Le ESCo valgono lo 0,6% del PIL. Ma scontano la mancanza di una policy nazionale incentivante per la decarbonizzazione

Analisi AGICI valore ESCo
Giacomo Cantarella, Presidente di AssoESCo

Con oltre 12 miliardi di euro di ricavi e 30mila dipendenti: sono due numeri che raccontano bene il ruolo che le ESCo (Energy Service Company) svolgono nella transizione energetica del Paese. Lo 0,6% del PIL a oggi, certo, ma potenzialmente molto di più, se si definissero policy e incentivi per cogliere gli obiettivi di decarbonizzazione.

Un settore, va detto, attualmente piuttosto concentrato, visto che le prime 30 aziende (sulle 168 censite da uno studio di AGICI) rappresentano oltre il 90% del fatturato totale.

Il potenziale

Eppure, gli spazi di crescita non mancano. Le ESCo sono già oggi molto di più che meri fornitori di tecnologie per l’efficientamento. Accompagnano infatti i clienti con un percorso consulenziale, di individuazione delle migliori soluzioni. Che potrebbe risultare più efficace se ci fossero politiche mirate alla decarbonizzazione.

E invece, con il progressivo depotenziamento di sostegni e incentivi per l’efficienza energetica, in questi anni si è creato un gap “monstre” di 4 miliardi di euro (dati AGICI) rispetto al fatturato teorico che si avrebbe perseguendo gli obiettivi del PNIEC.

Servono misure nuove

Il paradosso è quello, ben noto, di obiettivi europei molto ambiziosi e pianificazione nazionale ben più modesta.

Mancano semplicemente gli strumenti per consentire, ad esempio, di cogliere i risultati previsti dalla Direttiva EPBD, nota come “Case Green”, dopo la fine del Superbonus e il taglio all’Ecobonus.

Non aiutano le frequenti modifiche normative, che hanno dato l’idea di volatilità e instabilità, in primis alle aziende e alle famiglie che devono farsi carico dell’investimento.

Il futuro delle ESCo

Lo studio di AGICI analizza anche le prossime strategie per il settore delle ESCo. Occorre crescere di dimensioni, tramite capitalizzazione, così come integrare il business storico, cioè l’efficienza energetica, con trend come la decarbonizzazione, focalizzando la propria offerta verso la riduzione e il monitoraggio delle emissioni.

«Le ESCo possono costituire un acceleratore importante del processo di transizione energetica che il nostro Paese è chiamato a mettere in atto – commenta Giacomo Cantarella, Presidente di AssoESCo. Grazie al loro approccio integrato, le ESCo sono in grado di individuare, finanziare, realizzare e gestire gli interventi di efficientamento energetico e di sviluppo di fonti rinnovabili, ma anche di supportare i clienti finali nell’attuazione di recenti misure normative come il meccanismo dell’Energy Release 2.0, il Piano Transizione 5.0, lo sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili o i servizi di flessibilità elettrica.

Tuttavia, per cogliere appieno queste opportunità, è necessario un quadro normativo stabile, inclusivo e adeguato agli ambiziosi obiettivi definiti del PNIEC. Chiediamo alle istituzioni un maggiore coinvolgimento delle ESCo in qualità di soggetti qualificati e certificati nel proporre alle imprese, ai cittadini e alla pubblica amministrazione soluzioni adeguate agli obiettivi che il nostro Paese dovrà conseguire».

«Lo studio vuole restituire la centralità del ruolo delle Energy Service Company per la decarbonizzazione, nonché evidenziare il loro potenziale di crescita, ancora da esprimere pienamente – aggiunge Stefano Clerici, Consigliere Delegato di AGICI. Senza l’attuazione di politiche mirate che favoriscano l’operato delle ESCo sia nelle collaborazioni con i cittadini che con le aziende, infatti, il processo di transizione energetica del Paese rischia di non realizzarsi appieno».