L’Associazione EBS – Energia da Biomasse Solide, fondata dai principali produttori di energia elettrica da biomasse solide, riunisce 20 operatori attivi sul territorio nazionale, i cui 23 impianti concorrono a una quota maggioritaria della produzione da biomasse solide in Italia.
La potenza elettrica installata è di circa 420 MW, per una produzione annua di oltre 3mila GWh, generata quasi totalmente con biomassa prodotta in Italia. L’associazione, che promuove anche la ricerca relativa alle biomasse solide e alle tecnologie correlate, è impegnata nella tutela del patrimonio industriale esistente, evidenziando la necessità di individuare strumenti a favore della produzione, in assenza dei quali gli impianti esistenti sono esposti al rischio di chiusura.
«L’intera filiera di approvvigionamento, faticosamente costruita nel corso degli anni, andrebbe incontro alla distruzione», afferma Antonio Di Cosimo, Presidente dell’Associazione EBS – Energia da Biomasse Solide, che sottolinea come la quota di energia prodotta dagli impianti in questione sia già stata considerata ai fini degli obiettivi del PNIEC. «Il mancato rinnovo degli aiuti al settore, tra l’altro uno dei pochi che sopporta il costo della materia prima, con un impatto positivo sul sistema Paese, provocherebbe un ulteriore gap sugli obiettivi al 2030», osserva Di Cosimo, a cui abbiamo posto qualche domanda sulla filiera che rappresenta.
Domanda: Che cosa si intende per biomasse solide?
Risposta: Le biomasse solide sono costituite dal materiale biodegradabile proveniente dalla manutenzione dei boschi e delle attività agricole e agroindustriali: residui di campo, sottoprodotti dell’espianto o lignocellulosici come la paglia, scarti della produzione agroalimentare e forestale o della lavorazione del legno.
Oppure, in misura inferiore, derivano da colture agricole e forestali dedicate. Gran parte delle biomasse impiegate nelle centrali è di provenienza italiana: la destinazione energetica dei prodotti agricoli rappresenta un’occasione di reddito integrativo per le imprese agricole e un’opportunità per valorizzare l’alternanza delle coltivazioni e ottimizzare le risorse produttive, nonché un sostegno all’economia rurale e un elemento di stabilità e costanza dei flussi finanziari.
D: Come funziona la produzione di questo tipo di energia?
R: La produzione energetica rappresenta l’ultimo tassello di una filiera che coinvolge vari soggetti e diversi settori. Le biomasse solide vengono recepite attraverso contratti di approvvigionamento con operatori afferenti al mondo agricolo, forestale, industriale, dei trasporti, distribuendo di fatto il valore lungo tutta la filiera coinvolta.
Il materiale, la cui origine è sottoposta a controlli stringenti, viene consegnato in centrale, dove viene sottoposto a ulteriori verifiche e inserito in caldaie industriali per essere bruciato.
Il calore generato all’interno della caldaia aziona una turbina a vapore che è a sua volta collegata a un alternatore, in grado di generare l’elettricità. L’energia viene infine distribuita nella rete nazionale.
D: Quanta energia si produce in questo modo nel nostro Paese?
R: Secondo i dati diffusi del GSE nel 2017, la potenza totale installata in Italia per la produzione di energia elettrica da biomassa solida è di circa 764 MW. L’Associazione EBS, che raggruppa i principali produttori di energia da biomasse solide con impianti di taglia media distribuiti in tutta Italia, rappresenta circa il 60% della produzione elettrica da biomasse solide e la quasi totalità se si considerano gli impianti di taglia superiore a 5 MW.
La capacità complessivamente installata, di circa 420 MW, genera una produzione elettrica annua superiore ai 3mila GWh, impiegando circa 3,5 milioni di tonnellate di biomassa solida, di cui più del 90% è prodotta in Italia. Il settore delle biomasse solide pesa per il 40% sul comparto delle bioenergie, che a loro volta rappresentano circa il 17% della produzione di energia da FER in Italia.
D: Quanti impianti ci sono, dove sono dislocati e in che rapporto stanno con il territorio?
R: Le 20 aziende associate a EBS detengono 23 impianti, distribuiti in modo uniforme sul territorio nazionale. Il settore contribuisce all’integrazione dei redditi delle imprese, permettendo il recupero di diversi sottoprodotti e con un contributo occupazionale diretto e indotto che supera i 5mila lavoratori, impegnati nella produzione e nella raccolta della biomassa nei comparti agricolo, forestale, metalmeccanico, elettrico e dei trasporti.
Inoltre, l’attività degli impianti di produzione agevola in modo costante e redditizio il recupero di materiali residuali di comparti cardine, posizionandosi all’ultimo gradino della filiera di utilizzo a cascata dei prodotti. Nel contesto della gestione forestale fornisce un contributo significativo alla mitigazione del dissesto idrogeologico e alla messa in sicurezza del territorio.
