Idrogeno verde e power-to-x, l’altra strada alla decarbonizzazione della mobilità

I temi della decarbonizzazione e dell’elettrificazione della mobilità sono stati affrontati in una delle sessioni dell’evento Next Generation Mobility recentemente concluso. La decarbonizzazione, o almeno la carbon neutrality, rappresentano il futuro dell’economia europea e in particolare del settore della mobilità. La via principale sembra quella dell’elettrificazione almeno nel trasporto terrestre, ma quale sia il mix di tecnologie che prevarrà da qui al 2050, data fissata dall’Unione Europea per la carbon neutrality, non è stabilito a priori.

L'attenzione all'idrogeno cresce da due anni

Negli ultimi due anni l’utilizzo dell’idrogeno è ritornato alla ribalta, a seguito dalla constatazione che in molti settori la soluzione a batterie non sia applicabile. Il trasporto navale e il trasporto pesante e a lungo raggio su strada non si prestano all’elettrico a batteria per i tempi di ricarica e la penalizzazione della frazione di carico utile.

UE in testa

Nel luglio del 2020 è scoccata per l’Europa l’ora dell’idrogeno, pilastro della Next Generation Europe. Marcello Barricco, professore dell’Università di Torino, ha tratteggiato i punti principali della strategia europea, che mira entro il 2030 a produrre 10 milioni di tonnellate di idrogeno verde con l’installazione di elettrolizzatori alimentati da elettricità da fonti rinnovabili per una potenza di 40 Gwatt.

3.640 milioni per l'idrogeno nel PNRR

Per l’idrogeno sono previsti investimenti di circa un miliardo di euro, oltre al Recovery Fund. Marcello Capra, Delegato SET Plan del MITE, ha spiegato che gli investimenti relativi all’idrogeno nel PNRR ammontano a 3.640 milioni. La mobilità nel breve termine è prioritaria, con 530 milioni per il segmento di utilizzo di questo tipo, di cui 230 milioni per la realizzazione di stazioni di servizio sulle direttrici del Brennero, lungo la Torino-Trieste e nei tratti transfrontalieri.

Il 5,7% dei mezzi su gomma a idrogeno entro il 2030

L’obiettivo è raggiungere entro il 2030 una penetrazione del 5,7% dell’idrogeno nel settore dei trasporti su gomma a lungo raggio. Altri 300 milioni di euro sono destinati alla sostituzione dei locomotori diesel con macchine a celle a combustibile in alcune tratte non elettrificate della rete ferroviaria italiana, che oggi sono il 10% del totale.

Fino a 7,5 miliardi di PIL dall'idrogeno

Le università e le aziende si stanno mobilitando. Jonathan Donadonibus di The European House-Ambrosetti ha affermato che in tutti e quattro i segmenti cruciali la filiera italiana è nelle posizioni leader in Europa. Questo può far sì che nel 2030 il PIL aggiuntivo legato all’idrogeno nel settore industriale arrivi a 4,5-7,5 miliardi di euro.

I distretti dell'idrogeno

Non stupisce quindi che diversi territori si candidino come ospiti di distretti dell’idrogeno. Quello piemontese è in prima linea. Anche le singole aziende sono pronte ad accettare la sfida. Bosch sta lavorando sull’idrogeno e sugli e-fuel. Punch Torino sta lavorando su tre fronti, produzione, logistica e utilizzo per la mobilità anche in ambito navale. Iveco Bus vede l’elettrico a idrogeno come la prossima tappa della decarbonizzazione dei trasporti collettivi su gomma.

Toyota sta realizzando un’intera città, Woven City, con energia e mobilità totalmente a zero emissioni. Infine, l’imprenditore Marco Levi ha evidenziato il carattere cogenerativo delle celle a combustibile, che producono in modo integrato elettricità e calore.