Quando si parla dei grandi cambiamenti che dovremo affrontare nei prossimi anni, una breve cronistoria delle puntate precedenti può essere utile. Se non altro per rendersi conto di quanto rapidamente, almeno a livello europeo, sia cresciuta la consapevolezza che occorre agire con urgenza, accelerando il più possibile un processo di transizione che fino all’altro ieri sembrava un disegno avveniristico e oggi comincia ad assumere tratti di realtà.
Riassumendo per sommi capi le ultime tappe che hanno portato la UE sul cammino della trasformazione energetica nel segno della decarbonizzazione, ricordiamo il Clean Energy Package (CEP) del 2016, con il quale la Commissione europea ha identificato nel 32% entro il 2030 il target per il settore delle FER.
Con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima del 2020, l’Italia ha indicato il target del 30%, con le FER elettriche chiamate a coprire il 55,4% del fabbisogno elettrico nazionale. Nel 2019, i leader dell’UE chiedono un’Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero: un input raccolto dalla Commissione attraverso il FitFor55 Package, che per il settore delle FER significa target europeo del 40% al 2030: Gli stati membri devono ancora aggiornare i propri PNIEC, ma si stima che in Italia le FER elettriche dovranno raggiungere l’obiettivo di coprire il 65%-70% del fabbisogno elettrico nazionale.
Nel 2022 la Commissione europea, in risposta alle difficoltà e alle perturbazioni del mercato energetico mondiale causate dall’invasione russa dell’Ucraina, presenta il RePowerEU Package, che per il settore delle FER significa target europeo del 45% al 2027, per effetto del quale si stima che in Italia le FER elettriche dovranno arrivare a coprire l’84% del fabbisogno elettrico nazionale.
Obiettivi raggiungibili?
Una cosa è certa: per centrare gli obiettivi della transizione energetica, il nostro Paese è chiamato a mettere in campo ogni sforzo possibile, superando alcune criticità di lungo corso. Ma si tratta di obiettivi effettivamente raggiungibili? E a quali condizioni? Lo abbiamo chiesto ad Alberto Pinori, Presidente di ANIE Rinnovabili. «Ogni tre anni, vuoi per contrastare i cambiamenti climatici, vuoi da ultimo per affrancarsi dalla dipendenza nell’approvvigionamento energetico, l’Europa ha incrementato i target sulle fonti rinnovabili, accorciandone anche le tempistiche di conseguimento. Per traguardare gli obiettivi, il nostro paese dovrebbe incrementare del 1000% il ritmo delle nuove installazioni FER, ipotizzando che gli impianti esistenti rimangano in efficiente esercizio. Nel 2022, ANIE Rinnovabili stima una crescita rispetto al 2021 nell’ordine tra il 50% e il 100%. Se così fosse, già l’obiettivo del CEP al 2030 sarebbe sfidante. Non manca però la voglia di investire da parte degli operatori di mercato. Recentemente Francesco Marzullo, responsabile pianificazione per la resilienza e la sicurezza della rete di Terna, ha spiegato che alla fine del 2021 le richieste di connessione alla rete in alta tensione presentate a Terna per grandi impianti FER sono arrivate a circa 200 GW», afferma Alberto Pinori.
Domanda: In che modo l’attuale scenario internazionale incide sullo sviluppo del settore delle rinnovabili? A quali condizioni è possibile che la crisi in atto faccia da acceleratore a un processo che finora è stato lento e discontinuo, rallentato all’inverosimile da incertezze, ripensamenti e tortuosità burocratiche?
Risposta: Alla luce dell’attuale contesto internazionale, le variabili che potrebbero cambiare le sorti dello scenario pro o contro lo sviluppo delle fonti rinnovabili sono molteplici. A favore giocano l’elevato prezzo del gas, che determina l’elevato prezzo dell’energia elettrica, e impone una maggior autonomia energetica per affrancarsi dall’approvvigionamenti di combustibili fossili. A sfavore giocano lo stallo degli iter autorizzativi, il ritardo nell’adottare le norme attuative, l’incremento dei prezzi e la carenza di materiali determinate dall’elevata domanda post pandemia a livello mondiale, nonché la carenza di installatori per raggiungere gli obiettivi.
D: Quali fattori critici faranno la differenza?
R: Il prezzo della commodity “elettricità” sarà il driver principale che spingerà in ogni modo lo sviluppo del settore delle fonti rinnovabili. Recentemente il future del Calendar 2023 Baseload, cioè quanto si pagherebbe oggi per acquistare l’energia che verrà consumata nel 2023, si è attestato sui 313 €/MWh, contro una media storica di 61 €/MWh.
A qualunque consumatore, inclusa la pubblica amministrazione, oggi converrebbe moltissimo investire in fonti rinnovabili, dal momento che non sono legate alla commodity “gas” per produrre energia elettrica: l’investimento ritorna in un tempo più breve rispetto al passato, si ha la certezza di poter utilizzare l’energia elettrica che si produce e si riduce la spesa per la bolletta elettrica. Chi investe nelle FER equivale a chi, a parità di rata, preferisce pagare il mutuo di casa e non l’affitto, poiché non è possibile prevedere quanto dureranno le attuali dinamiche di prezzo o se i governi interverranno con i razionamenti.
D: Che cosa si aspettano dai decisori pubblici, ai vari livelli, le imprese attive nel settore delle rinnovabili?