Contribuisce anche alla prevenzione del rischio di incendi dovuti agli abbruciamenti in campo, illegali, e alla combustione del materiale abbandonato.
D: Qual è il ruolo delle biomasse solide nella transizione energetica e nell’attuazione di modelli di economia circolare?
R: L’energia prodotta da biomasse solide è programmabile: una caratteristica che la rende utile in un contesto caratterizzato dalla diffusione di fonti intermittenti come l’eolico e il fotovoltaico.
La biomassa solida è l’unica fonte energetica rinnovabile in grado di garantire una regolarità e continuità di esercizio per oltre 8mila ore l’anno e di offrire un contributo alla stabilità della rete elettrica nazionale.
Nel comparto delle biomasse si realizza pienamente il principio dell’economia circolare, soprattutto tramite la valorizzazione di sottoprodotti, con benefici ambientali, sociali ed economici diffusi, in particolare per il contesto rurale, montano e delle aree interne.
La circolarità arriva a comprendere anche il riutilizzo delle ceneri. Remunerando i materiali residuali, la produzione supporta lo sviluppo dei settori collegati.
D: Quali sono le criticità a livello di emissioni inquinanti e climalteranti?
R: Secondo l’associazione Bioenergy Europe, l’energia da biomasse, che pesa sul mix energetico dell’UE per il 10%, nel 2018 ha consentito una riduzione del 7% delle emissioni totali prodotte dagli Stati dell’Unione Europea. Come tutte le combustioni, anche quella della biomassa determina l’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera. Ma a differenza delle fonti fossili, la CO2 rilasciata nella combustione di biomassa vegetale è collegata a un ciclo di crescita della vegetazione relativamente breve, nell’ordine dei decenni.
Nell’ambito di sistemi selvicolturali basati su criteri di sostenibilità, questa emissione verrà nuovamente assorbita dalla crescita di nuova biomassa negli spazi resi disponibili in seguito ai prelievi. È il cosiddetto ciclo del carbonio senza emissioni aggiuntive di gas serra in atmosfera: in sostanza, la CO2 rilasciata nella combustione della biomassa è pari a quella assorbita dalle piante durante il loro ciclo di vita.
Gli impianti a biomasse di dimensioni rilevanti consentono un importante abbattimento delle emissioni di CO2 grazie ai sistemi tecnologici altamente performanti di cui sono dotati. Tutti i grandi impianti hanno sistemi di abbattimento anche degli altri inquinanti e sono sottoposti dalla PA a un monitoraggio continuo delle emissioni. Inoltre, grazie alle elevate temperature di esercizio, pari a circa 700-800 gradi, nei grandi impianti si raggiunge una più alta efficienza nella produzione di energia rispetto a impianti di taglia medio-piccola.
D: Qual è il ruolo dell’Associazione EBS per il mantenimento, lo sviluppo e la promozione della filiera?
R: L’Associazione EBS interviene nelle sedi istituzionali e governative evidenziando i benefici che il comparto apporta all’economia del Paese, sollecitando politiche per la promozione della produzione di energia da biomasse solide con l’obiettivo di implementare i principi della Direttiva RED II nell’ambito del PNIEC.
Sollecita lo sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale, da supportare mediante idonei strumenti incentivanti, e chiede interventi per il mantenimento e l’ottimizzazione del parco di generazione elettrica esistente, per permettere la pianificazione degli investimenti da parte degli operatori. Pone l’attenzione sulle ricadute socioeconomiche positive indotte dal settore anche in altri mercati collegati e sulla capacità di sostegno alla RTN nell’ambito del mix energetico per conseguire gli obiettivi di sicurezza nell’approvvigionamento.
Inoltre, l’associazione mira allo sviluppo di strumenti innovativi per ottimizzare la raccolta delle biomasse residuali con destinazione energetica, auspicabilmente con una logica di bacino, e alla semplificazione del quadro regolatorio per la gestione di impianti di combustione a biomasse, allineandolo agli standard europei, in particolare per quanto riguarda la classificazione delle biomasse per impiego energetico e ai residui del ciclo di produzione.
Tra le azioni più recenti intraprese da EBS, di particolare rilievo sono state l’invio di una memoria alla 13a Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali al Senato nell’ambito delle audizioni per il PNRR, una lettera congiunta delle associazioni che operano nel settore delle biomasse diretta al ministro per la Transizione ecologica Cingolani in riferimento alla revisione del PNIEC e una memoria depositata alla Commissione 10a Industria, Commercio, Turismo del Senato relativamente all’affare assegnato sui certificati bianchi.