Segno più per le rinnovabili, ma serve investire sulle reti

Le rinnovabili continuano a crescere. Ma bisogna rimodernare le reti nei prossimi anni. Gli investimenti in energia alternativa nel 2017 hanno raggiunto i 13,5 miliardi. Evoluzione tecnologica e produzione distribuita richiedono però di adeguare il sistema.

Boom per il fotovoltaico in Italia

È quanto rivela il Rapporto Annuale Irex di Althesys. L’anno scorso si sono svolte oltre 200 operazioni legate all’energia rinnovabile, per una potenza di 13,4 GW, contro i 6,8 GW del 2016. Gli investimenti riguardano in particolare il fotovoltaico (44%), seguito dall’eolico (20%) e dalla smart energy (12%). Si tratta di cifre ancora lontane da quelle internazionali ma sono il segnale di un trend destinato a crescere: il 55% dei nuovi progetti avviati a livello globale è italiano, ma l’88% della potenza rinnovabile complessiva è all’estero. Compensano lo svantaggio le nuove acquisizioni del settore: 64 operazioni per 2.165 MW e un controvalore da 3,15 miliardi di euro.

Prime iniziative di rinnovamento degli impianti

Anche il mercato secondario degli impianti in Italia si è dimostrato molto attivo, con oltre 1.140 MW scambiati, dei quali il 48% sono eolici e il 42% fotovoltaici. A trainare il trend sono i costi sempre più bassi, anche se le aste competitive hanno portato a un rapido calo delle tariffe e dei ritorni degli investimenti. L’effetto è stato ad ogni modo mitigato dalla ripresa dei prezzi elettrici, tornati a salire dopo anni di calo. Il costo medio dell’elettricità (LCOE) dell’eolico di 44,2 euro/MWh, in lieve discesa rispetto al 2016, assicura buoni ritorni degli investimenti in quasi tutti i Paesi.

Il futuro dell’energia mette a rischio la rete

Il boom delle rinnovabili renderà urgenti però nei prossimi anni nuovi investimenti in rinnovamento e accumulo per le reti, soprattutto se consideriamo che, sulla spinta dello sviluppo di IoT e IoE, si modificheranno inevitabilmente le modalità di scambio, trasporto e consumo dell’energia. Nel breve periodo, fino al 2025, infatti non dovrebbero esserci grandi difficoltà ma da qui al 2030-40 l’invecchiamento del parco termoelettrico potrebbe rendere il sistema poco adatto a soddisfare i bisogni.