Alla vigilia della pandemia, i trend della nuova mobilità sembravano destinati a segnare la parabola discendente dell’auto privata. Nuove abitudini spingevano lo sviluppo di servizi di sharing, la diffusione dei veicoli leggeri, prevalentemente elettrici, che insieme al rafforzamento della rete di trasporto pubblica e il rinnovamento delle flotte delle urbane e interurbane prefiguravano la transizione verso una mobilità multimodale. Con l’entrata in scena dei mezzi elettrici a guida autonoma a rafforzare la transizione verso sistemi di trasporto innovativi, più ecologici e sostenibili anche dal punto di vista economico. L’avanzata dell’auto elettrica pareva destinata a concretizzarsi rapidamente, a fronte di una crescita massiccia dell’infrastruttura di ricarica, spinta dalle direttive europee e dalle grandi utility nazionali, pronte a cogliere le opportunità di un mercato dalle potenzialità enormi e a stringere accordi internazionali per massimizzare il risultato.
Pandemia, la brusca frenata
La crisi Covid ha tirato il freno a mano sui processi in atto e la ripartenza ha innescato addirittura la retromarcia: oggi gli scenari paiono cristallizzati in un involontario ritorno al passato, nel quale i timori per la diffusione del contagio si sommano agli effetti dell’immobilità imposta dal lavoro a distanza. Superato il primo lockdown e nel guado delle ondate successive, l’Italia ha riacceso i motori. Ma gli italiani sono tornati a muoversi come nel periodo pre-Covid: riportando, cioè, l’auto privata in testa alla classifica dei mezzi preferiti per gli spostamenti, con 2 italiani su 3 che la usano abitualmente, disertando i mezzi pubblici, usati dal 42% dei cittadini anche in città dotate di reti efficienti, e ricorrendo alle forme di mobilità alternativa come monopattini e bici elettriche in misura meno rilevante rispetto alle aspettative.
Nuove esigenze o abitudini consolidate?
Queste e altre significative evidenze sono emerse da una ricerca condotta nei mesi scorsi da ANIASA, associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, in collaborazione con la società di consulenza strategica Bain & Company. “L’Italia riaccende i motori della mobilità – Nuove esigenze o abitudini consolidate?”: per rispondere a questa domanda e per chiarire in che modo l’emergenza pandemica abbia mutato le abitudini di mobilità degli italiani, verificando in che misura le nuove forme di mobilità green offriranno una concreta alternativa all’auto, è stata realizzata un’indagine su un campione rappresentativo di 1.000 residenti nelle principali città italiane, intervistati nel mese di maggio 2021.
Si torna al lavoro, in auto
Archiviata la fase più dura dell’emergenza, con una quota preponderante di lavoratori attivi da remoto, molte aziende hanno cominciato a richiamare i dipendenti in sede, facendo calare a 2 giorni la media settimanale di lavoro da casa. E proprio chi lavora meno da remoto oggi tende a usare maggiormente l’auto personale, più che in passato, a fronte di un drastico calo del trasporto pubblico locale. In particolare, l’auto privata è il mezzo prediletto da chi si muove in periferia, dove tipicamente il trasporto pubblico è meno capillare ed efficiente, e dai pendolari. Sul fonte opposto, car sharing e monopattini sono usati soprattutto da chi lavora da casa per più di 3 giorni alla settimana.
Più auto, meno vendite
Il maggiore ricorso all’auto di proprietà non si è tradotto, tuttavia, in un aumento delle vendite: il mercato ha subito una forte contrazione, con un crollo che nei primi 5 mesi del 2021 non ha recuperato le perdite del 2020, traducendosi in un calo del 28% rispetto ai livelli del 2019. Dal canto suo l’auto elettrica, che ha registrato livelli di crescita maggiori rispetto agli altri segmenti, viene acquistata quasi esclusivamente nelle metropoli del Centro-Nord Italia e nel contesto delle flotte aziendali.
Auto elettrica solo al nord
Pur restando in testa alle scelte dei consumatori, nel 2020 le auto endotermiche tradizionali hanno registrato un drastico calo delle immatricolazioni, passando dall’84% dell’anno precedente al 71%. Un calo assorbito quasi del tutto dall’ibrido, cresciuto dal 6 al 18%, a fronte delle alimentazioni a gas stabili al 9% e alla lieve crescita dell’elettrico puro, passato dallo 0,6% del 2019 al 2,3% del 2020. Una diffusione lenta, specie se confrontata con il 6-7% di Francia e Regno Unito e al 54% della Norvegia, spinta soprattutto dal 5% registrato nelle grandi città del Nord Italia, dove viene acquistato soprattutto per le flotte aziendali, mentre nel resto del Paese la percentuale si ferma al 2%. I privati che comprano veicoli alla spina non superano l’1,7%, con la media dei veicoli a batteria elettrica che scende addirittura all’1% al Sud, dove il 13% preferisce GPL e metano. Il 51% dei consumatori indica l’elevato costo del veicolo alla base di questa ritrosia verso l’elettrico, problema evidentemente non risolto dagli incentivi.
La micro-mobilità? Non è alternativa ma complementare
Crescono gli spostamenti in bicicletta, un mezzo che solo nel 2020 a registrato un boom di acquisti, con 2 milioni di nuove vendite. Anche i monopattini elettrici, con 125.000 pezzi venduti nei primi 7 mesi del 2020, corrono nella crescita, con molti nuovi operatori che nel giro di pochi mesi hanno attivato servizi di sharing a Milano e Roma. Ma chi utilizza assiduamente auto e monopattini in sharing non possiede un’auto personale e ricorre spesso anche al trasporto pubblico: un dato che rende evidente come la micro-mobilità non sostituisca l’auto privata che – si legge nella ricerca – agli occhi del pendolare che si muove tutti i giorni resta la migliore soluzione per flessibilità e costi di gestione insieme al trasporto pubblico, senza di fatto reali alternative.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2021 di Energia&Mercato