L’ammoniaca è uno dei vettori energetici che sta guadagnando sempre più attenzione nei ragionamenti sulla decarbonizzazione della nostra economia.
Questo composto chimico, infatti, può essere utilizzato come carburante a zero emissioni per il trasporto navale, la generazione di energia, oppure nei settori dell’acciaio, del vetro, della ceramica e del cemento.
L’ammoniaca, infatti, è un vettore energetico che non contiene carbonio. Risulta poi facile da trasportare e immagazzinare, grazie a infrastrutture che già esistono: sono circa 200 i terminali portuali pronti all’uso. Un bel vantaggio rispetto all’idrogeno verde, per il quale non esistono ancora sufficienti infrastrutture di stoccaggio e di distribuzione.
Se ne è parlato al secondo Italian Workshop on Ammonia Energy, sponsorizzato da Fondazione NEST e dalla Sezione Italiana del Combustion Institute, che si è tenuto al Politecnico di Bari con l’organizzazione di PoliBa, Università di Perugia, Università di Pisa, Università di Roma La Sapienza e Università di Firenze, coordinati dall’Istituto STEMS di Napoli del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Altro punto di forza è lo stoccaggio. L’idrogeno liquido, a pressione atmosferica, deve essere raffreddato fino a -253°, mentre per l’ammoniaca basta arrivare a -33°; a temperatura ambiente l’ammoniaca resta liquida a 10 atmosfere, mentre per l’idrogeno ce ne vogliono almeno 700. Un forte limite per la compressione e la tenuta dei serbatoi di conservazione.
Infine, il potere calorifico per unità di volume dell’ammoniaca è maggiore: 12,7 MegaJoule per litro, mentre l’idrogeno liquido ha una densità di energia pari a 8,5 MegaJoule per litro.
Le sfide per l’ammoniaca
Per utilizzare l’ammoniaca come vettore energetico, però, restano da risolvere alcuni ostacoli.
L’ammoniaca è infatti anche un fertilizzante, utilissimo per l’agricoltura: per usarla anche come combustibile verde, bisognerebbe aumentarne la produzione dell’80% entro il 2050.
Bisogna poi lavorare sulle emissioni. L’ammoniaca non contiene CO2, ma quando viene bruciata produce ossidi di azoto (Nox). Vanno quindi utilizzate tecnologie avanzate per limitare queste emissioni.
Diversi gli studi e le sperimentazioni in corso in Italia per utilizzare l’ammoniaca: la combustione MILD (senza fiamma), i motori navali, le celle a combustibile, i motori a combustione interna. E diverse università italiane stanno già lavorando su tecnologie avanzate di combustione.