Trasporti green. Quale futuro per i treni a idrogeno?

Treni a diesel addio? Secondo Roland Berger è una possibilità. L’impegno dell’UE contro il climate change sta infatti coinvolgendo anche la rete ferroviaria, a oggi servita da convogli a diesel per circa il 40% delle principali linee. Nel futuro c’è spazio per i treni a idrogeno.

Cosa sono i convogli FCH?

C’è ancora molta strada da fare però, ci informa lo studio “The use of fuel cells and hydrogen in the railway environment” firmato Roland Berger. Oggi infatti il 20% di tutto il traffico su rotaia in Europa è alimentato con motori a diesel. Con conseguenti impatti ambientali. I treni a idrogeno sono invece una novità per il mercato: i convogli utilizzano tecnologie a idrogeno e celle a combustibile. Da qui l’acronimo FCH (Fuel Cells and Hydrogen).

Treni a idrogeno alla conquista del mercato

Secondo Roland Berger, i treni FCH hanno tutte le carte in regola per conquistare il mercato: entro un decennio o poco più, un treno su cinque sarà alimentato con sistemi FCH. E i treni a idrogeno potrebbero aggiudicarsi un market share intorno al 20%, andando quindi a competere con le tecnologie diesel ed elettrica (catenaria).

Europa Centrale e Settentrionale alla guida della trasformazione

Tra i vari Paesi europei, saranno quelli dell'Europa Centrale e Settentrionale a trainare il mercato, al lavoro sui cosiddetti multiple-unit alimentati a FCH. In seguito altri Stati, che lo studio definisce Newcomer, faranno leva sulle tecnologie già sviluppate per concentrarsi sul mercato dei locomotori di manovra (Shunters). Altri Paesi, i cosiddetti Later Adopter, invece garantiranno la restante crescita della domanda.

Quale ruolo per l’Italia?

L'Italia è tra i Newcomer, spiega Francesco Calvi Parisetti, Partner di Roland Berger Italia, che aggiunge: «si può prevedere, per il nostro Paese, un ruolo importante nel retrofit dei locomotori da manovra e anche nelle multiple-unit per alcune linee diesel a bassa frequentazione».

Oltre 30 ostacoli

Le barriere però non mancano. Sono oltre 30, secondo lo studio, quelle da superare perché la tecnologia a idrogeno possa affermarsi. A cominciare dalla messa a punto di un design & engineering standardizzato e collaudato, dall'affidabilità delle componenti FCH, oltre che dal sistema adeguato di stoccaggio delle batterie e dell'idrogeno.