Efficienza energetica, Italia tre volte più lenta della media europea

Energy Efficiency Report 2023
Federico Frattini, Vicedirettore dell’Energy&Strategy

Nel 2022 nel nostro paese sono ripartiti gli investimenti nell’efficienza energetica, cresciuti del 19% in ambito civile e del 14% in quello industriale. Il dato emerge dall’annuale Energy Efficiency Report redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano.

L’ambito civile

Dallo studio emerge che il settore civile ha investito 10,6 miliardi di euro, solo in quarto dei casi in soluzioni di building automation. La spesa ha infatti privilegiato le caldaie a condensazione e gli impianti fotovoltaici, spinti dai bonus edilizi: soluzioni certamente virtuose sul fronte della decarbonizzazione, ma non altrettanto utili per contenere e razionalizzare i consumi.

L’industria

L’industria ha speso invece 2,2 miliardi, con una crescita in linea con il triennio 2016-2019, scegliendo impianti di cogenerazione e fotovoltaico. Una quota più modesta seppur in crescita (+22,3%) è stata impegnata nelle tecnologie digitali per il monitoraggio e la riduzione dei consumi, tra cui la sensoristica e le piattaforme di gestione dei dati. Si tratta di soluzioni abilitanti per l’efficienza energetica, per le quali, tuttavia, non sempre le imprese hanno le competenze necessarie.

Il ruolo delle Pmi

Commenta il Vicedirettore dell’Energy&Strategy, Federico Frattini: «A oggi gli investimenti riguardato prevalentemente gli impianti fotovoltaici, che le famiglie e le imprese hanno scelto come soluzione più rapida e concreta per il contenimento di costi energetici lievitati a dismisura. Invece è necessario un approccio multi-tecnologico fatto di elettrificazione, fonti green e soluzioni digitali per la gestione intelligente dell’energia, altrimenti non razionalizzeremo i consumi e non centreremo gli obiettivi europei sempre più stringenti, soprattutto in ambito residenziale. Fondamentale il ruolo delle Pmi, che vanno messe in grado di apprezzare i vantaggi del digitale».

In forte ritardo sul digitale

Nel complesso l’Italia, favorita anche dal clima mite, mostra un buon livello globale di efficientamento energetico, attestandosi al 14° posto tra i 27 paesi UE (stime progetto Odysee Mure), con un rapporto consumi/PIL inferiore dell’11% rispetto a quello europeo nel 2021.

Tuttavia, considerando il periodo 2013-2021, il miglioramento è tre volte più lento rispetto alla media europea. Lo stesso aumento dei costi energetici a cui si deve la ripresa degli investimenti, infatti, ha limitato la capacità di spesa di imprese e famiglie, che hanno preferito orientarsi verso tecnologie di produzione di energia da fonte rinnovabile rispetto a soluzioni digitali e intelligenti che rappresentano la vera chiave di volta per monitorare i consumi e ridurli.

Fondamentali le tecnologie smart

«La decarbonizzazione dell’edilizia deve passare attraverso un approccio multi-tecnologico fatto di elettrificazione, efficienza, fonti energetiche green e gestione intelligente dell’energia. Pompe di calore e sistemi BEMS (Building Energy Management Systems) rappresentano elementi fondamentali in questa transizione. Non si può prescindere dalla componente digitale, da soluzioni smart in grado di offrire, tramite l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale e machine learning, diagnosi, analisi dei dati e predizioni che non solo ottimizzino l’uso dell’energia, ma contribuiscano al benessere degli occupanti. Sia negli gli edifici civili che in quelli industriali», continua Frattini.

Mantenere e correggere gli incentivi

Nei prossimi 5 anni, sottolinea il report, le soluzioni digitali avanzate passeranno dall’attuale 11% al 27% del totale degli investimenti delle imprese, e in ambito residenziale dall’8% al 16%.

«Per favorire questa trasformazione vanno mantenuti gli incentivi, che però devono essere in qualche caso corretti, razionalizzati (ce ne sono troppi e in conflitto) e resi stabili, come auspicano gli operatori del settore», chiosa Frattini.

Gli investimenti delle famiglie

Una survey condotta da Energy&Strategy su 2.500 cittadini rivela che negli ultimi 5 anni solo il 38% delle famiglie ha installato soluzioni di efficienza energetica come caldaie a condensazione e illuminazione LED pompe di calore o impianti rinnovabili, con una spesa media di circa 10.000 euro: colpa della difficoltà di accesso al capitale e delle lungaggini burocratiche e, più di recente, le modifiche del Superbonus.

Uno sguardo al futuro

La percentuale, tuttavia, è destinata a salire al 59% nei prossimi 5 anni, trainata dalla necessità di ridurre i consumi. In particolare, gli impianti fotovoltaici usciranno più che raddoppiati e i sistemi di accumulo e di solare termico più che triplicati, a scapito dei sistemi di illuminazione efficiente (-18%) e delle caldaie a condensazione (-17%).

Crescerà l’importanza delle pompe di calore, che presentano una serie di vantaggi (elevata efficienza, semplicità, adattabilità) e che in prospettiva possono giocare un ruolo importante per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione nell’edilizia attraverso l’elettrificazione dei consumi energetici per la climatizzazione, in particolare nel settore residenziale.

Le industrie

Secondo gli energy manager delle 250 imprese manifatturiere intervistate nella survey, le barriere economiche (tempi eccessivi di ritorno) e burocratiche (incertezza del quadro normativo) frenano gli investimenti, soprattutto nell’ambito delle soluzioni hardware.

Nel 2022 gli interventi di efficienza hanno riguardato il processo produttivo e l’illuminazione a LED, che insieme hanno superato il 50% del totale, mentre nel 2023 l’84% delle aziende dichiara che installerà nei propri siti produttivi un impianto fotovoltaico.