Dallo storage al biometano: il piano di Axpo Italia nella Generation and Distribution

il piano di Axpo Italia nella Generation and Distribution
Simone Demarchi, Amministratore Delegato di Axpo Italia

C’è molto Mezzogiorno nella strategia di Axpo Italia in ambito Generation and Distribution. Dallo storage elettrico al biometano, l’azienda investirà nei prossimi anni oltre 200 milioni di euro per rispondere alla crescita delle rinnovabili intermittenti e alla necessità di una rete più flessibile.

Abbiamo intervistato Simone Demarchi, Amministratore Delegato di Axpo Italia, per fare il punto sulle ultime iniziative e sui progetti in arrivo.

AG. La scorsa estate, Axpo Italia ha annunciato il suo primo progetto di battery storage a Rizziconi, in Calabria, in partnership con e-STORAGE. Perché avete scelto proprio il sud Italia per questo debutto e quali caratteristiche della rete calabrese lo rendevano un banco di prova ideale?

SD. La scelta di Rizziconi nasce dall’incontro tra una visione strategica di medio-lungo periodo e condizioni particolarmente favorevoli alla realizzazione del progetto.

Nel sud Italia la crescita della produzione fotovoltaica rende sempre più necessario disporre di sistemi capaci di assorbire l’energia nelle ore di maggiore disponibilità e restituirla alla rete quando il sistema ne ha bisogno.

La Calabria presenta una crescente presenza di generazione rinnovabile e, di conseguenza, un maggiore fabbisogno di flessibilità locale. In questo contesto, lo storage può contribuire a ridurre le congestioni e la mancata valorizzazione dell’energia rinnovabile, offrendo al tempo stesso servizi di bilanciamento utili alla stabilità del sistema.

Rizziconi rappresentava quindi una localizzazione particolarmente coerente per il nostro debutto nel battery storage italiano. Il progetto ci consente inoltre di valorizzare una centrale già importante per la sicurezza energetica del territorio, integrandola con una nuova infrastruttura funzionale alla crescita delle rinnovabili.

AG. Il sistema BESS di Rizziconi sfrutta l'interconnessione già esistente della centrale a ciclo combinato. Quanto conta, nella strategia di Axpo, la possibilità di riutilizzare asset di generazione convenzionale già presenti sul territorio per accelerare lo sviluppo di nuove infrastrutture di flessibilità?

SD. Conta molto, perché permette di mettere a sistema competenze, infrastrutture e connessioni già esistenti, riducendo la complessità dello sviluppo e accelerando l’integrazione delle nuove tecnologie.

La transizione energetica richiede una progressiva evoluzione del ruolo degli asset convenzionali. Le centrali a ciclo combinato continueranno a contribuire alla sicurezza, alla programmabilità e ai servizi di rete in un sistema caratterizzato da una quota crescente di produzione intermittente; affiancare a questi impianti sistemi di accumulo permette di rispondere in maniera più efficace alle nuove esigenze del mercato elettrico.

A Rizziconi utilizziamo quindi un’interconnessione consolidata per introdurre una nuova infrastruttura di flessibilità, creando complementarità tra generazione programmabile e storage. È un approccio pragmatico, che valorizza un asset di proprietà dell’azienda e ne rafforza il ruolo nel sistema energetico del futuro.

AG. Il progetto e-STORAGE viene descritto come il primo passo di una collaborazione più ampia in Europa. Quali sono i prossimi passi per Axpo Italia sul fronte battery storage: nuovi impianti, altre regioni, altre taglie di progetto?

SD. Rizziconi è il primo progetto BESS di Axpo in Italia, ma si inserisce in una strategia più ampia del Gruppo, che considera lo storage una componente strutturale del futuro sistema elettrico europeo.

In Italia stiamo valutando ulteriori opportunità, sia attraverso la valorizzazione di asset esistenti sia tramite lo sviluppo di nuovi progetti. Localizzazioni e dimensioni dipenderanno dalle esigenze della rete, dalla disponibilità delle connessioni, dalla solidità industriale delle iniziative e dall’evoluzione del quadro normativo.