R: È mandatorio che i decisori pubblici ai vari livelli chiariscano il proprio posizionamento in materia di fonti rinnovabili. Negli ultimi 12 mesi abbiamo avuto un governo centrale prolifico nell’emanare disposizioni di legge a favore delle rinnovabili; di contro, a livello regionale, provinciale e comunale oltre che a livello di soprintendenze si registrano numerose criticità. In particolare, l’aspettativa è quella di accelerare l’emissione dei pareri ai progetti FER. A titolo esemplificativo, da un’analisi di ANIE Rinnovabili risulta che allo stato attuale non sia sto emesso alcun parere, malgrado siano stati avviati iter autorizzativi per 20 GW di progetti presso la Commissione Tecnica PNRR/PNIEC preposta alla valutazione di impatto ambientale in sede statale e nonostante tale Commissione sia stata istituita un anno fa e abbia avviato i lavori a inizio 2022.
In secondo luogo, è auspicabile che vengano adottati il prima possibile i provvedimenti attuativi. A titolo esemplificativo cito i Decreti Legislativi 199 e 210 del 2021 che hanno recepito la direttiva europea sulle fonti rinnovabili e sul mercato elettrico e che contiene ben 39 provvedimenti attuativi: solo 3 sono stati eseguiti entro le tempistiche previste, mentre altri 25 sono in ritardo. Da ultimo, si chiede ai governanti di adottare normative che rimangano stabili nel tempo, perché è su questa stabilità che le imprese fanno affidamento per sviluppare i propri piani industriali.
D: Come devono muoversi le aziende?
R: Tutte le aziende stanno investendo in modo cospicuo. Quello della sostenibilità ambientale è un tema destinato a prendere piede sempre più, non solo tra gli addetti ai lavori del settore delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica, dell’ambiente, ma anche tra le imprese consumatrici di energia. La transizione energetica in atto è un processo irreversibile.
D: Qual è il potenziale di crescita di solare, eolico e accumulo?
R: Il potenziale è in forte crescita. Dei 200 GW di richieste di connessione alla rete di alta tensione di Terna, 150 GW sono ascrivibili ai soli fotovoltaico ed eolico, molti dei quali saranno realizzati in market parity, ovvero senza l’ausilio di alcun sostegno economico da parte dello Stato, come le tariffe incentivanti o i contributi del PNRR. Oltre a questi vi sono quelli collegati alle richieste di connessione alla rete di media e di bassa tensione.
Se in materia di fonti rinnovabili sono in essere iniziative imprenditoriali che superano ampiamente quanto necessario per traguardare gli obiettivi del nostro Paese, ciò non può dirsi per i sistemi di accumulo. Al momento, stando al PNIEC, vi è l’esigenza di installare 10 GW entro il 2030 di storage da pompaggio ed elettrochimico. A fine 2022, se tutto andrà bene, si stima di passare da una capacità attuale di 530 MW a una di 1.000 MW, di cui 350 MW nuovi e di taglia utility scale. Una forma di accumulo green che si sta affacciando sul mercato è quello termico, che garantisce una durata maggiore rispetto a quello elettrochimico.
D: Alla luce della congiuntura che stiamo attraversando, e con riferimento alle stringenti esigenze di sostenibilità ambientale, qual è il mix energetico più percorribile nel medio termine?
Rinnovabili + gas? Rinnovabili + nucleare? Rinnovabili + idrogeno?
R: ANIE Rinnovabili ha sempre sostenuto che il gas accompagnerà le fonti rinnovabili nella transizione energetica. Difficile poter ipotizzare un futuro nucleare per la storia che ha caratterizzato gli ultimi decenni del nostro paese. L’idrogeno sarà il nuovo vettore energetico, ma in prospettiva futura a patto che sia verde e che diventi strumento di accumulo stagionale, diversamente dagli altri sistemi di accumulo.
D: Qual è il ruolo dell’associazione nel supportare lo sviluppo del mercato delle rinnovabili e abilitare la transizione energetica? Con quali strumenti e progetti porterà avanti le proprie istanze nei prossimi anni?
R: Il ruolo principale dell’associazione è quello di rappresentare le imprese del settore, tutelarne gli interessi e promuoverne lo sviluppo. Ma nel nostro caso, il ruolo si spinge ben oltre, perché c’è un’emergenza climatica in atto. Il nostro progetto, nato nel 2016 si chiama “Efficienza ambientale” e mai come oggi è di grande attualità. Il progetto coinvolge tutta la filiera di settore con la finalità di individuare una strategia volta all’indipendenza energetica del Paese compatibile con l’ambiente basata sullo sviluppo delle fonti rinnovabili elettriche e sull’efficienza energetica delle risorse rinnovabili disponibili, efficientando i consumi energetici e incrementando la produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili e da future fonti a chilometro zero per ridurre le emissioni di CO2 e gli approvvigionamenti energetici dall’estero.
ANIE Rinnovabili ha un ruolo importante nel fornire un contributo al decisore politico, affinché costui possa prendere una decisione il più consapevolmente possibile, con i pro e i contro che essa comporta. Inoltre, l’Associazione assiste i propri associati con l’erogazione di servizi.
Nel prossimo futuro l’associazione è molto concentrata a coniugare lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la tutela dell’ambiente, del paesaggio e dei beni culturali. Da qui le iniziative di semplificazione degli iter autorizzativi, di definizione delle aree idonee, di sviluppo dei sistemi agrivoltaici, delle comunità energetiche rinnovabili, di revisione dei meccanismi di funzionamento del mercato elettrico affinché fonti rinnovabili e sistemi di accumulo possano esprimere tutto il proprio potenziale sia nei mercati dell’energia che nel mercato dei servizi di dispacciamento.
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2022 di Energia&Mercato