Recurrent Energy è una piattaforma globale che finanzia, sviluppa e gestisce progetti su scala industriale nell’ambito della green energy, promuovendo impianti per la produzione da fotovoltaico e sistemi di stoccaggio energetico a batteria.
Il principale azionista è Canadian Solar, attiva in 24 Paesi del mondo nella produzione di moduli fotovoltaici e sistemi di accumulo. Recurrent Energy è presente in Europa con sedi in Italia, Spagna, Irlanda, UK, Francia, Olanda, Germania, Svezia, Polonia, Romania e Grecia.
«Recurrent Energy è leader mondiale in termini di pipeline BESS avendo iniziato a investire con convinzione nello storage già nel 2014, quando questa tecnologia non era ancora mainstream. Accanto ai 10 GWp di impianti solari già realizzati in 6 continenti, sono infatti operativi 3,3 GWh di accumulo. La crescita futura è ancor più marcata, con una pipeline di progetti che include 27 GW di fotovoltaico e 55 GWh di storage, in modalità stand alone o associati a impianti solari», spiega Elvira Foti, Head of Business Operations Italy di Recurrent Energy.
In Italia accumuli per 2 GW
«In Italia, su una pipeline di oltre 4 GW di progetti rinnovabili, quasi 1,5 GW sono relativi a progetti di accumulo con batterie al litio in configurazione stand alone, a cui si aggiungono altri 500 MW di batterie associate a parchi solari.
Abbiamo sempre creduto nelle potenzialità dello storage, muovendo i primi passi nello sviluppo di progetti BESS (Battery Energy Storage System) nel 2021, quando nel nostro Paese il settore era lontano dall’essere maturo. A fronte di condizioni incerte e di un quadro normativo di riferimento quasi inesistente, con coraggio e lungimiranza abbiamo investito su quella che eravamo convinti sarebbe diventata una importante opportunità nel contesto della transizione energetica.
La scommessa si è rivelata vincente e oggi siamo prossimi a raccogliere il frutto di quell’impegno con le prime autorizzazioni attese entro il 2024, confermando la nostra posizione quale leader di mercato», continua Elvira Foti.
Stand alone, pronti nel 2025
Gli impianti stand alone, in fase autorizzativa avanzata, sorgeranno lungo la rete elettrica nazionale, in corrispondenza degli snodi strategici sui quali ci si aspetta un’alta concentrazione di produzione da fonti rinnovabili, quindi soprattutto al Sud.
«Circa il 40% della nostra pipeline di impianti stand alone sarà autorizzato entro l’anno: un primo blocco entrerà in esercizio all’inizio del 2025 in Puglia e poi a seguire in Basilicata, dove ci stiamo impegnando per stabilire una proficua collaborazione con le istituzioni locali e i territori coinvolti. Si tratta di impianti da circa 100 MW di potenza e 400 MWh di capacità».
Mercato regolato, ma non solo
Alla fine del 2023 è stato varato il MACSE, il nuovo meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico, attraverso il quale il sistema acquisirà nuova capacità di accumulo tramite contratti di approvvigionamento di lungo termine.
Le aste competitive, organizzate da Terna e destinate a partire il prossimo anno, sono rivolte agli operatori titolari di nuovi sistemi di accumulo, che metteranno i propri asset a disposizione della rete, rendendo disponibile la capacità di stoccaggio a operatori di mercato terzi attraverso la piattaforma gestita dal GME a fronte di un premio fisso annuo di medio-lungo termine.
«La prima asta è attesa nel primo trimestre del 2025 e vedrà partecipare principalmente quegli operatori che, avendo investito per tempo nello sviluppo, avranno impianti già autorizzati pronti a partecipare.
Ma il business model regolato è solo una delle opzioni esistenti: in alternativa è possibile un modello totalmente a mercato (con ricavi da arbitraggio e mercato dei servizi) o ibrido (con ricavi da capacity market oltre che da mercato). A oggi il modello regolato con tariffa sembra il più sostenibile ma ci aspettiamo che la costante riduzione delle capex e la crescente penetrazione delle rinnovabili rendano gli altri modelli di business altrettanto interessanti», conclude Foti.
Snellire le procedure e abbreviare i tempi per abilitare la rete
Cosa manca in Italia per far decollare il mercato, in particolare quello di grossa taglia?
«Il settore dello storage è in marcia, basti pensare che nel 2023 la capacità installata è raddoppiata, passando da 3 a 6 GW. Ma si tratta prevalentemente di piccoli impianti domestici, diffusi grazie agli incentivi legati al superbonus. Il BESS utility scale registra una crescita molto più lenta, con richieste di connessione che superano i 50 GW e soltanto meno di 100 MW di impianti attualmente in esercizio.
Occorre senz’altro snellire le procedure autorizzative, abbreviare i tempi e garantire il rispetto dei termini: anche senza la necessità di una valutazione di impatto ambientale, non prevista per tali impianti, le procedure burocratiche restano lente e farraginose. Inoltre, l’iter di connessione condotto dal gestore di rete risulta particolarmente lento, con processi per il rilascio del benestare delle opere di connessione che possono superare gli 8 mesi, a causa delle molteplici interazioni tra il TSO e il produttore.
A questo si aggiunge poi la complessità sempre crescente delle nuove soluzioni di connessione, i cui tempi di realizzazione appaiono spesso incompatibili con i tempi necessari al raggiungimento degli obiettivi europei di decarbonizzazione.
Se quindi le tecnologie fanno passi da giganti, e sono pronte ad abilitare l’innovazione del sistema energetico, non si può dire altrettanto delle procedure autorizzative necessarie alla realizzazione degli impianti rinnovabili, storage incluso. L’urgenza è percepita a tutti i livelli, ma al momento non si traduce in un effettivo cambio di passo», osserva Elvira Foti, Head of Business Operations Italy di Recurrent Energy.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di giugno 2024 di Energia&Mercato