Rinnovare almeno un terzo degli impianti idroelettrici. Ecco la priorità per chi gestisce la principale fonte rinnovabile in Italia: una sfida da affrontare al più presto per raggiungere gli obiettivi fissati dall’UE in vista del 2030.
Un investimento da 5,5 miliardi di euro
A dirlo è un recente studio di Althesys dal titolo “L'idroelettrico crea valore per l'Italia”. Dare nuova linfa a un terzo degli impianti sicuramente richiede investimenti notevoli: servono circa 5,5 miliardi di euro. Ma i risultati sono promettenti: entro il 2030 l’Italia potrà raggiungere nuova produzione da 3,4 TWh. La manutenzione delle centrali idroelettriche permetterà inoltre di non perdere 6 TW di generazione, altrimenti sprecati per via delle inefficienze.
Perché rinnovare gli impianti
Il parco idroelettrico attuale fornisce oggi, secondo lo studio, il 16,5% dell’elettricità nazionale e il 42% di tutte le fonti rinnovabili: è composto da circa 3.700 impianti, per una potenza di 18,5 GW e una produzione normalizzata di circa 46 TWh/anno. Ma si tratta di impianti che risalgono al dopoguerra: prima che il termoelettrico prendesse il sopravvento, erano le centrali idroelettriche a fornire la maggior parte dell’elettricità.
6,7 GW di capacità da ammodernare
Solo il 42% della capacità realizzata prima del 1960 è stata ammodernata, con 6,7 GW potenzialmente ancora da rinnovare e potenziare. Gli interventi più semplici, in parte già effettuati, riguardano turbine e parti elettromeccaniche, mentre sulle cosiddette opere bagnate (come la messa in pressione di canali e gallerie) gli interventi sono più complessi e costosi.
L’incertezza normativa frena gli investimenti
Investire nel rinnovamento è quindi fondamentale, anche se sono diverse le incertezze normative che pesano sull’idroelettrico e frenano lo stanziamento di nuove risorse. La soluzione potrebbe essere adottare strumenti di sostegno agli investimenti con tariffe dedicate a specifici contingenti. Oltre alla creazione di un mercato dell’accumulo energetico per gli impianti a pompaggio.