Una società familiare di ingegneria nata nel 2009, epoca di piena attività del secondo conto energia, e cresciuta rapidamente specializzandosi nella progettazione di impianti fotovoltaici, tecnologia allora nascente.
«Ci siamo resi conto in fretta che quella che avevamo intrapreso come sperimentazione sarebbe facilmente diventata un progetto di impresa più consistente: nel giro di qualche anno ci siamo strutturati e siamo cresciuti, assumendo personale amministrativo, progettisti ed installatori, e associando via via le persone chiave nella compagine societaria con l’assegnazione di quote proprietarie».
Chi parla è Maria Laura Spagnolo, Presidente e Co-CEO di Lemon Sistemi, realtà siciliana basata nella provincia di Palermo. Con 80 dipendenti, un fatturato 2023 consolidato di gruppo pari a 16 milioni di euro e fresca di quotazione, l’azienda è ben posizionata nel settore dell’autoconsumo residenziale e C&I e nel prossimo triennio punta a crescere nell’utility scale.
Domanda: Quale modello avete seguito per raggiungere i risultati odierni?
Risposta: Abbiamo scelto l’integrazione completa, sia sul versante commerciale, sia sul versante filiera, integrando progettazione, scelta dei prodotti, installazione e manutenzione degli impianti. Abbiamo toccato con mano il valore aggiunto di questo modello in termini di qualità, efficienza e marginalità rispetto all’esternalizzazione, anche parziale.
La filiera corta ci assicura ottimi risultati quanto a prestazioni ed efficienza. Anche lato prodotto, abbiamo puntato sulla qualità, collocandoci nella fascia alta di mercato scegliendo fin da subito il marchio Maxeon.
D: Come è cambiato il mercato in questi anni?
R: Abbiamo visto nascere e decrescere il mercato, per poi esplodere dopo la pandemia. Poi, per effetto del superbonus e della crisi energetica, il tema dell’efficienza energetica delle abitazioni e del controllo dei consumi è balzato in primo piano, alimentando nei cittadini un’attenzione e una consapevolezza mai viste prima.
Forti dell’esperienza nel campo della progettazione, siamo diventati un riferimento per molte realtà, sia in ambito consumer sia nel C&I.
D: Quale strategia guiderà la crescita di Lemon Sistemi nei prossimi anni?
R: La quotazione in borsa ci ha permesso di guadagnare standing, visibilità e credibilità a livello nazionale, per uscire dai confini locali e attirare capitali e professionalità. Siamo passati dall’essere una realtà locale del kilowatt a una realtà nazionale del megawatt: nel 2023 abbiamo realizzato un impianto in autoconsumo da 3,2 MW per un cliente industriale in Piemonte.
In questa fase la nostra parola d’ordine è differenziare, così stiamo sviluppando anche la linea utility scale, con un primo impianto a terra da 1MW progettato e realizzato internamente che è già stato venduto.
Evitiamo il modello EPC contractor, poco remunerativo, e mantenendo fermo il modello integrato progettazione-costruzione, offriamo i nostri impianti anche a soggetti che da soli non potrebbero accedere all’utility scale.
Dal 2024, tramite un veicolo societario aggregheremo soggetti interessati a investire in impianti fotovoltaici di larga scala: una volta costruito l’impianto, venderemo loro quote corrispondenti al rispettivo investimento.
Stiamo esplorando altre modalità di finanziamento, che passano attraverso piattaforme di crowdfunding, per favorire una democratizzazione degli investimenti in fotovoltaico, e ci stiamo muovendo sul tema PPA. Per differenziare ulteriormente, guardiamo anche all’accumulo fotovoltaico di dimensioni medie.
D: Quali criticità incontrate in questa nuova fase?
R: Noi operatori soffriamo la mancanza di regole certe e decisioni univoche: niente come gli indirizzi discordanti e le decisioni altalenanti di governi che si succedono danneggia il settore, soprattutto i grandi investimenti, che richiedono orizzonti temporali più ampi. La seconda grande criticità è la congestione della rete, dovuta al sovraffollamento delle richieste di connessione che creano un imbuto burocratico-amministrativo.
Servirebbero una normativa univoca, processi amministrativi automatizzati più condivisi e più rapidi, ma soprattutto una pianificazione strategica della crescita delle rinnovabili. In questo momento si opera quasi alla cieca, sprecando tempo e risorse.
Infine, servirebbero competenze specialistiche da parte di chi prende le decisioni: il DL Agricoltura, per esempio, è stata un’entrata a gamba tesa inaspettata, che non tiene conto della realtà e delle differenze territoriali. In Sicilia, per esempio, abbiamo aree agricole quasi desertificate, il cui utilizzo a favore del fotovoltaico sarebbe utile e opportuno.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2024 di Energia&Mercato