Per il 65% degli addetti ai lavori coinvolti in un’indagine realizzata da Anie Rinnovabili ed EY, il numero di comunità energetiche rinnovabili in Italia crescerà significativamente nei prossimi anni.
Attraverso la produzione e condivisione di energia prodotta da impianti a fonte rinnovabile, le comunità energetiche rinnovabili (CER) garantiscono vantaggi economici, parafiscali, ambientali e sociali a cittadini, piccole e medie imprese, pubblica amministrazione e terzo settore. Secondo l’ultima mappatura realizzata da Legambiente a maggio 2022, sono un centinaio le comunità energetiche rinnovabili presenti al momento in Italia.
La survey realizzata da Anie Rinnovabili ed EY evidenzia che il numero di comunità energetiche in Italia sia destinato a superare le 500 unità nel prossimo triennio. Il 35% degli intervistati ritiene che se ne possano costituire più di 1000 entro il 2025. Secondo lo studio, a trainare la diffusione delle comunità energetiche c’è innanzitutto la volontà di mettersi al riparo dal caro energia che tanto sta preoccupando famiglie e imprese.
Gli addetti ai lavori hanno acquisito le competenze in materia, come dichiarano nove intervistati su dieci. Il 35% del campione però ammette di non conoscerne in modo chiaro le applicazioni. Per partire va completato quanto prima il quadro normativo.
«Anie Federazione ha iniziato a diffondere la cultura delle comunità energetiche tra i propri associati e in dialogo con la pubblica amministrazione sin dal 2020, quando la norma era ancora solo sperimentale – afferma Maria Antonietta Portaluri, Direttore Generale di Anie – L’ultimo passo importante è stato compiuto assieme all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, con cui è stato firmato a fine settembre un protocollo per la condivisione di informazioni tecniche e normative sulle CER, così come su tutti gli interventi di riqualificazione degli edifici, privati e pubblici, che ne migliorino l’efficienza energetica».
«I risultati della survey ci dicono che gli operatori di settore sono pronti a partire – afferma Michelangelo Lafronza, Segretario di Anie Rinnovabili – Il loro sentiment è ampiamente positivo, con un 35% che prevede la costituzione di oltre mille comunità energetiche nei prossimi tre anni. Tra la molteplicità dei business model adottabili gli addetti ai lavori ne individuano due: energy performance contracting e gestione operativa di servizio integrato. Ciò testimonia la volontà di essere parte integrante del progetto CER, attori in prima fila che si mettono in gioco per accompagnare i membri della CER a ottenere quei benefici ambientali, economici e sociali. Cosa aspettiamo per partire? La delibera di Arera attesa nelle prossime settimane e a seguire la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale, che tutti noi auspichiamo sia messo tra le priorità dell’agenda del nuovo ministro della transizione ecologica anche per consentire l’accesso alle risorse stanziate dal PNRR. L’uso delle tecnologie abilitanti la gestione in tempo reale sarà fondamentale per il successo delle iniziative, così come le semplificazioni delle procedure operative».
«Il tema della survey è di certo interesse, soprattutto in un momento complesso e dinamico del mercato energetico come quello che stiamo vivendo – afferma Mattia Riccardo Petrillo, Head of Energy & Efficiency Law Department dello Studio Legale Tributario di EY – Le comunità energetiche potranno giocare un ruolo fondamentale nel processo di transizione energetica e di passaggio a una generazione a fonte rinnovabile e diffusa, oltre a una maggior capacitazione ed efficienza comportamentale dell’utente. Vi sono certamente delle complessità dal punto di vista tecnico e giuridico, della regolazione e delle relative strutture e modelli di business che meritano certamente un continuo confronto tra operatori del settore. Siamo confidenti che, con la necessaria compartecipazione, dialogo e condivisione di competenze, le CER potranno e ben saranno implementate con adeguata scalabilità e conseguente beneficio sul territorio e nel mercato energetico».