I porti guardano al modello “Comunità Energetica”. Da settembre un tavolo di lavoro

Il porto come colonna portante di una Comunità Energetica Portuale, sul modello delle ormai celebri CER. Se ne è discusso al convegno “Le Comunità Energetiche Portuali: dalla visione all'attuazione”, promosso dall'Osservatorio Nazionale Tutela del Mare (ONTM) in collaborazione con il GSE.

I porti, come l’intera filiera della navigazione, sono infatti al centro della transizione green, a cui si aggiunge il tema ormai pressante della sicurezza e della sovranità energetiche.

Ecco allora l’idea delle Comunità Energetiche Portuali: in un porto sono concentrate moltissimi elementi: infrastrutture logistiche, terminal marittimi, operatori industriali, reti ferroviarie, depositi energetici, cantieri, attività manifatturiere, impianti da fonti rinnovabili e sistemi di elettrificazione delle banchine.

Condividere l’energia non è quindi solo un beneficio economico, ma uno strumento di governance, che rafforza l’autonomia energetica delle infrastrutture, migliorare la resilienza operativa dei nodi logistici e favorire nuovi modelli di sviluppo sostenibile.

I porti, inoltre, offrono ampie superfici disponibili per produrre da fonti rinnovabili, l’introduzione di sistemi di accumulo, l’integrazione con le future filiere dell’idrogeno e dei carburanti alternativi.

Dal Convegno è emersa quindi la necessità di creare una fase stabile di confronto e coordinamento tra tutti gli attori interessati. A settembre dovrebbe essere costituito un Tavolo Permanente sulle Comunità Energetiche Portuali, che coinvolgerà istituzioni, Autorità di Sistema Portuale, operatori logistici, imprese energetiche, associazioni di categoria, università e centri di ricerca.

«La transizione energetica richiede modelli capaci di coniugare sostenibilità, innovazione e collaborazione – commenta Vinicio Mosè Vigilante, Amministratore Delegato di GSE. Le Comunità Energetiche rappresentano uno strumento concreto per valorizzare la produzione e la condivisione dell’energia rinnovabile. I porti, per le loro caratteristiche infrastrutturali e industriali, possono diventare laboratori d’eccellenza di questa evoluzione. Il GSE continuerà ad accompagnare questo percorso mettendo a disposizione competenze, strumenti e misure di sostegno affinché tali progettualità possano tradursi in risultati concreti per il sistema Paese».

«I porti italiani sono chiamati a svolgere un ruolo decisivo nella nuova geografia energetica del Mediterraneo – aggiunge Roberto Minerdo, Presidente ONTM. Le Comunità Energetiche Portuali rappresentano una straordinaria opportunità per integrare sostenibilità ambientale, competitività economica e innovazione industriale. Con il Tavolo Permanente che avvieremo a settembre vogliamo costruire un luogo stabile di confronto tra istituzioni, imprese e ricerca per trasformare una visione condivisa in progetti concreti, contribuendo alla crescita della Blue Economy e al rafforzamento della leadership del sistema portuale italiano. L'iniziativa si inserisce nel più ampio percorso che ONTM sta portando avanti sui temi della transizione ecologica del cluster marittimo nazionale, confermando la centralità del mare e dei porti nelle strategie energetiche, ambientali e industriali dell'Italia e rafforzando il dialogo tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca per costruire modelli di sviluppo sempre più sostenibili, competitivi e innovativi, in linea con il Protocollo di Intesa in essere, tra il nostro Osservatorio e il GSE».