C’è un’esigenza di cambiamento nella mobilità e nei trasporti. Lo ha detto il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, all’apertura del Primo Forum Fuels Mobility, organizzato a Roma a maggio da BFWE - BolognaFiere Water&Energy in collaborazione con Assogasliquidi-Federchimica, Assopetroli-Assoenergia e Unem.
Un cambiamento verso cui spingono le strategie dell’Unione Europea e delle aziende private, abilitato da un’intensa trasformazione tecnologica, e che è stato al centro dei due giorni di interventi e dibattito del Forum.
Il Ministro Pichetto Fratin ha sottolineato che il futuro della mobilità non è univoco, ma occorre percorrere tutte le strade che portano a energia e carburanti puliti. Elettrico, idrogeno, carburanti green. Comprese le possibili alternative all’elettrico, come biocarburanti e biometano, «che stiamo difendendo in Europa perché crediamo che possano rappresentare il futuro dei motori a combustione», ha affermato il Ministro.
Serve diversificare e integrare i vettori energetici più moderni, utilizzando anche i fondi del PNRR. Mentre il Vice Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Galeazzo Bignami, ha approfondito i temi della logistica e dell’accessibilità dei nuovi tipi di mobilità, che non devono escludere le famiglie meno abbienti per le difficoltà di acquistare i mezzi o di pagare l’energia.
Un capitolo a parte riguarda la modernizzazione della rete carburanti, su cui è attivo un tavolo interministeriale coordinato da Massimo Bitonci, Sottosegretario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Diverse le sfide: dal coordinamento delle banche dati degli impianti allo scopo di combattere abusivismo e illegalità, fino a un sistema incentivante per la dismissione e la bonifica dei siti, passando per il riordino della rete autostradale, la sicurezza degli impianti, l’implementazione di nuovi biocarburanti e sintetici e-fuel.
Il trasporto, a livello globale, è responsabile di oltre il 20% delle emissioni e questo dato spiega da solo la grande attenzione alla mobilità sostenibile. La strategia europea, però, ha fissato obiettivi ambiziosi, che sembrano però difficili da raggiungere nei tempi stabiliti.
Diversi relatori hanno poi evidenziato un approccio di Bruxelles troppo “ideologico”, che non tiene in considerazione le peculiarietà e i punti di forza dei singoli Paesi ed esclude alcuni vettori energetici che potrebbe contribuire alla decarbonizzazione dei trasporti.
«La tabella di marcia definita da Bruxelles è ambiziosa ma si tratta di un impianto che pecca di restrittività perché in previsione sarà adottato solo in Europa e non in altri Paesi. Ciò vuol dire una perdita di competitività a livello economico» ha detto Paolo Borchia, eurodeputato coordinatore commissione ITRE del Parlamento europeo, sottolineando come l’impostazione legislativa europea sia basata su «un approccio ideologico e non concreto» che non tiene conto delle specifiche soluzioni che ogni Paese ha già sviluppato mentre «è invece necessaria una neutralità tecnologica con un mix di vettori».
L’Italia, in particolare, deve affrontare sfide importanti per lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, così come per quelle necessarie al rifornimento di idrogeno per autovetture e furgoni. Senza dimenticarsi del trasporto marittimo. Tutti aspetti complessi che fanno apparire gli obiettivi del 2025 e del 2035 difficilmente raggiungibili.
E la specificità della posizione italiana riguarda anche il concetto di “multienergia”: ci sono diversi vettori che possono decarbonizzare il trasporto: GPL, GNL, biometano, efuels, biocarburanti, idrogeno, elettrico. E la loro rilevanza varia anche in base alla tipologia di trasporto: quello su strada ha esigenze molto diverse da quello marittimo o ferroviario.
Per non parlare delle differenti prospettive del trasporto pubblico e privato. L’attività delle aziende su questo fronte è evidente, con investimenti importanti per miscelare carburanti ed espandere i core business a diversi carburanti alternativi.
«Condividiamo il tema dei rischi di scelte univoche. L’industria vuole migliorare le tecnologie esistenti per ridurre le componenti fossili nei carburanti ed arrivare a prodotti decarbonizzati. Per poter fare ciò non bastano il coraggio e le competenze imprenditoriali. Occorre una adeguata legislazione che sia di supporto all’incremento nella produzione di soluzioni bio e rinnovabili e che tenga in considerazione i costi delle tecnologie. Il GPL in questo momento è riconosciuto per le sue qualità ambientali ma anche per un prezzo che lo rende disponibile anche alle famiglie meno abbienti», ha detto nel suo intervento Andrea Arzà, Presidente di Assogasliquidi- Federchimica.
Anche Andrea Rossetti, Presidente di Assopetroli Assoenergia, ha sottolineato la necessità di una «transizione energetica improntata sul principio della neutralità tecnologica, che viaggi sui binari del realismo e della razionalità. Occorre inoltre un approccio sistemico per sanare lo scollamento tra realtà e politiche pubbliche al quale stiamo assistendo. Una transizione votata esclusivamente e dogmaticamente all'elettrico, infatti, non avrà ripercussioni solo sugli operatori della filiera dei carburanti. Il rischio è di mettere a repentaglio la sopravvivenza di interi settori industriali europei, sacrificando posti di lavoro, expertise e ricchezza, in favore degli interessi dei Paesi del far east, che detengono il monopolio delle supply chain dell'elettrico».
Marina Barbanti, Direttore Generale Unem, si è invece soffermata sulla decisione UE rispetto allo stop ai motori a combustione interna, ad eccezione degli efuels. Una decisione che «è stata sempre molto chiara, cioè quella di vietare per legge alcune tecnologie che oggi anzi sono in grado di garantire la transizione nella decarbonizzazione dei trasporti. Decisione incomprensibile che ci espone a diversi rischi, sia industriali che sul fronte della sicurezza degli approvvigionamenti». Barbanti ha spiegato poi che «l’introduzione degli e-fuel per alimentare un motore a combustione interna dopo il 2035 è positiva a metà, perché ci sono anche altri prodotti carbon neutral oggi lasciati fuori, come i biocarburanti e i recylced carbon fuels, che possono dare un contributo decisivo alla decarbonizzazione. Deve valere il principio della neutralità tecnologica».
La due giorni del Forum Fuels Mobility ha visto circa 500 partecipanti in presenza e in streaming tra rappresentanti istituzionali, aziendali, delle associazioni di categoria, giornalisti ed esperti del settore. 50 i relatori coinvolti.
L’evento ha visto il sostegno di 14 Sponsor e Supporter e ha ottenuto 33 patrocini da parte di ministeri, istituzioni, organizzazioni pubbliche e private, associazioni di settore. 17 i media partner, tra cui Energia&Mercato.