Intercettare le opportunità di business legate alle comunità energetiche rinnovabili. Con questo obiettivo MET Energia Italia, nel luglio 2024, ha dato via alla ESCo MET Italia Energy Solutions.
Al KEY Energy 2025 abbiamo fatto il punto sulle prospettive delle CER in Italia con Giuseppe Rebuzzini, CEO di MET Energia Italia.
AG. Come avete sviluppato la vostra offerta per le comunità energetiche?
GR. MET Energia investe direttamente nei progetti di comunità energetica, che generalmente si strutturano intorno a un impianto, appunto di nostra proprietà, su un tetto in aree industriali. Ci occupiamo anche della gestione e della manutenzione degli impianti.
Soprattutto, facilitiamo la creazione della comunità energetica. E qui è fondamentale avere una relazione sul territorio in cui questa comunità deve nascere. Aiutiamo quindi il soggetto che ha dato vita alla CER ad allargarla: la nostra forza vendita va a proporre al cliente finale residenziale di aderire, a costo zero, alla comunità.
Una volta operativa, andiamo a dividere con gli aderenti l’incentivo che remunera l’impianto che abbiamo costruito, creando per loro un pacchetto che include un contratto di fornitura di energia elettrica di lungo termine, cioè 10 anni.
La CER beneficia di un incentivo per 20 anni e noi proponiamo un contratto da 10, eventualmente rinnovabile per altri 10, con un prezzo vantaggioso, rispetto ai costi attuali, e soprattutto stabile e certo nel tempo.
AG. I numeri di mercato ci dicono che le CER sono ancora poche e, spesso, guidate da finalità sociali, con l’azione di Comuni e parrocchie. Che spazio vedete per un modello più commerciale, come il vostro?
GR. Il numero di CER è un dato relativo: per costituirne una è sufficiente un’associazione di persone, anche solo due. Una cosa ben diversa è una CER che ha un progetto, un impianto costruito e funzionante.
I progetti sponsorizzati da Comuni o parrocchie pongono sempre il problema di chi mette i soldi per fare l’impianto: spesso, si tratta di donazioni. Sono ottimi progetti di inclusione, ma non realizzano le potenzialità dello strumento.
Le CER potrebbero arrivare a rappresentare parecchi Gw e questo ancora non sta succedendo. Noi proponiamo un modello industriale e commerciale: è MET Energia a realizzare l’impianto e a realizzare una comunità.
Poi, certo, il nostro business model cerca il supporto dell’Amministrazione Locale, ma in termini di collaborazione. Se il Comune vuole aderire con i propri edifici alla CER, ben venga, ma ci rivolgiamo a imprese e cittadini.
AG. Il termine “comunità”, quindi, non va inteso solo in senso di solidarietà, ma può essere alla base di un modello diverso e profittevole di produzione e consumo?
GR. Intorno all’idea di comunità possono sorgere diverse idee belle sulla carta ma difficili da realizzare nella pratica. Bisogna tenere presente che la burocrazia legata alla creazione di una CER è complicata e difficile.
Ad esempio, ci stiamo battendo per capire come possiamo anticipare a clienti e socil della comunità energetica il beneficio dell’incentivo. GSE, infatti, lo eroga dopo un anno e mezzo. A noi piacerebbe anticipare in fattura, ogni mese, questo stanziamento. Ma non è ancora chiaro se è possibile farlo né come.
Questo aspetto non è banale perché le CER sono qualcosa di nuovo, che il cliente finale non conosce ancora bene. Gli va quindi spiegato che l’adesione non gli costa nulla e gli porta un risparmio: se inizia a vederlo dopo 18 mesi, però, non è certo l’ideale.
AG. Parliamo di circa 70 euro l’anno per una famiglia media: è una cifra sufficiente a convincere un cittadino a informarsi ad aderire?
GR. Non mi sembrano pochi per mettere una firma e non spendere nulla. Un beneficio chiaro e ben visibile in bolletta è tangibile e immediato. Purtroppo, da professionisti della vendita sappiamo che quando qualcosa è gratis, il cliente teme che ci siano clausole nascoste.
Trovo che questo aspetto psicologico del cliente sia un aspetto su cui lavorare per facilitare la crescita delle comunità energetiche.