Il nostro obiettivo non è infatti quello di crescere esclusivamente in termini di numero o taglia degli impianti, ma di costruire un portafoglio equilibrato di progetti sostenibili realmente utili al sistema elettrico. In questo percorso saranno determinanti l’evoluzione del MACSE, le modalità di partecipazione dello storage ai diversi mercati e la disponibilità di regole chiare e tempi certi.

AG. Parallelamente, a luglio avete avviato la prima immissione di biometano in rete dall'impianto di Grottole, in Basilicata. Qual è la strategia di Axpo nell’ambito del biometano? E che ruolo gioca nel portafoglio italiano rispetto ad altre tecnologie come le batterie, nella vostra strategia di crescita nel Paese?

SD. Il biometano è una componente importante della strategia di Axpo perché unisce decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti, economia circolare e valorizzazione dei territori.

Con Grottole abbiamo portato a compimento un progetto acquisito nel 2024 in fase ready-to-build, realizzando il primo impianto interamente di proprietà di Axpo a immettere biometano nella rete italiana. A regime produrrà circa 45 GWh di energia rinnovabile all’anno, un volume equivalente al consumo di gas di circa 3.200 famiglie, contribuendo a evitare approssimativamente 9.000 tonnellate di emissioni di CO₂ ogni anno rispetto all’impiego di gas naturale.

Biometano e batterie rispondono a esigenze differenti e complementari: lo storage elettrico favorisce l’integrazione della produzione rinnovabile intermittente e fornisce flessibilità alla rete, il biometano mette invece a disposizione una fonte energetica rinnovabile e programmabile, valorizzando sottoprodotti agricoli e contribuendo alla decarbonizzazione dei settori nei quali l’elettrificazione risulta più complessa.

La nostra strategia si basa quindi sulla combinazione di più soluzioni, applicate nei contesti in cui possono generare il maggiore valore per il sistema, le imprese e i territori. Riteniamo che il biometano possa contribuire in modo concreto alle politiche di decarbonizzazione previste dal PNIEC, valorizzando al tempo stesso le filiere agricole italiane.

AG. L'impianto di Grottole valorizza sottoprodotti agricoli del territorio, in un modello di economia circolare. Quali sono le sfide principali – normative, logistiche, di filiera e di dialogo con il territorio – nel replicare questo modello in altre regioni italiane?

SD. Un progetto di biometano richiede una valutazione che integri la dimensione tecnologica con quella economica e ambientale, poiché la sua sostenibilità dipende dalla capacità di costruire una filiera stabile, tracciabile e strettamente connessa al territorio.

Il primo elemento è la disponibilità continuativa di sottoprodotti agricoli idonei, raccolti entro distanze compatibili con l’efficienza ambientale ed economica dell’impianto. Questo richiede rapporti di lungo periodo con le aziende agricole, una logistica organizzata e una programmazione capace di garantire qualità e continuità degli approvvigionamenti.

A questi aspetti si aggiungono i percorsi autorizzativi, la connessione alla rete gas e la necessità di un quadro normativo e incentivante stabile. Gli investimenti hanno orizzonti pluriennali e devono poter contare su regole chiare, tempi prevedibili e condizioni che garantiscano la bancabilità dei progetti.

È inoltre fondamentale il dialogo con le comunità e le amministrazioni locali. Occorre spiegare con trasparenza il funzionamento degli impianti, i possibili impatti e i benefici generati, dalla valorizzazione dei sottoprodotti agricoli alle ricadute economiche e occupazionali sul territorio.

L’esperienza di Grottole dimostra che pianificazione, qualità esecutiva e confronto costante con il territorio sono condizioni essenziali per trasformare un progetto industriale in un’infrastruttura realmente integrata nella comunità.

AG. Sia il progetto BESS sia quello del biometano nascono nel sud Italia. Si tratta di due scelte tattiche, legate a opportunità emergenti, oppure c’è una strategia più ampia di espansione e crescita di Axpo nell’Italia meridionale?

SD. Ogni investimento parte da condizioni industriali concrete e dalla capacità di individuare territori in cui risorse, infrastrutture e fabbisogni energetici possano incontrarsi. Da questo punto di vista, il Sud Italia presenta caratteristiche che lo rendono particolarmente rilevante per la transizione energetica.

