Alpiq ha appena celebrato i 25 anni di attività in Italia, secondo mercato più importante dopo quello domestico svizzero. L’azienda mantiene una tripla anima: produzione di energia, trading e energy solutions.
Sul mercato italiano, circa 770 MW di impianti propri e 500 MW di impianti di terzi e fornisce ogni anno circa 6 TWh a grandi clienti industriali.
Al Key Energy 2026 abbiamo commentato con Massimiliano Bignami, Vicepresidente di Alpiq Energia Italia, le ultime novità relative al mercato italiano.
AG. L’arrivo del FER-X ha chiarito le regole del gioco nelle rinnovabili: come vede lo scenario italiano nei prossimi anni?
MB. Devo premettere che Alpiq è partita piuttosto tardi nello sviluppo di impianti fotovoltaici ed eolici; a un certo punto abbiamo deciso di fermarci, perché non disponevamo di una massa critica sufficiente a sviluppare questa tecnologia.
Abbiamo comunque un portafoglio piuttosto importante di asset rinnovabili: si tratta di circa 200 MW di eolico in Sicilia. E non abbiamo nessuna intenzione di venderli, anzi: proprio in questo momento stiamo facendo repowering dell’impianto.
In questa prospettiva, il FER-X è uno strumento che fornisce al mercato segnali chiari e di lungo termine. E che sfrutteremo nella gestione degli asset esistenti, insieme agli altri strumenti a disposizione. Comprese le nostre competenze di trader internazionale, che ci permettono di gestire il rischio di mercato.
AG. Una novità molto recente è il Decreto Bollette…
MB. Credo che in ottica europea, e quindi sui paesi confinanti con l’Italia, Svizzera compresa, questo Decreto avrà un impatto importante.
C’è un aspetto delicato, però, ed è quello dell’incertezza. La revisione del meccanismo ETS, introdotta dal decreto, dovrà essere sottoposta all’approvazione europea. Che non è affatto scontata.
Il mercato, però, ha già anticipato gli effetti di questa misura e abbiamo visto delle riduzioni e dei rimbalzi dei prezzi. Questa incertezza non aiuta, in questo momento, la definizione di strategie di medio e lungo termine.
AG. A proposito di impianti e bollette: negli ultimi anni sembra esserci un paradosso. Da un lato, i cittadini chiedono tariffe più leggere. Dall’altro, si moltiplicano i fenomeni Nimby e l’opposizione agli impianti di produzione di energia rinnovabili.
MB. La cosa più difficile, non solo in Italia, è sviluppare, partire cioè da zero per ottenere una valutazione di impatto ambientale positiva, un’autorizzazione e andare poi a realizzare effettivamente l’infrastruttura.
Nel nostro repowering, ad esempio, andremo a sostituire pale ormai obsolete, per installare degli aerogeneratori nuovi. Ne ridurremo il numero, perché saranno più efficienti e produrranno più energia. Saranno più alti e più visibili, malL’impatto ambientale sarà relativamente basso.
Nella nostra esperienza serve dialogare in modo costruttivo con le autorità locali, ,magari accompagnati da professionisti, raccontandosi come realtà industriale e solida, che intende restare sul territorio per operare i propri impianti. E spiegare la ricaduta sul territorio. Questo confronto porta, seppur lentamente, al traguardo.
AG. Mi fa un esempio?
MB. Abbiamo concordato con la Regione Sicilia che installeremo delle telecamere a infrarosso e antincendio su alcune delle nostre pale eoliche. C’è infatti un grosso problema di incendi, soprattutto nel sud dell’isola, e utilizzare le “infrastrutture” private già esistenti per aiutare il pubblico e la popolazione ci è sembrato un modo costruttivo e intelligente di concretizzare questo dialogo.
AG. Per le imprese, i PPA resteranno lo strumento privilegiato per cercare di controllare il costo dell’energia?
MB. Questo tema rientra nelle nostre attività di energy solutions, che struttura deal complessi per andare incontro alle esigenze di produttori, che non hanno le nostre capacità di trading, e dei nostri clienti.
I PPA sono uno degli elementi della nostra offerta commerciale in questo ambito, parliamo di contratti di prelievo e fornitura a lungo termine che hanno l’obiettivo di cercare di stabilizzare il prezzo e di aiutare i soggetti che hanno meno dimestichezza con le dinamiche del mercato energetico a “minimizzare” il rischio legato al prezzo.
Alpiq ha certamente l’obiettivo di crescere ancora in questo mercato.
AG. State lavorando sul tema dello storage?
MB. La flessibilità e lo stoccaggio sono pilastri della nostra strategia, sia come sviluppo di nostri asset sia come gestione di asset di terzi. Le nostre radici affondano nella competenza svizzera nell’idroelettrico e, quindi, anche i sistemi di pompaggio.
E stiamo esportando il nostro know-how anche in altri paesi. Abbiamo da poco acquisito il progetto di pompaggio Navaleo, autorizzato e sviluppato, in Spagna: parliamo di un impianto da 530 MW, assolutamente rilevante, in cui investiremo centinaia di milioni di euro nei prossimi anni.
E stiamo cercando opportunità simili anche in altri paesi, compresa l’Italia.
Per quanto riguarda, invece, le batterie, abbiamo l’obiettivo di arrivare a qualche GW in esercizio entro la fine di questo decennio. Abbiamo un’unità dedicata, a livello europeo, che sta sviluppando o acquisendo batterie dove troviamo delle opportunità interessanti.
Abbiamo due batterie già in esercizio (una in Finlandia e una in Francia) e altri progetti in corso, tra cui una pipeline di 400 MW in Germania, oltre che un altro in sviluppo in Italia.
Puntiamo anche a lavorare come gestori di asset terzi, quindi sviluppatori e investitori che, ad esempio, non sono riusciti ad accedere al Macse o non ci riusciranno in futuro. Oppure otterranno dei segnali di prezzo non in linea con le loro aspettative.
AG. E come vedete, invece, le prospettive per l’idrogeno?
MB. In Svizzera, Alpiq è partita con le prime iniziative con un certo anticipo e abbiamo anche acquisito la maggioranza di uno sviluppatore in Finlandia. Purtroppo, oggi il mercato non è pronto per il futuro: non c’è incontro tra domanda e offerta. Pertanto, continuiamo a esaminare le attività commerciali nel settore dell’idrogeno e le porteremo avanti qualora le condizioni di mercato e normative lo permettano.