Un piano di investimenti da 1,5 miliardi che prevede il superamento dei 20 milioni di utili già nel 2026. Più di un centinaio di nuovi posti di lavoro, tra dipendenti e consulenti specializzati. 80 impianti di produzione da fotovoltaico utility scale da installare nei prossimi 3 anni, in 13 Regioni lungo l’intera penisola, per una potenza complessiva di 1 GW e quasi 1 GW di storage, sia abbinati agli impianti sia in formula stand alone, localizzati in nodi strategici lungo la rete.
Sono i numeri del piano industriale presentato da vexuvo in occasione dell’inaugurazione della sede centrale di Milano, che si aggiunge alla già esistente sede romana. Le due unità sono guidate rispettivamente dal CEO Andrea Cristini e dal COO Filippo Fontana.
L’azienda, 100% italiana, si occupa di produzione e gestione di energia da fonte rinnovabile, soprattutto fotovoltaico utility scale, ed è attiva lungo tutta la catena di valore: dalla progettazione allo sviluppo degli impianti, dal project financing alla costruzione e interconnessione, fino all’asset management. L’attenzione e la salvaguardia del territorio attraverso un dialogo costante con le comunità e gli amministratori sono l’elemento portante dell’azienda, celebrato anche attraverso il suo nome, “vexuvo”: Vesuvio.
Grandi impianti utility scale
«Il nostro percorso nel mercato delle energie rinnovabili parte da lontano, dai tempi in cui ancora di fotovoltaico si parlava poco, almeno in Italia. Greenergy, socio di maggioranza di vexuvo, nasce in Puglia nel febbraio 2006, specializzandosi quasi subito nei servizi per la realizzazione di grandi impianti utility scale a opera di investitori terzi, prevalentemente fondi tedeschi, in ambito B2B.
Nel 2022, il salto di categoria, con la nascita di vexuvo, che si occupa in prima persona di realizzare impianti fotovoltaici e agrivoltaici abbinati a sistemi di accumulo, di cui mantiene la gestione e per i quali provvede ai servizi ancillari.
A valle della produzione, l’energia sarà venduta sul mercato a grandi operatori di mercato come utility e trader, oppure direttamente ad aziende e gruppi industriali energivori attraverso corporate PPA». Così Andrea Cristini, CEO di vexuvo, racconta la storia e il modello di business dell’azienda.
Innovazione ad alto valore aggiunto
Un modello, quello di vexuvo, che punta a convogliare verso il benessere di un intero territorio l’innovazione di un settore, quello energetico, che se non verrà governato nel segno della transizione ecologica rischia di travolgere gli ecosistemi mettendo in pericolo la vita delle comunità. Territorio e sinergie con le filiere produttive locali, prima tra tutte l’agricoltura, sono parte integrante del processo di sviluppo degli asset.
«L’agrivoltaico ha grandi potenzialità e siamo convinti di poter portare un valore aggiunto, avendo esperienza anche nello sviluppo di progetti agricoli veri e propri. L’agrivoltaico non è uno strumento di mera utilità, bensì un elemento capace di introdurre autentica innovazione tecnologica: un impianto agrivoltaico utility scale porta nelle aree rurali infrastrutture elettriche e di connettività a oggi quasi inesistenti.
Queste permettono di avviare attività avanzate finora impensabili nell’ambito del monitoraggio e dell’automazione, consentendo l’impiego di tecnologie di intelligenza artificiale a favore di tutti i processi agricoli. Occorre sfruttare al massimo le opportunità tecnologiche connesse con un impianto fotovoltaico utility scale.
Si tratta di un’opportunità importante, che va colta col giusto spirito di innovazione e non va frenata a colpi di burocrazia e con regole miopi: per fare 100 GW di fotovoltaico, in Italia, basterebbero 130mila ettari di terreno agricolo, un’inezia, se si pensa che la sola Puglia conta 1,6 milioni di ettari di campi, non di rado sottoutilizzati», conclude l’AD di vexuvo.
Impianti da Nord a Sud, isole comprese
Gli impianti in costruzione nei prossimi 3 anni saranno distribuiti per il 35% al Nord, per il 40% al Centro-Sud e per il 25% nelle isole. I primi saranno costruiti tra il secondo e il terzo quarter del 2024: due progetti che hanno già ottenuto l’autorizzazione ambientale e sono avviati alla fase finale dell’iter autorizzativo; diversi altri impianti da 10 MW con connessioni in media tensione e un’infrastruttura a basso impatto godranno dell’iter semplificato.
Il piano industriale prevede anche lo sviluppo di 1GW di storage di grande taglia, sia collegati a impianti sia in formula stand alone lungo la rete. «Al momento, l’investimento è per il 30% equity e per il 70% debito», spiega Andrea Cristini, AD di vexuvo.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2023 di Energia&Mercato