La produzione di veicoli elettrici made in USA migra in Messico. È qui, nella cittadina settentrionale di Santa Catarina, vicino a Monterrey, che Tesla sta per inaugurare una gigafactory nella quale ha investito 5 miliardi di dollari.
La notizia conferma l’ascesa del Messico tra i partner commerciali degli Stati Uniti, per effetto della tendenza al cosiddetto “friendshoring”, termine che indica una consapevole politica di incoraggiamento commerciale verso Paesi vicini in un momento in cui le tensioni geopolitiche globali rischiano di avere ripercussioni sull’andamento dell’economia.
Se, dunque, fino al 2022 la Cina e prima ancora il Canada erano i principali interlocutori degli Stati Uniti, nel 2023 il Messico si è attestato al primo posto tra i Paesi che hanno esportato beni negli USA.
Stando all’analisi di Lisa Thompson, gestore di portafoglio azionario di Capital Group, nei prossimi anni la posizione del Messico è destinata a migliorare ulteriormente, dal momento che le società intenzionate ad accedere al mercato statunitense hanno il vantaggio di una forza lavoro qualificata a costi interessanti, oltre che solide infrastrutture nel nord e un facile accesso al petrolio e al gas naturale statunitensi, relativamente poco costosi.
Non a caso, dopo la decisione di Tesla di costruire una nuova fabbrica di VE in Messico, la cinese BYD, sua diretta concorrente, ne ha seguito l’esempio, in un processo già peraltro intrapreso da anni da Ford, General Motors, BMW, Daimler, Toyota e Honda, che esportano negli USA il 75% delle auto assemblate in Messico.
Il Messico, prosegue Thompson, vive una sorta di rinascimento industriale, con il rilancio della spesa su vasta scala dopo decenni di scarsi investimenti, specie nel settore edile, del riscaldamento e della climatizzazione, nonché nei trasporti e nelle attività correlate.
Da qualche tempo, infatti, pur non abbandonando le forniture cinesi, per anni esclusive, molte multinazionali hanno imboccato la via della diversificazione per tutelare le proprie catene di approvvigionamento.
Di qui i vantaggi per il Paesi emergenti come il Messico, il cui Indice MSCI Mexico è salito di oltre il 40% nel 2023, superando l'Indice S&P 500 dei titoli statunitensi di ben 14 punti percentuali.
In passato, l’economia messicana ha avuto la tendenza a crescere più o meno in linea con quella statunitense, con una crescita media modesta dell'1%-2% del PIL all'anno negli ultimi due decenni.
Negli ultimi anni, invece, l’economia messicana è cresciuta a un tasso due o tre volte superiore, per effetto della ripresa post COVID e per la crescita degli scambi commerciali con gli Stati Uniti e la riformulazione degli accordi di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada.
Al Paese restano tuttavia molte sfide da affrontare, prima tra tutte la disparità tra l’area settentrionale, più sviluppata e dotata di infrastrutture adeguate, e quella meridionale, più povera e arretrata.