“Tutto da rifare”. Italia Solare boccia il testo sulle aree da destinare ai nuovi impianti FER

Decreto aree idonee

Nuove esternazioni contro la bozza del decreto sulle aree idonee a ospitare gli impianti di energia rinnovabile che, è utile ricordarlo, è stata trasmessa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) alla Conferenza Unificata lo scorso 20 luglio, raccogliendo immediate reazioni negative da parte degli operatori e delle associazioni delle rinnovabili, che da subito hanno criticato in particolare, i limiti massimi di utilizzo di suoli agricoli per l’installazione del fotovoltaico.

Un freno allo sviluppo delle rinnovabili

Contro il provvedimento, che attua il Decreto Legislativo 199/2021 stabilendo le regole per individuare le aree idonee e non idonee in cui installare i nuovi impianti, si è pronunciata qualche giorno fa l’associazione Italia Solare, che in una lettera indirizzata ai Ministeri dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste, delle Imprese e del Made in Italy, della Cultura, alla Conferenza Unificata e ai responsabili energia delle forze politiche presenti in Parlamento ha espresso forte preoccupazione rispetto ai “pesanti vincoli presenti nella bozza di Decreto”, che frenano la diffusione del fotovoltaico.

Il decreto è “tutto da rifare”

Il decreto aree idonee è tutto da rifare, si legge nella nota diffusa dall’associazione. Penalizza infatti lo sviluppo del fotovoltaico rendendo di fatto impossibile raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione «Lo schema di decreto “Aree Idonee” rappresenta una battuta d’arresto allo sviluppo delle rinnovabili, in totale controtendenza rispetto a quanto dovrebbe fare il nostro Paese per abbattere i prezzi energetici e per raggiungere il target di riduzione delle emissioni al 2030 e di azzeramento al 2050. Il testo proposto è orientato a frenare piuttosto che a favorire e governare un rapido ed efficiente sviluppo del fotovoltaico», commenta il Presidente di Italia Solare, Paolo Rocco Viscontini.

Obiettivi ambiziosi ma ostacoli al raggiungimento

Il documento, sottolinea l’associazione, prevede obiettivi molto ambiziosi ma, anziché occuparsi di strumenti adeguati a raggiungerli, non se ne cura e anzi introduce seri ostacoli.

La scarsa attenzione alla gestione della diffusione del fotovoltaico è, infatti, ancora più grave “se si considera l’assoluta assenza di disposizioni per semplificare e accelerare, nelle aree idonee, i procedimenti autorizzativi, il collegamento degli impianti alla rete e la realizzazione di sistemi di accumulo, temi fondamentali per la crescita ordinata ed efficiente della produzione elettrica rinnovabile”.

Penalizzati i moduli a terra

L’associazione, in particolare, sottolinea come i vincoli inseriti nella proposta di decreto penalizzino fortemente la realizzazione di impianti fotovoltaici con moduli a terra in aree classificate agricole, “poiché tali vincoli si applicano anche ad aree compromesse o di scarso interesse per l’uso agricolo perché in prossimità di strutture produttive o di infrastrutture. Come se non bastasse, i vincoli si applicano anche a tutte le aree classificate agricole già dichiarate idonee dall’articolo 20, comma 8, del decreto legislativo 199/2021”. Limitazioni che, osserva Italia Solare, dovrebbero essere riservate alle aree diverse da quelle idonee e alle aree non idonee.

La nota di Gis - Gruppo impianti solari

Perplessità analoghe aveva espresso qualche giorno anche Gis - Gruppo impianti solari, associazione che riunisce dieci aziende con oltre 500 addetti del settore fotovoltaico. “Con questo decreto il governo sta facendo a livello nazionale quello che negli anni scorsi diverse Regioni hanno tentato di fare con regolamenti o leggi regionali”, si legge nella nota diffusa da GIS.

Senza successo perché le Regioni “non avevano il potere di introdurre limitazioni alla realizzazione di nuovi impianti andando in contrasto con la legge nazionale”. Se ogni Regione, osserva l’associazione, “stabilisse un’obbligatorietà per tutti i Comuni di dedicare il 3% del loro territorio all’istallazione di rinnovabili, si risolverebbero molti problemi autorizzativi all’origine”: ogni comune “indicherebbe le aree non idonee per questioni di vincoli archeologici, paesaggistici, faunistici e su tutte le altre aree si applicherebbe l’iter semplificato di autorizzazione”.