Iren: 10,5 miliardi di investimenti al 2030. Nel 2022 investiti 1,5 miliardi, +58% di ricavi, utili in calo del 3,8%

Bilancio Iren 2022
Gianni Vittorio Armani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Iren

Ricavi a 7.863 milioni di euro, in aumento del 58,7% rispetto ai 4.955,9 dell’esercizio precedente e investimenti record, pari a 1,5 miliardi, in crescita del 56%.

Il Consiglio di Amministrazione di IREN che si è riunito ieri, 23 marzo, ha approvato i risultati consolidati al 31 dicembre 2022 e aggiornato il Piano Industriale al 2030.

Investimenti in crescita

Gli investimenti previsti per i prossimi otto anni crescono di circa 200 milioni rispetto a quanto annunciato nel 2021, arrivando a una quota complessiva di 10,5 miliardi, di cui 7,5 destinati a investimenti sostenibili.

Tra questi, lo sviluppo impiantistico rinnovabile, il trattamento rifiuti, la resilienza delle reti di distribuzione e l’efficientamento energetico degli edifici.

In generale, cresce l’attenzione per la decarbonizzazione, sia attraverso lo sviluppo di asset nelle rinnovabili sia con la diffusione di comunità energetiche disseminate sul territorio, e cresce il numero degli occupati, che oggi sono 10.580 e che aumenteranno di 3.200 unità grazie a un piano di nuove assunzioni.

Nei prossimi anni, l’incremento degli investimenti porterà un aumento della marginalità di oltre 800 milioni rispetto al 2022, con un EBITDA atteso pari a 1,9 miliardi di euro.

I tre pilastri della strategia al 2030

La strategia del gruppo, definita nel Piano Industriale del 2021, appare confermata e rinforzata lungo le tre linee di sviluppo già intraprese negli ultimi due anni:

  • la transizione ecologica, con la progressiva decarbonizzazione di tutte le attività e il rafforzamento della leadership nell’economia circolare;
  • la territorialità, con un’estensione del perimetro delle aree geografiche di riferimento, la realizzazione delle comunità energetiche e la capacità di fare sistema con il territorio;
  • la qualità del servizio, attraverso il miglioramento delle performance e la massimizzazione dei livelli di soddisfazione dei clienti/cittadini.

Decarbonizzazione e sviluppo sul territorio

«L’aggiornamento del piano strategico al 2030 conferma l’attenzione di Iren verso i territori e verso i suoi stakeholder. Il contesto energetico ci spinge a progettare il futuro tenendo presente tre componenti strategiche fondamentali: la sicurezza energetica, la competitività e, chiaramente, la sostenibilità, motore di ogni nostra singola azione.

Nei prossimi 8 anni, Iren rafforzerà il proprio ruolo di partner di riferimento per il territorio e le pubbliche amministrazioni, con l’obiettivo di irrobustire la propria presenza nelle aree storiche e di ampliare i confini verso nuove aree.

Ogni azione di Iren continuerà a essere supportata da alcuni razionali fondamentali, come il recupero delle risorse e la decarbonizzazione, facendo leva anche su nuove tecnologie e su progetti fortemente innovativi», afferma il Presidente di Iren Luca Dal Fabbro.

Entro il 2030 3,6 GW di capacità rinnovabile

«Non solo confermiamo i pilastri strategici del piano, ma siamo in grado di rafforzarli grazie a un nuovo piano di investimenti.

Le comunità energetiche, l’eolico offshore e un’ulteriore spinta all’espansione territoriale dei servizi in concessione per aiutare a superare il gap infrastrutturale del Paese: sono i tratti distintivi di questo aggiornamento di Piano, che si traduce nel raggiungimento di 3,6 GW di capacità rinnovabile gestita e da una crescita dell’EBITDA a 1,87 miliardi di euro al 2030, con la massima attenzione al mantenimento del giudizio investment grade da parte delle agenzie di rating.

Inoltre, abbiamo a disposizione un basket di 1,5 miliardi di euro di ulteriori investimenti già individuati in ambito servizio idrico e ambiente nel sud Italia, da attivare con partner finanziari.

Nello stesso tempo sarà valorizzato il capitale umano anche grazie all’assunzione di circa 3.200 nuovi lavoratori», sottolinea l’Amministratore Delegato e Direttore Generale, Gianni Vittorio Armani.

Il bilancio 2022

I dati di bilancio al 31 dicembre 2022 approvati dal Cda indicano ricavi consolidati per 7.863 milioni di euro, in aumento del 58,7% rispetto ai 4.955,9 milioni di euro dell’esercizio 2021.

I principali fattori di incremento sono riferibili ai maggiori ricavi energetici, influenzati per oltre 2.400 milioni di euro dall'incremento dei prezzi delle commodities parzialmente assorbiti dall'effetto climatico (-88 milioni circa).

Il margine operativo lordo (EBITDA) è cresciuto di 39 milioni di euro (+3,8%), attestandosi a 1.055 milioni di euro. L’EBITDA ordinario al netto degli effetti non ricorrenti è in crescita del 6,4%.

Il debito netto si mantiene al di sotto delle previsioni, grazie all'ottima gestione del capitale circolante netto. Pertanto, il rapporto debito netto/EBITDA è di 3,2x.

L’utile netto di Gruppo attribuibile agli azionisti è di 226 milioni di euro, in contrazione del 25% rispetto al 2021: escludendo gli elementi fiscali non ricorrenti, si attesterebbe a 253 milioni di euro, in calo del 3,8% rispetto al 2021.

Il dividendo proposto è pari a 0,11€/azione, in crescita del 10% rispetto al dividendo ordinario 2021, come previsto dal piano industriale, e verrà messo in pagamento a decorrere dal 21 giugno 2023.