Attenzione alta, ma gradimento basso. Questa la situazione italiana per quanto riguarda il settore dell’energia, fotografata dal report “Post-Invasion” 2024/2025 di Omnicom Public Relation Group.
Oltre il 60% dei consumatori dichiara interesse per questo ambito, ma si informa poco su prodotti e servizi delle aziende a causa di aspettative deluse e una comunicazione poco efficace.
I risultati
La ricerca si è focalizzata su 8 settori chiave per l’economia italiana, analizzando la reputazione e il percepito di alcune marche secondo gli oltre 2.000 intervistati, in particolare concentrandosi su tre macroaree: comportamenti aziendali, benefici per i clienti e impatto sociale.
Nel dichiarato degli italiani, tecnologia (46,2%), alimentare (45,8%) e cura della persona (40,7%) risultano i settori migliori, mentre quello energetico (30,9%) si conferma all’ultimo posto del gradimento, in linea con i risultati del 2022 (26,9%), seppur la percentuale sia in crescita.
Un quadro, possiamo dire, curioso, considerando che l’attenzione sul settore, come già accennato, è alta - il 62% dichiara interesse per l’argomento e le problematiche relative a questo settore - e che per il 77% degli intervistati le scelte delle aziende dell’energy hanno un impatto importante sulla vita, sia in Italia che nel mondo. L’ambito in cui questo settore risulta insufficiente è la ricerca di informazioni su prodotti e servizi, che tocca il 56,2% rispetto alla media generale del 63,2%.
Il perché di questi dati è stato ben delineato da Massimo Garanzini, vicepresidente ed energy lead di Omnicom Public Relation Group: «Ci sono importanti elementi di contesto che stimolano l’attenzione sull’energia: la crescita della domanda e la preoccupazione per le bollette di famiglie ed imprese, gli scenari internazionali, le nuove tecnologie e le fonti rinnovabili.
[...] Eppure, il settore dell’energia è il più bistrattato perché è quello dove le aspettative sono più disattese soprattutto sull’innovazione non percepita per prodotti e servizi, ma anche nella non adeguata responsabilità e impatto sociale. C’è ancora molto da fare sui temi della reputazione e, allo stesso tempo, molte opportunità».
Aspettative e valori: il ruolo chiave della comunicazione
Ma quali aspettative sono disattese? Lo studio ha evidenziato come la restituzione di valore atteso stia principalmente nel prendersi cura dell’ambiente (primo indicatore, con il 22,6% delle risposte) e poi prendersi cura dei clienti (17,3%).
La sensazione che emerge è che gli italiani non si ritrovino nella comunicazione aziendale che i marchi leader nel settore dei servizi e prodotti energy danno. A riprova di ciò, è proprio la sfiducia che gli intervistati hanno mostrato nei confronti dei brand, con il 63% di loro che ricerca maggiori informazioni sulle aziende con cui interagisce direttamente e il 44% che si informa anche sui vertici delle stesse.
Il comportamento aziendale e il top management risultano influire molto sulla percezione che i consumatori e gli utenti hanno di un certo marchio, e dunque proprio questi fattori vanno a fare la differenza non solo nel migliorare il ruolo dei brand nel contesto sociale, ma anche nel valore percepito della loro offerta.
Insomma, la comunicazione gioca un ruolo fondamentale nel rispondere a quelle aspettative disattese prima citate, ponendosi come strumento altamente efficace per andare a colmare quel divario tra politiche aziendali ed effettiva percezione dei consumatori. Lo studio stesso evidenza come, per molti intervistati, valga il principio “più conosco, più il mio giudizio è positivo”.
La rilevanza attribuita oggi dalle persone a elementi come certificazioni, sistemi di tracking e purpose aziendale è di fatto la risposta a un bisogno diffuso nel mondo dei consumi di riassicurazioni credibili, verificabili e percepite come autentiche e distintive.
Così Massimo Garanzini sul tema: «Il nostro studio 24/25 evidenzia una crescente confusione informativa e polarizzazione delle opinioni che portano gli italiani a maggiori verifiche sui comportamenti dei brand. In questo contesto ci si affida in primis alle lenti delle associazioni di consumatori e ai media online specializzati per provare a recuperare dati attendibili, soprattutto in relazione alla trasparenza e alle certificazioni della filiera relativa al bene o servizio acquistato.
Il processo viene poi completato, ove possibile, dai riscontri diretti legati al trattamento dei dipendenti e allo specifico impatto aziendale su territorio e comunità».
L’attenzione ai temi ESG
E proprio l’impatto aziendale su ambiente e persone è, come visto, al primo posto delle preoccupazioni emerse dallo studio. I consumatori cercano informazioni e trasparenza soprattutto per quanto riguarda l’inquinamento di aria, acqua e suolo (per il 72,1% degli intervistati), a cui seguono quelle sull’incidenza dell’impresa sui cambiamenti climatici (69,5%).
Spunta anche un elemento d’interesse nuovo: la richiesta di informazioni sugli impatti di prodotti e servizi dell’azienda sui consumatori finali (63,3%). All’azienda viene quindi chiesto di esplicitare la propria responsabilità verso i clienti, l’impatto che la fornitura ha su di essi.
Il quadro si chiude con le tradizionali attenzioni sociali per dipendenti (69%), comunità e lavoratori della filiera (entrambi al 67%).
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2025 di Energia&Mercato.