La mobilità elettrica trasformerà le stazioni di servizio

Stazioni di Servizio ricarica elettrica

Le stazioni di servizio del futuro saranno completamente diverse da quello che conosciamo. Al London Electric Vehicle Show abbiamo intervistato Andrew Bennett, CEO di EVolve, azienda del Gruppo Vontier.

La multinazionale, specializzata in mobilità e tecnologie, serve le stazioni di servizio “tradizionali” da decenni. E sta seguendo in prima linea la loro evoluzione verso i nuovi paradigmi della mobilità elettrica.

AG. Perché le stazioni di servizio cambieranno radicalmente nei prossimi anni?

AB. I nostri clienti si preparano a cambiamenti enormi in seguito alla elettrificazione. Possiamo già vedere qualche esempio in Scandinavia, dove alcune stazioni di servizio rispondono già a questo nuovo modello.

Per fare il pieno a una macchina a combustibile fossile ci vogliono al massimo 10 minuti. Alcune sessioni di ricarica di un veicolo elettrico, invece, durano almeno 35 o 40 minuti.

Per la stazione di servizio è un cambiamento drastico. I clienti ci passeranno molto più tempo e dovranno trascorrerlo in qualche modo.

AG. Hai menzionato alcuni esempi scandinavi. Che cosa possiamo imparare da quei modelli?

AB. Innanzitutto, che nel tempo di ricarica i clienti potrebbero acquistare prodotti e servizi premium. In Norvegia e in Svezia ci sono stazioni di ricarica che offrono il wifi gratuito, parchi giochi per i bambini e attività di ogni genere.

La specifica offerta di servizi dipende dal luogo in cui si trova la stazione di servizio. Un’area urbana è diversa da una grande arteria autostradale sia per collocazione sia per le esigenze delle persone che si trovano in viaggio.

L’elemento in comune è il nuovo comportamento del cliente, causato dall’elettrificazione della mobilità.

AG. Molte stazioni di servizio si trovano all’interno di aree urbane, con spazi limitati per espandersi. Non sarà facile, per queste realtà.

AB. E nel periodo di transizione tra combustibili fossili e carica elettrica, il problema sarà ancora più complesso, perché per lungo tempo bisognerà prevedere aree per entrambe le tipologie di veicoli.

Non tutte le occasioni di ricarica sono uguali. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’85% delle ricariche è domestica: il cliente la fa a casa propria, con un punto privato dedicato e nei tempi che preferisce.

Poi c’è la ricarica a destinazione. Arrivi da qualche parte e metti la macchina in carica mentre fai altro. Un centro commerciale, ad esempio, o un grande ufficio dove passerai magari diverse ore della tua giornata. Anche in questo caso, c’è molto tempo.

Infine c’è la ricarica on the go, in viaggio. E in questo caso l’esperienza cliente cambierà moltissimo e dipenderà molto dalla velocità delle tecnologie di ricarica.

Alcune stazioni di servizio di oggi soffriranno per la loro posizione con il passaggio all’elettrico: chi vorrebbe passare 40 minuti nel mezzo del nulla, senza niente da fare?

Altre, invece, saranno molto affollate a causa del traffico e dei tempi allungati di ricarica. Alcune chiuderanno e altre apriranno.

AG. È solo una questione di riorganizzare gli spazi e la collocazione geografica delle stazioni di servizio?

AB. No, c’è anche un tema di capacità energetica. In alcune aree molto abitate e con un forte traffico il vero problema sarà la capacità della rete di ricaricare contemporaneamente tutte quelle automobili, specie con infrastrutture a elevata velocità. In alcune aree, questo potrebbe porre un limite al numero di punti di ricarica.

AG. La transizione tra combustibili fossili e alimentazione elettrica durerà anni. Nel frattempo, però, le stazioni di rifornimento dovranno attrezzarsi per rispondere alle esigenze di entrambi i gruppi di clienti. A gestire le stazioni di ricarica elettrica del futuro saranno gli stessi operatori di oggi? O vedremo la nascita di nuove aziende specializzate?

AB. Vediamo già attori non tradizionali sul mercato e ne vedremo di certo altri. Negli Stati Uniti lavoriamo con Evgo e con Electrify America, che non hanno mai avuto a che fare con i combustibili fossili. E lo stesso vale per alcune aziende scandinave.

Ma vedremo certamente anche i player tradizionali riposizionarsi per servire anche i veicoli elettrici. Mi aspetto quindi un incremento della competizione.

AG. Le stazioni di servizio tradizionali, però, hanno degli asset da gestire e migliorare. Dove dovrebbero investire?

AB. Visitiamo molte stazioni di servizio nativamente elettriche per farci un’idea di che cosa funziona e cosa no. Circle K e Shell Recharge, secondo me, sono due ottimi esempi.

Innanzitutto, offrono spazi sicuri. Sembra banale, ma per passare 40 minuti in un posto devi sentirti al sicuro. Ci sono stazioni di rifornimento piuttosto isolate, in cui difficilmente qualcuno vorrebbe passare del tempo da solo.

Le stazioni di Circle K e Shell Recharge, invece, offrono diverse scelte per bere o mangiare qualcosa, aree di gioco per i bambini, alcune hanno persino una palestra all’aperto, se vuoi tenerti in forma.

Circle K ha anche una app che offre sconti e offerte a chi si trova nella stazione di servizio.

AG. Nel destination charging, la ricarica a destinazione, rientrano anche strutture dove ci fermiamo per un’ora o due, come negozi e ristoranti. In che modo possono contribuire al network di ricarica e, magari, attirare clienti?

AB. Se vuoi usare un punto di ricarica a destinazione, devi poterlo prenotare e devi avere la certezza che sia disponibile e funzionante.

Servono aziende di software che aiutino gli operatori di ricarica a gestire il network di colonnine. Consentendo, ad esempio, di prenotarle. Ma anche sviluppando funzionalità di monitoraggio per capire se un punto di ricarica funziona o meno.

Per controllare i costi di manutenzione serve la possibilità di resettare da remoto un postazione, ad esempio, e di sistemare alcuni errori senza un intervento umano in loco. Una specie di network che si auto-manutiene.