Energia in sharing per la comunità

comunità energetiche senec
Vito Zongoli, Managing Director di SENEC

Le comunità energetiche rinnovabili sono tra gli esiti più virtuosi scaturiti dalla tendenza alla condivisione di beni e servizi che caratterizza la contemporaneità solcata dal cambiamento climatico. Nel concreto si tratta di un fenomeno che, come spiegato da ENEA, consente a un insieme di soggetti di collaborare con l’obiettivo di “produrre, consumare e gestire l’energia attraverso uno o più impianti energetici locali”. Ogni comunità ha le proprie caratteristiche specifiche, ma tutte sono accomunate da uno stesso scopo: autoprodurre e fornire energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri.

I vantaggi di una comunità energetica rinnovabile e quelli dell’autoconsumo collettivo (altra tipologia di comunità verde, ma più ristretta nel numero di utenti che producono e beneficiano dell’energia finale) sono molteplici e includono l’aumento dell’uso di energie pulite e rinnovabili, il risparmio in bolletta, la riduzione dei costi di distribuzione dell’energia, un maggiore bilanciamento della rete elettrica e la generazione e gestione distribuita dell’energia.

Anche l’accumulo è condiviso

Dal momento che l’incremento dell’autoconsumo e dell’autosufficienza rappresenta il fulcro della comunità energetica, i vantaggi che ne derivano sono molteplici, sia a livello economico sia ambientale. Inoltre, il concetto di green communities è strettamente correlato a un tipo particolare di energia rinnovabile, ovvero quella prodotta dai sistemi fotovoltaici con accumulo. Nella Guida alle Comunità Energetiche di ENEA si legge infatti che “l’energia è considerata condivisa per l’autoconsumo istantaneo anche attraverso sistemi di accumulo. Per promuovere l’utilizzo di sistemi di accumulo e la coincidenza fra produzione e consumo, è stata stabilita una tariffa di incentivo, per remunerare l’energia autoconsumata istantaneamente”.

Autoconsumo fino al 100%

I sistemi di accumulo permettono di conservare l’energia prodotta e non consumata all’interno di batterie, per poi utilizzarla in tutte quelle circostanze in cui il fotovoltaico non sta lavorando (es. durante la notte o durante una giornata nuvolosa). Questo consente di arrivare a una quota di autoconsumo fino all’80% del fabbisogno energetico di un nucleo familiare medio. Per arrivare al 100% e massimizzare quindi l’autoconsumo, interviene il concetto di Energy Sharing e della comunità energetica. In pratica l’energia in esubero, quella cioè che eccede la capacità delle batterie e il consumo diretto, viene condivisa e resa disponibile per chi ne ha necessità.

Incentivi per le CER

Attualmente le comunità energetiche possono beneficiare di due tipologie di incentivi: l’incentivo per l’energia autoconsumata o condivisa, una tariffa del MISE fissa per 20 anni, e la tariffa di ritiro o di vendita al mercato.

Sparse per il territorio nazionale si possono contare al momento circa 2.271 comunità elettriche e altri 38 comuni alimentati al 100% da fonti rinnovabili. Si tratta di esempi virtuosi in cui delle realtà più o meno piccole sono riuscite a concretizzare la condivisione energetica, dimostrando così la fattibilità e la convenienza di questo nuovo modello utile alla transizione dalle fonti fossili tradizionali alle energie rinnovabili.

Tuttavia, il cammino per una più ampia diffusione delle comunità energetiche è ancora lungo e dipenderà in massima parte dalla volontà che avrà il prossimo Governo di attuare una strategia volta ad aumentarne la presenza sul territorio. A questo proposito in Italia sono presenti, allo stato effettivo e a quello potenziale, alcuni incentivi e delle detrazioni fiscali specifiche che potrebbero alleggerire la spesa per le realtà locali che volessero iniziare ad autoprodurre la propria energia.

Le detrazioni fiscali

Per quanto riguarda le detrazioni fiscali, anche gli impianti fotovoltaici al servizio delle Comunità Energetiche possono usufruire delle detrazioni fiscali previste per il fotovoltaico (il Bonus Casa 50% e il Superbonus 110%) e accedere anche ai fondi del PNRR. Questi fondi, che, in base alla Missione 2 del Piano di ripresa nazionale, ammontano a 2,2 miliardi, in questi mesi hanno fatto particolarmente discutere per la loro inattività. A questo proposito più di 40 organizzazioni hanno lanciato un appello al Governo chiedendo i decreti attuativi che permetteranno a tante comunità di prendere parte più agevolmente alla transizione ecologica/energetica in atto.

RED II, IEM, Decreto Milleproroghe: i riferimenti normativi

Attualmente la legislazione che regola i fenomeni delle comunità energetiche e dell’autoconsumo collettivo risponde a livello europeo alla direttiva RED II (Renewable Energy Directive 2018/2021) e alla IEM (Directive on Common rules for the internal market for electricity 2019/94) contenuti entrambi nel pacchetto di misure europeo Clean Energy for all European Package (CEP). La regolamentazione nazionale in materia di comunità energetiche e autoconsumo collettivo è stata introdotta invece dal Decreto Milleproroghe e, più recentemente, dal D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 199 con cui è stata recepita la Direttiva RED II.

 

Questo articolo è stato pubblicato sul numero di settembre 2022 di Energia&Mercato