È il 1988 quando Andrea e Rossella Giustini fondano una piccola azienda per l’intermediazione dei flussi dei rifiuti. La sede è in un piccolo “scagno” non lontano dal Porto Vecchio di Genova, città a cui l’impresa rimane strettamente legata per i vent’anni successivi, specializzandosi nella gestione dei rifiuti sanitari sul territorio ligure.
L’azienda si chiama EcoEridania e a 35 anni dagli esordi è il primo operatore privato del waste management in Italia, primo anche in Europa e secondo al mondo per il trattamento dei rifiuti sanitari, con un fatturato passato da 12 a oltre 400 milioni di euro tra il 2010 e il 2023 e previsioni ambiziose per il futuro: toccare quota 1,2 miliardi di euro entro il 2027.
Verso una dimensione industriale
“Un’azienda che ha fatto tutto ciò che deve fare un’azienda dinamica”: così la definisce Andrea Giustini, oggi Presidente e Amministratore Delegato, ripercorrendo i capitoli di una storia di successo che si dispiega dall’acquisizione del primo termodistruttore in Sardegna, datata 2006, passando attraverso le strettoie della crisi finanziaria del 2008, che spinge i fondatori a “varcare il passo del Turchino” e ad aprire l’azienda alla finanza private equity.
L’allora neonato Fondo Italiano di Investimento supporta il piano di sviluppo con 12,5 milioni di euro, mentre il fondo Xenon si unisce alla partita qualche anno più tardi.
Entrambi escono dalla compagine societaria a tempo debito, con remunerazioni brillanti, passando il testimone al fondo infrastrutturale inglese Icon, che sostiene i piani di crescita industriale a partire dal 2018.
Un progetto di aggregazione
Negli ultimi dieci anni, l’evoluzione di EcoEridania è stata una scalata tenace, una “straordinaria cavalcata”, che ha portato il gruppo ad aggregare 19 società e a gestire una flotta di oltre 1.000 mezzi, dando lavoro a più di 2.000 persone nelle 33 sedi disseminate sull’intero territorio nazionale.
L’infrastruttura conta 15 impianti di stoccaggio, 5 termovalorizzatori, 2 impianti di sterilizzazione, 11 siti di trattamento e un depuratore. Il percorso, sottolinea Giustini, è animato dalla conoscenza del settore di riferimento, da una certa fame di successo e da una visione imprenditoriale orientata non alla mera ricchezza bensì alla creazione di valore.
Alla conquista di un nuovo mercato
«Dopo aver scalato il settore sanitario e averne chiuso il ciclo (ci occupiamo di tutto, dalla produzione di energia, al ritiro, al trattamento e stoccaggio dei rifiuti), nel 2018 abbiamo deciso di puntare sul settore industriale, avviando importanti investimenti infrastrutturali.
Ci siamo infatti resi conto che il modello organizzativo valido per lo smaltimento dei rifiuti sanitari era facilmente replicabile al mondo industriale. Nel giro di pochi anni, la competenza e il processo di aggregazione industriale ci hanno posizionato tra i primi cinque operatori in Italia, preceduti solo dalle grandi multiutility», racconta ancora Giustini.
Passando dalla termovalorizzazione alla sterilizzazione dei rifiuti sanitari, l’azienda ha potuto ottimizzare gli impianti da dedicare all’industria.
«Entro la fine dell’anno prossimo contiamo di raggiungere le 100mila tonnellate di installato. Allo stesso tempo saranno implementati gli sterilizzatori, raggiungendo anche su quel fronte le 100mila tonnellate».
Il modello circolare
Consolidato il risultato sul fronte del trattamento industriale, sul finire del 2021 EcoEridania ha intrapreso una nuova sfida, varando 700 milioni di investimenti per entrare nella filiera dell’end-of-waste.
«Ci siamo resi conto di essere diventati produttori di materia: il nostro sterilizzato è un cosiddetto CSS, Combustibile Solido Secondario, che può alimentare filiere energivore, come quella del cemento», spiega il Presidente e AD di EcoEridania, Andrea Giustini.
Nel 2023, il progetto di crescita si è concretizzato nell’acquisto di 5 società attive nel trattamento e nel recupero dei materiali, nell’economia circolare, nel fine vita dei prodotti. Tra queste c’è ODA – Officine dell’Ambiente, che valorizza le scorie derivanti dalla termovalorizzazione dei rifiuti solidi urbani tramite il prodotto Matrix, un aggregato ammendante certificato per l’utilizzo nei settori del green building e del green road con grandi benefici in termini di risparmio di CO2.
E ancora, Delca Energy, tra i primi produttori italiani di CSS, e Irigom, azienda pugliese leader nel trattamento di pneumatici fuori uso (PFU), gomma tecnica, sovvallo da raccolte differenziate e plastiche industriali, destinati al recupero materico, recupero energetico presso cementerie autorizzate e trattamento e recupero di pannelli solari a fine vita, per la produzione di materia prima seconda (quali ad esempio vetro, alluminio, rame).
Per finire con Semataf tra i principali operatori in Italia nel settore delle bonifiche ambientali e della gestione dei rifiuti industriali.
«Abbiamo chiuso completamente la filiera, trasformando i rifiuti sanitari e industriali da scarti contaminati a materiale che alimenta il processo produttivo. Allo stesso tempo, a valle del processo di termovalorizzazione, siamo produttori di energia, che tendiamo a impiegare il più possibile per autoconsumo, immettendo il resto in rete», conclude Giustini.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2023 di Energia&Mercato