È finalmente boom per le Comunità Energetiche Rinnovabili: ma solo per la quantità di iniziative, non per la potenza.
L’Electricity Market Report 2025 redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, infatti, di CER ne ha mappate 876. Ben 19 volte il numero del 2024.
Certo, le configurazioni restano limitate, con valori mediani di 4 utenze e 19 kW di potenza. E la potenza complessivamente coperta da configurazioni incentivabili con la tariffa premio sull’energia condivisa è di appena 83 MW, anni luce dal contingente di 5GW.
Queste esperienze, però, stanno aiutando a fare crescere la consapevolezza sulle comunità energetiche e sul loro funzionamento. E infatti, se nel 2024 il 43% delle configurazioni attive era concentrato tra Lombardia e Piemonte, a maggio 2025 queste due regioni, che comunque contano rispettivamente 141 e 114 unità, rappresentano “solo” il 29% del totale.
A favore di una crescita in Sicilia (104), Veneto (87), Trentino Alto-Adige (59), Emilia-Romagna (55), Puglia e Campania (37), Toscana (35).
«Le quantità in gioco, in termini di utenti e potenza da rinnovabili installata, sono ancora poche - ammette Davide Chiaroni, vicedirettore di E&S e responsabile dello studio -, ma nello scenario più ambizioso che abbiamo ipotizzato, in cui lo stato attuale è una sorta di ‘seme’ gettato in un’area con grande potenziale di crescita, si potrebbero raggiungere i 2,7 GW di potenza installata al 2028, oltre la metà dei 5 GW incentivabili. Questo contribuirebbe per 2,8 TWh alla produzione da fotovoltaico nazionale, circa l’8% di quanto prodotto nel 2024. Rimuovere alcune delle barriere e delle difficoltà oggi presenti, come la scarsa compatibilità tra i tempi lunghi necessari per costituire una CER e la scadenza di fine 2027 per richiedere la tariffa premio incentivante, potrebbe ulteriormente dare slancio a questo modello partecipato del mercato».
«In generale - aggiunge Vittorio Chiesa, direttore di E&S - ci sono segnali incoraggianti sull’evoluzione più prossima del mercato, che dovrà essere rinnovabile, con una quota preponderante del mix energetico complessivo decarbonizzato; partecipato, con modelli evoluti e aggregati di prosumer che generino e scambino energia; flessibile, con nuove modalità e tecnologie di stoccaggio dell’energia che compensino la crescente fetta di non programmabilità delle fonti di generazione».
«Una proroga della scadenza del 31 dicembre 2027 per l’accesso alla tariffa incentivante consentirebbe tempi più lunghi per costituire delle CACER - spiega Chiaroni - e la semplificazione dei procedimenti autorizzativi per gli impianti FER, nonché il potenziamento degli strumenti informativi per spiegarne il funzionamento a cittadini, PMI e PA, ridurrebbe le tempistiche».
Si risparmia poco
Pesano, quindi, anche le attese eccessive dei cittadini. Da un sondaggio emerge che l’80% si aspetta un ritorno annuo superiore ai 100 euro, mentre solo il 7% stima correttamente il risparmio intorno ai 50 euro. Pochi punti percentuale in meno della classica bolletta, ragion per cui molte persone perdono rapidamente interesse.
La guida è pubblica e a carattere sociale
Nel 58% dei casi a promuovere la CER è un ente pubblico, che fornisce spazi per l’installazione degli impianti e supporta l’aggregazione dei membri, allo scopo di ridurre le spese, aiutare le famiglie in situazioni di disagio economico e finanziare progetti sul territorio. In questo stesso modello ricadono anche iniziative promosse da altri soggetti, come enti del terzo settore e cooperative sociali.
Un altro 21% vede l’iniziativa di soggetti specializzati, a supporto di privati interessati, mentre solo per una parte minoritaria (9%) a muoversi sono i cittadini.
Spesso c’è un’azienda specializzata
Nel 79% dei casi l’iniziativa prevede comunque la presenza di un soggetto esterno specializzato (ESCo, utility o imprese del settore energetico) che supporti il promotore investendo negli impianti o supportando le attività di aggregazione dei membri e di gestione della CER.
