scapito dei brand tradizionali: le stime prevedono che in Italia la quota dei nuovi produttori toccherà il 4% nel 2030 ed è appurato che dal 2015 a oggi la produzione di 5 milioni e 300mila vetture è già migrata dall’Europa, per lo più verso la Cina.
Parallelamente, emergono nuovi modelli di business e nuovi mix di segmenti, con un’accentuata prevalenza delle motorizzazioni maggiori e l’affermazione di nuovi canali di diffusione, primo tra tutti il noleggio.
Puntare sulle eccellenze italiane
«In un contesto di incertezza come quello attuale, per gli italiani emerge con forza la centralità dell’aspetto economico legato alla mobilità: pur preferendo i marchi europei, un italiano su cinque sta già considerando marchi cinesi e asiatici perché più convenienti, anche se di minore qualità. Il futuro è già qui: l’assetto del mondo automotive si sta spostando velocemente verso Oriente.
In questo contesto è necessario e urgente che l’Italia acceleri gli investimenti sulla filiera auto, riaffermando il proprio ruolo industriale nel comparto: la chiave è puntare sulle eccellenze del Made in Italy (i “Campioni nazionali” del settore) attraverso il progressivo superamento delle vecchie tecnologie, storico fiore all’occhiello del Paese, per sviluppare nuovi centri di eccellenza e competenza nel mondo dell’elettrificazione», afferma Gianluca Di Loreto, Partner Bain & Company.
Crollano gli acquisti
L’analisi conferma la centralità della sostenibilità economica come fattore determinante nelle abitudini di consumo degli italiani: auto e trasporto pubblico sono vincenti grazie alla loro convenienza e flessibilità per tutti i fini di mobilità. Sebbene il loro utilizzo sia previsto in ulteriore espansione anche nel 2023 (insieme alla bici), la sofferenza del mercato - che si traduce in un calo delle immatricolazioni - è confermata dalla minore propensione all’acquisto da parte degli italiani.
Quasi il 60% della popolazione, infatti, non ha preso in considerazione, lo scorso anno, l’acquisto di un bene costoso come l’auto, principalmente per motivi legati all’incertezza economica.
In questo contesto, dunque, incentivi e sconti aggiuntivi, se ben orchestrati, sono l’unico elemento che potrebbe far prendere in considerazione l’acquisto di una nuova auto. Come accennato, i dati dei primi otto mesi del 2023 correggono parzialmente questo dato, senza tuttavia arrivare a incidere in maniera determinante sulla fisionomia complessiva del parco auto degli italiani.
Auto sempre più vecchie
Agli acquisti rimandati nel 2022 corrisponde infatti il crollo delle rottamazioni, calate del 30% rispetto al 2021: quasi mezzo milione di vetture rottamate in meno. La naturale conseguenza di questi fattori è una crescita continua del parco circolante, nonché della sua età media, che ormai ha raddoppiato i livelli di 20 anni fa, superando i 12 anni di età per vettura.
A margine del crollo degli acquisti, cresce in misura significativa il noleggio come canale di acquisizione dell’auto.
«Sempre più spesso, chi cambia l’auto preferisce noleggiarla piuttosto che comprarla. La quota di vendite a privati è ormai in calo da alcuni anni e il noleggio riempie il vuoto grazie ai costi certi e alla possibilità di spalmare su più anni il costo del cosiddetto rischio tecnologico. Il trend, già evidente nel 2022, è destinato a proseguire nel 2023, come mostrano i dati dei primi quattro mesi dell’anno», osserva il Vicepresidente di Aniasa, Italo Folonari.
L’EV costa e non convince
La progressiva elettrificazione sta portando a un graduale disimpegno dei costruttori tradizionali dal segmento delle utilitarie. Il segmento A, storicamente molto rilevante in Italia, con quote pari a un quinto del mercato, ha iniziato ad arretrare, fino a toccare quota 15%, a beneficio dei segmenti auto più grandi (e costosi).
Crolla quindi, almeno per il momento, il mito delle piccole elettriche da città: a oggi i veicoli elettrici ottengono la quota maggiore nei segmenti di vetture medio-grandi. Nelle immatricolazioni del primo trimestre del 2023, la quota BEV nelle vetture medie e grandi è pari a circa il 13% del totale mercato, contro il 2,6% nelle compatte.
Le BEV si confermano, inoltre, più concentrate nelle grandi città. A vincere sono sempre i motori benzina e le auto ibride mild. In termini geografici, il panorama rimane molto frammentato: ad abbassare la media delle EV si conferma il Sud Italia, che non va oltre il 5-6% del mercato complessivo se si sommano BEV e PHEV. Il mercato europeo non se la passa molto meglio, avendo chiuso in negativo del 3,9%, ma con le BEV che salgono dal 10,8% al 14,7% di quota; a trainare sono Germania e Regno Unito, con Italia e Spagna fanalini di coda.
La Cina scala il segmento dell’elettrico
Le esigenze di sostenibilità economica dei consumatori spingono i costruttori dell’Est, sia asiatici sia europei, in grado di produrre auto a costi più competitivi. Per conquistare il mercato del Vecchio Continente, i produttori sfruttano nuove catene di fornitura per contenere i costi, ma allo stesso tempo fanno leva su soluzioni innovative, riposizionandosi sul segmento premium per rispondere alla domanda preponderante sul mercato europeo.
In Cina si affermano nuovi attori nativi EV, che rivolgono la propria offerta al mercato mainstream ma anche nei segmenti top, con alcuni brand asiatici che si sono già piazzati in testa alle classifiche globali della vendita di vetture elettrificate, superando addirittura Tesla.
La classifica dei principali produttori di vetture elettrificate è costellata di marchi cinesi, che hanno ormai sottratto il podio ai player storici: BYD è il primo produttore di auto elettrificate al mondo (Tesla mantiene il gradino più alto nelle BEV). Il grosso delle vendite si registra in Cina, ma la quota acquistata in Europa è in progressivo aumento.
Lo spostamento dell’assetto verso l’Oriente è particolarmente evidente anche sulle quote di produzione, dove l’Europa ha ceduto lo scettro di principale produttore alla Cina, che già oggi ha raggiunto il quarto posto nella classifica dei Paesi con il maggior numero di brevetti in Europa, che vede l’Italia solo undicesima.
Nei prossimi anni, i costruttori dell’Est conquisteranno fette di mercato crescenti (in Italia il 4% al 2030), a scapito dei brand tradizionali del Vecchio Continente. Dal 2015 a oggi il territorio europeo ha già perso la produzione di 5 milioni e 300mila vetture, migrata per lo più in Cina.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2023 di Energia&Mercato