È un’area con un elevato potenziale rinnovabile, un settore agricolo consolidato, disponibilità di sottoprodotti valorizzabili e un crescente fabbisogno di infrastrutture capaci di gestire la produzione energetica e rafforzare il sistema. Rizziconi e Grottole rispondono a queste esigenze attraverso tecnologie differenti: il primo mette a disposizione flessibilità elettrica, il secondo produce energia rinnovabile programmabile attraverso un modello circolare.

Non si tratta quindi di due operazioni isolate, ma neppure dell’applicazione di un piano basato esclusivamente sul Mezzogiorno. La nostra strategia è investire nei territori in cui le competenze di Axpo possano generare beneficio per le imprese e le comunità. Nel Sud Italia abbiamo individuato opportunità particolarmente interessanti, e continueremo a valutarne il potenziale anche in futuro.

AG. Guardando all'area “Generation and Distribution” del Gruppo a livello globale – che include anche reti, gas naturale e nucleare – quali di queste competenze possono essere trasferite sul mercato italiano? Come guardate al dibattito in corso in Italia sul ritorno del nucleare?

SD. L’appartenenza a un Gruppo internazionale come Axpo permette di trasferire competenze maturate nella gestione di tecnologie e sistemi energetici differenti. Parliamo di sviluppo e conduzione degli impianti, sicurezza operativa, gestione del rischio, ottimizzazione degli asset e capacità di integrare fonti programmabili, rinnovabili e sistemi di accumulo.

In Italia queste competenze possono supportare lo sviluppo dello storage, del biometano, delle infrastrutture legate al gas e l’evoluzione degli impianti di generazione flessibile. Possono inoltre favorire modelli nei quali asset differenti operano in maniera integrata per garantire continuità, resilienza e servizi di rete.

Per quanto riguarda il nucleare, l’esperienza maturata da Axpo in Svizzera ci permette di comprenderne il possibile ruolo all’interno di un mix energetico decarbonizzato. Come operatore manteniamo un approccio aperto alle diverse tecnologie, senza preclusioni ideologiche. Sono però necessari un indirizzo strategico chiaro da parte del Paese e condizioni industriali, tecniche e normative adeguate.

Il confronto italiano è ancora prevalentemente istituzionale e politico. Guardiamo con interesse alla sua evoluzione, consapevoli che sicurezza energetica e decarbonizzazione richiederanno la complementarità tra più fonti e soluzioni. Qualora l’Italia definisse un quadro concreto, Axpo potrebbe mettere a disposizione il know-how del Gruppo, valutando le opportunità sulla base delle condizioni stabilite.

AG. Per i prossimi anni ci si attende una continua crescita della produzione rinnovabile intermittente. Come cambierà di conseguenza la strategia di Axpo Italia in ambito “Generation and Distribution”, dalla generazione flessibile allo storage fino alla gestione della rete, e quali investimenti prevedete per accompagnare questa transizione?

SD. La crescita delle rinnovabili sta modificando profondamente il funzionamento del sistema elettrico. Aumenta la disponibilità di energia a basse emissioni e, allo stesso tempo, rende ancora più importanti flessibilità, bilanciamento, programmabilità e capacità di gestire gli scostamenti tra produzione e domanda.

La strategia di Axpo si baserà quindi sulla complementarità tra generazione flessibile, accumulatori, biometano, fonti rinnovabili, strumenti di ottimizzazione e competenze di trading. Il nostro ruolo sarà mettere in relazione la dimensione industriale degli asset con quella di mercato, utilizzando dati, capacità previsionale e strumenti di gestione del rischio per valorizzare l’energia prodotta e contribuire alla stabilità del sistema energetico.

Per accompagnare questa evoluzione prevediamo circa 120 milioni di euro di investimenti nei prossimi dieci anni nel battery storage. A questi si aggiungono circa 100 milioni di euro su base decennale destinati alle attività LNG, un comparto che contribuisce alla diversificazione e alla sicurezza degli approvvigionamenti in grado di accompagnare la progressiva integrazione di combustibili a minore intensità carbonica.

Questi investimenti confermano un approccio di lungo periodo, orientato a costruire infrastrutture e capacità operative coerenti con l’evoluzione del sistema energetico. Un quadro regolatorio stabile e tempi prevedibili saranno fondamentali per programmare gli interventi e sostenere le future esigenze della rete.