Utility e gestori di rete sono chiamati a sostenere enormi investimenti nei prossimi anni, nell’ordine delle decine di miliardi. E lo fanno, evidenzia un report di Scope Ratings, trovandosi in posizioni piuttosto diverse.
Le utility possono contare, infatti, sui rendimenti accumulati negli ultimi anni di extra profitti e possono continuare a contare sui margini derivanti dal costo dell’energia, per quanto in normalizzazione. Per i gestori della rete, invece, si pone una vera e propria sfida del Capex.
Da un lato, devono espandere e modernizzare le reti. Quelle elettriche, per fare fronte alla crescita delle fonti intermittenti, come solare ed eolico, nonché a una domanda crescente.
Quelle del gas naturale, per guardare alla futura sfida dell’idrogeno. Per entrambe, poi, si pone la questione della resilienza, specie di fronte alle turbolenze geopolitiche degli ultimi anni. I gestori di rete, però, lavorano in base a rendimenti regolamentati e adeguamenti tariffari. L’andamento dei prezzi di mercato non si traduce in un incremento dei ricavi.
Questa maggiore debolezza nella gestione del free cashflow rende molto più complesso l’autofinanziamento degli investimenti necessari ad accompagnare la transizione green. E costringe quindi a un maggiore ricorso ai finanziamenti esterni nel breve termine. Nel mediolungo periodo, invece, ci si aspetta un maggiore ritorno di capitale proprio dalle attività regolamentate che svolgono.
I dati italiani
La situazione è, comunque, gestibile. In Italia, nel 2024, gli investimenti hanno toccato i 20,5 miliardi, secondo il Rapporto Utilities 2025 AGICI-Accenture, in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Con una forte crescita rispetto all’anno precedente, specie per multiutility (47%) e operatori di rete (21%).
Dal punto di vista economico-finanziario, segnala la Divisione IMI Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo, si stima un calo dei ricavi (-4,4%) a livello aggregato (sommando cioè multiutility, operatori di rete e gruppi energetici) ma con una crescita dell’utile netto pari al 16,3%.
Una nuova fase di M&A
«Il Rapporto Utilities 2025 restituisce un quadro complesso ed eterogeneo sull’andamento degli operatori energetici in Italia e in Europa – commenta Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI. La risposta degli operatori è stata molto positiva in termini di investimenti – su energie rinnovabili, efficienza energetica e infrastrutture soprattutto – ma anche di crescita dimensionale. Sono state infatti numerose le operazioni di M&A che hanno interessato il settore nel 2024, e ci aspettiamo che tale dinamica aggregativa prenda ulteriore vigore nei prossimi anni».
«I dati che emergono dal rapporto presentato oggi evidenziano l’aumento considerevole degli investimenti da parte di tutti gli operatori energetici, sia nel campo delle fonti rinnovabili, sia nel miglioramento di reti e infrastrutture – sottolinea Andrea Mayr, Head of Client Coverage & Advisory della Divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo. Particolarmente vivace anche l’attività di finanza straordinaria delle aziende, che ha visto concludersi numerose operazioni di M&A. Come Banca supportiamo da sempre le aziende del settore nei loro percorsi di sviluppo perché crediamo fermamente che la crescita del sistema Paese passi anche da infrastrutture energetiche sicure, moderne e sostenibili».
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di febbraio 2025 di Energia&Mercato. Se vuoi ricevere Energia&Mercato, puoi abbonarti nel nostro shop.